19-01-2018
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Archivio della categoria: Cronaca

Ragusa, rimesso in libertà l’operaio dell’Enelgas

E’ stato rimesso in libertà dal pm Monica Monego l’operaio arrestato mercoledì mattina. Il magistrato, visto lo status di incensurato, ha chiesto al gip la convalida a piede libero. Il reato ipotizzato è la concussione. L’indagato è Franco Elio Arancio, gelese di 56 anni, residente in città, tecnico dell’Enelgas. Qualche giorno fa, un carabiniere in pensione, dopo avere inoltrato richiesta di allaccio alla rete metano, ha ricevuto la visita dell’operaio. Questi, dopo un sopralluogo, gli ha fatto capire che ci sarebbero stati dei problemi, ma anche che, se gli avesse dato 300 euro, poteva avere un contatore dell’azienda completo di staffa, da installare anche al 3° piano di casa, invece del piano terra, come previsto dalle norme. Il pensionato ha subdorato subito che qualcosa non quadrava, ha rimandato l’appuntamento all’indomani ed ha chiamato i carabinieri.

Ragusa, operazione antidroga “Rewind”: udienza preliminare

Al via venerdì mattina, davanti al gup Marina Rizza, l’udienza preliminare per ventisette indagati finiti in cella nel febbraio scorso nell’operazione antidroga “Rewind”. L’udienza è stata dedicata alla richiesta di riti alternativi. Il gruppo dei ragusani ha chiesto di patteggiare la pena ottenendo il consenso dal pm Lucio Setola, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania. La pena dovrebbe essere omologata il 16 dicembre. Per le altre posizioni, i lavori sono stati aggiornati al 25 novembre. Il blitz è stato messo a segno dalla Squadra Mobile che ha sgominato un gruppo in città, capitanato da Giulio Tumino, 46 anni, ragusano, arrestato assieme ad altre 15 persone, mentre un altro gruppo è stato arrestato a Catania. Secondo l’accusa, al fianco del capo operavano Rosario Gulino, 27 anni, e la compagna Francesca Chillano, 26 anni, (l’unica donna del gruppo). I due uomini sono accusati di essere i promotori del gruppo. Per questa ragione hanno chiesto di patteggiare la pena a 3 anni di reclusione per il reato associativo di spaccio di droga di lieve entità. Gli imputati, infatti, secondo quanto emerso, erano spacciatori, ma anche, consumatori, sicché cedevano solo parte della droga acquistata. Un gradino più sotto la Chillano, che si occupava anche del recupero crediti. Salvatore Attardi, 26 anni, secondo l’accusa, era uno dei corrieri, mentre Giorgio Firrincieli, 28 anni, è accusato di essere l’addetto allo spaccio. Per Chillano, Attardi e Firrincieli è stata patteggiata una pena pari a due anni di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Coinvolto nel blitz del primo febbraio anche Vincenzo Manciagli, 30 anni, nato ad Acireale ma residente a Ragusa, rimesso in libertà da qualche giorno dal Tribunale della libertà e che ha dichiarato al gip che nel 2006, ovvero ai tempi dell’inchiesta, era consumatore di droga ma di avere cambiato vita. L’operazione “Rewind”, conclusasi con 35 arresti (4 destinatari dell’ordinanza firmata dal gip Laura Benanti sono irreperibili) e 45 denunce (22 a Ragusa e 23 nel Catanese), conferma l’ingente spaccio di droga di vario tipo. In provincia il rinvio a giudizio è stato richiesto anche per un latitante, G.M. di 29 anni, sciclitano.

Scoglitti, muratore arrestato per spaccio di eroina

Ancora un arresto per droga, questa volta a Scoglitti, dove i carabinieri hanno ammanettato un muratore 23enne modicano, residente a Pozzallo, per il reato di detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente, in quanto sorpreso a cedere eroina a due giovani pozzallesi. Sono stati i militari a notare, in via Livorno, una Fia Uno con a bordo tre giovani. Li hanno fermati, ed uno dei tre è scappato. Il giovane è stato fermato poco dopo: si era appena disfatto di una siringa. Il giovane poi arrestato, invece, ha tentato di disfarsi di due grammi di eroina che avrebbe dovuto cedere ai due che erano con lui.

Illecito smaltimento rifiuti speciali a Santa Maria del Focallo, convalidato sequestro preventivo di un ristorante pizzeria

Il giudice per le indagini preliminari di Modica Patricia Di Marco ha convalidato il sequestro preventivo di un ristorante pizzeria in contrada Santa Maria del Focallo, la cui proprietaria, C.C. di anni 53, era accusata del reato di smaltimento illecito di rifiuti speciali. Secondo l’accusa, le acque reflue che provenivano dalla cucina e dai servizi igienici venivano indebitamente scaricate, attraverso una condotta sotterranea abusiva, all’interno del canale cementificato di convoglio acque in gestione al Consorzio di Bonifica numero 8 di Ragusa. Le indagini dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e coordinate dal procuratore capo di Modica, Francesco Puleio erano state curate dalla Capitaneria di porto di Pozzallo.

Processo Modica Bene, la Procura chiede di ascoltare Arrabito, il giudice dice di “no”

Nel processo “Modica bene”, all’udienza di giovedì, il giudice Patricia Di Marco ha respinto le richieste del pm Francesco Puleio di ascoltare l’imputato Bruno Arrabito in ordine alle dichiarazioni spontanee da questi rese nel giugno scorso e di trascrivere il contenuto delle conversazioni intercettate dallo stesso. Il giudice ha ritenuto che tali prove non potessero essere acquisite perché l’attuale fase processuale (rito abbreviato e discussione dell’udienza preliminare) non consente la modifica del perimetro probatorio a disposizione del Decidente. Il pm aveva sostenuto che, trattandosi di dichiarazioni rese da uno degli imputati di concussione e riciclaggio, il quale ammetteva i fatti ascrittigli e chiamava in correità altri imputati, le stesse non dovessero comunque andare disperse, ma potessero venire utilizzate dal giudice. Il giudice non ha condiviso tale impostazione, rigettando, come detto, le richieste e disponendo procedersi nella discussione dei difensori. Il processo proseguirà il 10 e il 25 novembre per le ultime arringhe degli avvocati e per la decisione del giudice. Il processo Modica Bene vede coinvolti gli ex vertici dell’Udc modicano, fra cui l’ex sindaco Piero Torchi e l’ex deputato Peppe Drago.

Ragusa, arrestato dipendente di una ditta gas per concussione

I Carabinieri lo hanno arrestato per concussione. In manette il tecnico di una ditta di erogazione del gas. Si tratta di Elio Franco Arancio (nella foto) 56 anni, gelese ma residente a Ragusa. I fatti risalgono a qualche giorno fa quando un pensionato ha chiesto alla ditta l’allaccio del gas. Come prevede la prassi è venuto in casa il tecnico per il sopralluogo necessario al preventivo. Dal momento che il tubo arrivava all’altezza del balcone, poteva essere più comodo avere il contatore lì. Un’operazione non consentita, ma con trecento euro il tecnico avrebbe potuto “aiutare” l’anziano. Questi, insospettito dalla proposta, dal momento che i tecnici non possono prendere soldi dagli utenti che pagano direttamente all’azienda, si è rivolto ai Carabinieri. I militari hanno organizzato l’operazione: si sono fatti consegnare i trecento euro dal pensionato, li hanno fotocopiati e riconsegnati. Il giorno seguente sono entrati in azione. Un militare si è nascosto nell’androne dell’abitazione, in via Collodi, mentre altri si sono appostati fuori. Dopo pochi minuti è arrivato il tecnico con il furgone dell’azienda, ha preso i soldi e stava consegnando un vecchio contatore al pensionato. Ma lì sono scattate le manette. Addosso aveva 1.300 euro: i militari stanno cercando di capire se l’uomo avesse fatto altri “favori” simili. Per questo invitano quanti avessero ricevuto richieste simili a rivolgersi al Comando.

AVEVA UN CHILO DI COCA, ARRESTATO UN TUNISINO

E’ stato fermato con un chilo di cocaina addosso nei pressi della stazione dei pullman in via Zama a Ragusa. Si tratta di Mohamed Al Amher, tunisino di 19 anni, in regola con il permesso di soggiorno. Il giovane, residente a Ragusa, appena rientrato in bus da Roma, si aggirava con fare sospetto quando è stato fermato dalla Polizia. Alla vista degli agenti ha tentato la fuga, ma è stato bloccato dai poliziotti della divisione anti droga della Squadra Mobile. Nello zainetto aveva un involucro avvolto con foglie di menta e di caffè, probabilmente per sfuggire ai controlli dei cani anti droga. Dentro l’involucro c’erano 1.036 kg di droga. Le analisi stanno accertando se si tratta solo di cocaina o anche di altre sostanze, dal momento che con la base della caffeina pura (che in Italia non si trova) si formano le meta anfetamine. Un sequestro insolito, che sta facendo ampliare le indagini per capire se altre sostanze fossero state portate qui per una successiva trasformazione. Il giovane era arrivato in aprile con gli sbarchi dalla Tunisia, quando erano stati concessi i permessi umanitari. Era quindi in regola. In casa sua c’era un connazionale clandestino, che è stato espulso.


Acate, sequestrato caseificio abusivo La Polstrada denuncia un gelese

La Polizia Stradale di Ragusa e di Vittoria ha sequestrato un caseificio abusivo e denunciato alla Procura di Ragusa un gelese di 48 anni, residente a Vittoria, per vendita di prodotti pericolosi per la salute. L’attività investigativa è nata da un controllo effettuato sulla strada provinciale nr. 2 per Acate al conducente di un furgone che trasportava dei latticini. Il mezzo era privo di assicurazione. Alla richiesta di fornire i documenti della merce trasportata il conducente, un gelese di anni 48, residente a Vittoria, non era in grado di fornirli, nonostante avesse all’esterno reclamizzato il nome di un caseificio di Acate. Il mezzo era privo di adeguata coibentazione ed all’interno, la merce trasportata, consistente in decine di chili di vari formaggi, era invasa da moscerini e mosche, senza alcuna certificazione sull’origine, motivo per cui è stato posto sotto sequestro in quanto pericolosa per la salute pubblica. Vi era anche del latte privo della tracciabilità del quale il proprietario non forniva alcuna notizia sulla provenienza. Gli agenti hanno richiesto la collaborazione del personale del Dipartimento di Sanità veterinaria del distretto di Vittoria, con il quale hanno proceduto alla verifica dei locali del caseificio accertando che era privo di ogni autorizzazione. All’interno dello stesso vi erano altri latticini, anche questi privi di tracciabilità, che sono stati sequestrati dai medici del Dipartimento che hanno eseguito contestualmente al prelievo dei campioni al fine di procedere alle analisi di laboratorio. Il fermato è stato denunciato alla Procura di Ragusa anche per guida senza patente, in quanto, con false denunce di smarrimento (sapeva che gli sarebbe stata revocata la patente a seguito di condanna) era materialmente in possesso di due patenti e così aveva guidato per 9 anni.

Fera diffamato, condanna per Andolina

L’ex cancelliere dirigente del Tribunale di Ragusa, Ignazio Andolina, è stato condannato dal Tribunale di Messina con sentenza del 26 ottobre alla pena di sette mesi di reclusione, pena sospesa, per diffamazione aggravata in danno di Agostino Fera, già procuratore della Repubblica di Ragusa, per articoli pubblicati sul sito internet gestito da Carlo Ruta, già condannato a otto mesi di reclusione per lo stesso reato.

Vittoria, condannato il rapinatore di una gioielleria in pieno centro cittadino

Alle venti del 26 aprile scorso aveva messo a segno una rapina in una gioielleria, poco dopo mezz’ora veniva arrestato. Mercoledì è stato condannato ad un anno ed otto mesi di reclusione dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa. Si tratta di Giovanni Refano, 24 anni, vittoriese, incensurato ma già conosciuto dalla polizia, finito in cella dopo aver compiuto un colpo da milletrecento euro ai danni della “Oro Bank” di via Ruggero Settimo, in pieno centro cittadino. Arraffato il bottino, il rapinatore si era dileguato a piedi per le vie limitrofe. La descrizione fornita dalla commessa (l’unica presente in negozio al momento del colpo) fa ricadere i sospetti su Refano, e due agenti del Commissariato si mettono subito sulle sue tracce e poco dopo lo arrestano. Gli è stata concessa la sospensione condizionale.

Condannato comisano detentore di droga

Nascondeva sotto un cumulo di pietre, nei pressi del proprio ovile, in contrada Manco a Comiso, un sacchetto di plastica contenente mezzo chilo di cocaina. A scoprirlo, nel settembre dell’anno scorso, sono stati gli agenti di polizia che lo hanno arrestato. Concetto Errigo, 48 anni, di Comiso, è stato condannato a sei anni ed otto mesi di reclusione dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, al termine del processo col rito abbreviato. Il pm Serena Menicucci aveva chiesto la condanna di Errigo, sorpreso mentre stava prelevando la sostanza stupefacente, alla pena di otto anni di carcere. Per il minimo della pena, con la concessioni delle attenuanti generiche, si è pronunciato l’avvocato difensore, tesi accolta dal gup. Errigo ha beneficiato anche dello sconto di un terzo per la scelta del rito abbreviato. L’uomo era accusato di detenzione e spaccio di droga ma anche di violazione della sorveglianza speciale. Secondo gli inquirenti era un grossista di droga che acquistava in contanti, avendo grosse disponibilità economiche grazie all’attività di allevatore di bestiame. La droga sequestrata avrebbe fruttato circa 100 mila euro, visto che si trattava di cocaina allo stato puro. E su una Nissan Micra, a bordo della quale si era recato sul posto, i poliziotti hanno trovato altri 60 grammi di cocaina. Infine, presso la sua abitazione di Comiso, è stato sequestrato un bilancino di precisione. Concetto Errigo il 16 gennaio 2004 era stato arrestato, nell’ambito dell’operazione antimafia “Fiori d’arancio”, per avere favorito la latitanza di un boss nisseno.

Iniziato il processo per la morte delle due bambine tunisine annegate in una piscina a Marina di Ragusa

Prima udienza mercoledì mattina davanti al gup del Tribunale per la morte di Ameni ed Amira Jelijel, le bimbe tunisine di sette e undici anni annegate in una piscina in contrada Castellana Vecchia, a Marina di Ragusa, nell’ottobre di tre anni fa. Davanti al giudice Claudio Maggioni, l’udienza è iniziata con la deposizione delle indagini difensive prodotte dall’avvocato Michele Sbezzi, legale della persona indagata per omicidio colposo plurimo, una settantacinquenne ragusana, G.A., proprietaria della piscina. Visto il fatto nuovo, l’udienza è stata rinviata all’11 gennaio dell’anno prossimo. La parte civile (la famiglia delle vittime), rappresentata dall’avvocato Enrico Platania, ha chiesto, infatti, i termini a difesa. Una tragedia che si è consumata in pochi minuti quella che è costata la vita a due ragazzine di 9 e 12 anni, figlie di una coppia di tunisini da tempo residente a Marina di Ragusa. Le bimbe sono annegate, poco dopo le 19 dell’ottobre 2008, all’interno di una piscina dismessa in contrada Castellana Vecchia, utilizzata per la raccolta di acqua dalla famiglia che l’aveva avuta in uso dalla donna per cui lavorava nelle serre vicine. La piscina, di circa venti metri quadrati, alta circa due metri, era piena per poco più della metà. L’acqua non era potabile, quindi, è probabile che le bimbe siano cadute mentre giocavano sui bordi. Probabilmente, prima è caduta una delle due e, poi l’altra, nel tentativo di recuperarla, vi è finita dentro.

La Polizia recupera furgone con merce rubata, ma gli agenti rischiano di essere schiacciati dal mezzo

Un grosso quantitativo di merce rubata è stato recuperato dalla Polizia. E’ accaduto nella notte tra martedì e mercoledì, lungo la Ragusa – mare, nei pressi della Palazzola. Intorno alle 3 del mattino, una volante ha fermato un autocarro con tre persone a bordo. All’alt della Polizia, però, il mezzo non si è fermato. Dopo alcuni chilometri l’autocarro ha imboccato una stradina dissestata. Fermato il mezzo, i tre sono usciti dallo stesso fuggendo a piedi per le campagne circostanti. Prima di fuggire hanno lasciato il mezzo a folle, tant’è che per poco non ha distrutto l’auto della Polizia. Gli agenti sono stati bravi a dirottarlo e farlo schiantare contro un muro. I tre non sono stati rintracciati: il mezzo era stato rubato il mese scorso a Barcellona Pozzo di Gotto. All’interno c’erano alcune biciclette, una motozappa, dei generi alimentari, parte dei quali rubati poco prima in contrada Camemi.

40 KG DI MARIJUANA PRONTA PER LO SPACCIO ARRESTATI TRE SCICLITANI

Droga sotto copertura. Ben 40 chilogrammi di marijuana sono stati sequestrati dalla Polizia. La droga era nascosta in un’azienda agricola situata in contrada Barone, a Scicli. Il nascondiglio della sostanza stupefacente utilizzato da un gruppo criminale, formato da un pregiudicato di Scicli, con precedenti specifici, Pieruccio Boschi, 56 anni, boss del sodalizio criminale e da due fratelli incensurati, Carmelo ed Emilio Tudisco anche loro sciclitani, imprenditori agricoli, è stato scoperto nel corso di un’operazione di perlustrazione da parte della Polizia. La droga era già essiccata e suddivisa in panetti, ciascuno del peso di due chilogrammi, pronta per essere immessa nel mercato illecito. A incastrare i tre, i sospetti e frequenti movimenti notturni dei due imprenditori agricoli, e la loro frequentazione con il pregiudicato. I 40 chilogrammi avrebbero fruttato al sodalizio ben 200 mila euro. In conferenza stampa, mercoledì mattina, alla Procura di Modica, alla presenza del Procuratore Francesco Puleio e del Questore Filippo Barboso, il capo della Squadra Mobile iblea, Francesco Marino ha sottolineato che si è trattato di un sequestro record, per quantitativo, nel corso del 2011. I tre sono stati tradotti nel carcere di Modica e nelle prossime ore verrà inoltrata la richiesta per la convalida del loro arresto.

Vittoria, controlli e multe

Fine settimana di controlli nell’Ipparino da parte della Polizia che ha identificato oltre 60 persone ed elevato 5 sanzioni ai sensi del codice della strada per mancato uso del casco nella guida di ciclomotori e per mancanza di revisione o di assicurazione nella guida di autovetture. Due cittadini stranieri, uno algerino e l’altro tunisino, sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per ricettazione in concorso. I due sono stati sorpresi dalla Volante mentre percorrevano le vie cittadine portando a mano un ciclomotore che era privo di benzina. Il motorino era stato rubato il mese scorso ad uno sciclitano.

Abbandona i figli minorenni, denunciata vittoriese

“Lasciami stare e non cercarmi più”. Un sms di questo tipo per chiudere una relazione, lasciandosi alle spalle marito e figli. Questa almeno la versione dell’uomo che l’ha denunciata per abbandono di minori. L’episodio è avvenuto lo scorso fine settimana a Vittoria. Protagonista una trentenne che avrebbe lasciato soli in casa i due figli, uno di undici anni, l’altro di sedici mesi, e sarebbe andata via, mentre il marito era al lavoro. Al suo ritorno ha trovato i figli da soli ed ha chiamato la Polizia. I due figli stavano bene ed erano abbastanza tranquilli. Saranno le indagini a chiarire meglio i contorni della strana vicenda.

Denunciata venditrice ambulante per oltraggio e minacce

Un’ambulante vittoriese è stata deferita alla Procura della Repubblica per minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. La donna, F.G., 47 anni, nel corso delle operazioni di assegnazione dei posti-vendita presso l’area del piazzale antistante al polisportivo comunale di contrada Caitina, non gradendo l’area che le era stata destinata, ha preso a inveire nei confronti degli operatori di polizia municipale del nucleo operativo annonario che in quel momento stavano operando l’assegnazione, come predisposto dall’ufficio Commercio del Comune in conformità a delle selezioni e direttive ben definite. L’ambulante, alla presenza di numerose persone, ha minacciato gli ufficiali di polizia giudiziaria profferendo, nello stesso tempo, nei loro confronti frasi “pesanti” e offensive.

Condannato comisano sorvegliato speciale

E’ stato condannato dal gup a cinque mesi e venti giorni di reclusione Carmelo Ricca, 43 anni, arrestato la settimana scorsa per guida senza patente che gli era stata revocata in quanto sorvegliato speciale e sottoposto all’obbligo di soggiorno nella città natale, ovvero Comiso. Ricca è stato sorpreso dagli agenti di polizia alla guida di un camion. La sentenza è stata emessa dal giudice di Ragusa, Ivano Infarinato. Ricca, già dopo l’udienza di convalida dell’arresto, è tornato in libertà col solo obbligo di soggiorno a Comiso. L’uomo, negli anni scorsi, era rimasto coinvolto in alcune operazioni di polizia che hanno fatto scattare, successivamen- te, gli obblighi della sorveglianza.

Operazione “Barbershop” Capitina non risponde

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Salvatore Capitina, 43 anni, vittoriese, uno dei due arrestati dagli investigatori della Squadra mobile di Ragusa, in collaborazione con il Commissariato dalla polizia di Stato di Vittoria nell’ambito dell’operazione antidroga “Barbershop”. Secondo l’accusa, Capitina forniva al gruppo operante tra Vittoria e Ragusa la cocaina quando non era possibile reperirla in loco e nell’hinterland milanese, altra piazza sfruttata per fare arrivare la droga pesante in città. L’uomo è comparso lunedì mattina in carcere davanti al gip Claudio Maggioni alla presenza dell’avvocato difensore, ma non ha inteso rispondere. Il ruolo di Capitina è marginale rispetto a quello dell’altro vittoriese, Giovanni Spataro, di 36 anni, Giovanni ‘U Varbieri, indagato per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e hashish.

Pesca all’imbocco del porto di Pozzallo, multato un sub

E’ stato “pescato” dai militari della Capitaneria di Porto di Pozzallo mentre pescava in immersione, senza aver segnalato con il pallone, all’imbocco del porto commerciale. Il sub era in immersione nella zona molto transitata dalle navi mercantili, dai pescherecci e dalle unità di diporto e aveva già preso 2 kg. di pesce quando è stato colto in flagranza di reato e sanzionato con un verbale di 1.000 euro per pesca senza pallone di segnalazione. Sequestrati i 2 kg di pesce. Inoltre, il sub, una volta tornato in auto, ha trovato un altro verbale di 102 euro per ingresso in porto non autorizzato.

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