23-10-2017
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27/09/2017 -

Cronaca/

Modica, donne d’affari: tre arrestate per usura

Brafa Eleunora

I Carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per i reati di usura aggravata in concorso, illecita attività d’intermediazione finanziaria senza iscrizione negli albi e minaccia aggravata: Eleonora Brafa, 40 anni, Giovanna Imbergamo 62 anni, Maria Concetta Neri, 59 anni. L’attività d’indagine iniziò nel giugno 2016 a seguito del suicidio di Guglielmo Delibera, trovato morto per impiccamento nella sua casa di Marina di Modica, già direttore delle Poste di Scicli. Gli inquirenti riscontrarono numerosi contatti del defunto con Maria Concetta Neri, una delle donne sottoposte a misura cautelare e designata dalle fonti quale soggetto dedito a prestare denaro a tassi usurari. Dallo sviluppo degli elementi investigativi è emerso il ruolo delle tre donne, di cui due sono madre e figlia. I reati contestati sono frutto della costituzione di un radicato sistema di concessione di prestiti di denaro a tassi di interesse usurari. Sfruttando lo stato di bisogno di soggetti meno abbienti che versavano in disastrose condizioni economiche e stretti dalla necessità di avere somme di denaro per far fronte a pregressi debiti, essendo protestati, le tre donne si sono poste quali punto di riferimento per tali persone al fine di elargire crediti e prestiti facili, pretendendo un tasso di interesse oscillanti dal 20% sino ad arrivare al 60%. Per gestire i loro affari illeciti e per convincere le vittime ad onorare i debiti, le tre donne non esitavano a ricorrere a pesanti minacce facendo riferimento anche all’intervento di “amici di Catania”, ricordando loro che comunque: “dietro le donne ci sono gli uomini”. Le tre donne erano dedite non solo ai prestiti usurari tradizionali ma, come emerso anche nel corso dei dialoghi intercettati, anche ad un’attività di mediazione creditizia e quindi finanziaria illecita. In particolare il meccanismo attuato dalle tre donne verteva nel procacciare clienti da condurre ad alcune finanziarie da loro prescelte, per far sì che ottenessero dei prestiti che le vittime non potevano regolarmente ottenere in quanto già protestate o considerate “cattivi pagatori”. In cambio per aver fatto ottenere loro il prestito, ricevevano esosi compensi in denaro i quali venivano corrisposti a tasso usuraio. Le vittime dunque, corrispondevano una percentuale in denaro per il solo fatto di aver ottenuto il prestito, somma che alimentava il costo del prestito stesso facendolo diventare a tasso usurario. È emerso ancora che per portare a buon fine le pratiche dei finanziamenti le stesse, mantenevano contatti con alcuni impiegati di fiducia presso le finanziarie ai quali erogavano delle ricompense in denaro provenienti dalle somme che gli usurati versavano. Gli impiegati infatti riuscivano per brevi periodi, ad “oscurare” le posizioni creditizie delle vittime in modo che non venissero messe in evidenze il loro stato debitorio. Le risultanze delle indagini convalidate dall’Autorità Giudiziaria hanno fatto emergere una importante attività usuraria che ha fatto registrare un cospicuo volume di affari illeciti, che nel periodo in questione può essere certamente quantificato in circa 100.000 euro.

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