28-04-2017
Ti trovi qui: Home » Politica (pagina 3)

Archivio della categoria: Politica

COMUNE DI RAGUSA, LA PREPOTENZA GRILLINA COSTRINGE LE OPPOSIZIONI A CHIAMARE LA POLIZIA

 

img-20161231-wa0009L’ultima notte del maledetto 2016, roba da ricordare per noi ragusani. E’ arrivata la Polizia, quella che acciuffa i cattivi e mette ordine, ed ha raccolto la denuncia, disperata e sincera, delle opposizioni, tutte, senza distinguo, senza rivalità, senza le giuste differenze di idealità e provenienza, tutte unite in una sofferenza che doveva essere raccolta da un organismo terzo, imparziale e severo, per avere memoria e traccia del dramma che si stava consumando nella nostra casa Comune. Mai in questa città il filo del dialogo tra le parti politiche per quanto possa essere stato, nel corso della storia, sottile e fragile, era stato spezzato sotto i colpi della violenza del potere, e ora quei giovani che volevamo portatori di entusiasmo costituzionale, di freschezza comportamentale, e a cui Ragusa aveva donato il cuore, la fiducia, la passione, la speranza – i grillini –  hanno massacrato valori e tradizioni forzando la legge, offendendo l’intelligenza e la dignità del consiglio. Le variazioni di bilancio – che da un mese sono l’oggetto misterioso del governo Piccitto intestarditosi nel negare il diritto di conoscenza degli atti calpestando l’unico momento di reale controllo della spesa pubblica che il consiglio comunale esercita – hanno rivelato la pochezza di struttura dei cinquestelle e  la loro coltivata ignoranza che li porta inevitabilmente all’ossequio della giunta, del capo – il primo cittadino – come unica forma rappresentativa di esistenza avendo paura di ascoltare il dubbio che attraversa i loro animi. Lo sapevano, i consiglieri cinquestelle, che l’atto portato in consiglio non camminava ed infatti il 16 dicembre era stato bocciato grazie a qualche fortuita assenza e alla ribellione di una grillina dissidente, e sapevano che riproporlo era insensato ed illegittimo. Lo sapevano perché lo ammettevano nei colloqui privati con i giornalisti – in testa il presidente Antonio Tringali – lo sapevano perchè in queste settimane sono stati interrogati i migliori amministrativisti d’Italia, e ciononostante non hanno avuto la forza morale e politica di dire a Piccitto di fermarsi scegliendo invece corazza ed elmo, quello romano, muscolare, senza domande, senza parola. E’ stata una giornata terribile lì, dentro quell’aula. Ore ed ore di uno scontro struggente: da una parte l’opposizione che chiedeva e richiedeva di dare risposte articolate e piene a quel fiume inarrestabile di ragioni giuridiche in cui l’errore era palese, implorando di poter vedere i conti e gli impegni assunti in bilancio, e, dall’altra, il Palazzo, il sistema, quello dei dirigenti non più servi dello Stato ma braccio operativo dei capricci del comandante in capo, quello che li sceglie e a cui bisogna avere occhio di riguardo e rispetto vero, siculo, che non conosce tentennamenti. Non li hanno prodotti, ed era semplice e possibile, gli elaborati con i numeri; non volevano che qualcuno mettesse il naso in quel che pensiamo sia la naturale miseria della provincia siciliana: qualche manifestazione, qualche festino, la solita carezzina con contributo all’associazione amica, qualche rattoppo tardivo per mancata programmazione, denari risucchiati a comparti ben più seri, ipotizzabile quello dei lavori pubblici, nobili destinazioni che possono prendere altre strade più facili dove si raccoglie consenso. Venti milioni di euro: una cifra che merita attenzione. Ma l’opposizione ha avuto di fronte per nove ore la ripetitività vuota degli apparati che blindavano Piccitto ed è stata costretta a registrare e fissare quella prepotenza facendo bene a chiamare le forze dell’ordine. La Polizia ha raccolto le denunce dei consiglieri di opposizione che saranno trasmesse alla Procura. E’ giusto che si vada avanti, è giusto che il comportamento del segretario generale Dottore Vito Scalogna venga esaminato. E’  giusto stabilire i confini del lecito e del legittimo. Si deve sapere se c’è stato abuso di potere, omissioni di atti d’ufficio, negligenza. La via giudiziaria verrà intrapresa, l’opposizione non potrà più fermarsi, dovrà dare corpo a questa neonata dignità politica. L’arroganza dei grillini – forti di maggioranza e fascisti di sostanza – ha portato al miracolo: una opposizione generosa, e non per capacità spettacolare o eleganza retorica (a nessuno importa – con questa crisi che sta uccidendo la città che ogni giorno vede decine di disoccupati aggiungersi alla schiera dei cittadini perduti nell’incertezza- l’esercizio di stile) che ha sfondato il  muro di rigidità offerto dai cinquestelle penetrando  in uno spazio che supera la contingenza vividissima delle carte negate e che ci proietta in una dimensione di preoccupata riflessione sul mondo cinquestelle purtroppo assolutamente aderente negli usi e costumi a quel che volevamo spazzar via. La richiesta ossessiva degli atti è il tentativo strenuo di riportare il governo Piccitto ad una possibilità di ricostruzione democratica degli assetti che sostengono la città attraverso una condivisione basata sui principi comuni. Non basta a una città  senza speranza  – reggono solo gli statali e i professionisti –  l’ordinaria amministrazione e la stentata manutenzione. Dall’ultima provincia d’Italia infettata dalla speculazione edilizia, dal clientelismo, dall’illusione dell’effervescenza imprenditoriale, serviva una idea più complessa, articolata e visionaria del futuro. Siamo finiti con la tassazione comunale alle stelle, gli assessori che non lasciano il posto da consiglieri, i malumori inghiottiti per le promesse di candidature palermitane e romane, il vomito incessante di pensierini minimi su facebook, ed ora persino il bilancio comunale fatto in casa senza sguardi indiscreti.  Le variazioni di bilancio sono state votate come voleva Piccitto, a scatola chiusa, senza confronto, senza dialogo, senza sforzo morale e intellettivo, senza gusto, senza profondità,  senz’anima. Non si è avuto il piacere – dalle 16 del pomeriggio del 30 dicembre alle  6 del mattino del 31- di sentire la voce dei grillini. E chi non ha parola, non ha pensiero. Che fine ha fatto allora la dissidenza interna, quella che da un anno chiede la testa di Stefano Martorana? Sussurra tra i corridoi, non riesce a tenere il culo in aula, non si espone, non si spinge, mormora, si inzitellisce nel bisbiglio viperigno infruttuoso e antipolitico da comari in giacca e cravatta. Che brutta fine per Stevanato e Agosta che di nascosto brigano e a chiamata rispondono! E’ stata una grande vittoria per le opposizioni questa sconfitta. Si sono battuti come leoni – Iacono, Ialacqua, Migliore, Tumino, Massari e gli altri consiglieri di seconda fila, tutti eroici in questa giornata difficile. L’opposizione è sempre innocente e il potere è sempre arrogante. E’ una delle poche certezze del nostro vissuto democratico. Rafforzare quello stato di debolezza e denunciare la violenza del potere è un esercizio salubre. Lo hanno fatto con orgoglio e tenacia.  Riguardo gli uomini, Tringali dopo questa esperienza da novello tenentino di campo non riuscirà di certo a guardare dritto negli occhi il consiglio nella sua interezza: non rappresenta più tutti gli eletti e le parti della città, non va oltre il suo ombelico. E Piccitto? Che vittoria è la sua? Ha sempre ragione, nei fatti, nel ritenere i suoi un’accozzaglia di imbecilli, ma ormai sfrutta la cosa e ne trae giovamento. Ieri sera in una battuta con un giornalista che gli rimproverava di non aver voluto far crescere il movimento e e di non avere educato i consiglieri ha esclamato con il vigore del quarantenne pieno di sbrigativa energia: -“Provaci tu, se ci riesci! Provaci! ”-  Non c’è alcun turbamento di coscienza, ha preso atto del materiale umano a disposizione ed ha scelto di guardare avanti, oltre come dicono loro. Manterrà il suo posto nel cuore di Grillo. E’ in cima alla lista mentre gli altri amministratori del movimento vanno scacando. Si prospetta fulgida carriera. E a noi? Dal sogno al reparto Celere.

Amministrative a Santa Croce Camerina, sen. Mauro propone le primarie

giovanni-mauro“Il 2017, per il quale faccio i migliori auguri ad ogni cittadino della provincia, sarà un anno importante in particolare per la comunità di Santa Croce Camerina. Importanza su un piano politico, giacché si svolgeranno le amministrative e i cittadini santacrocesi saranno chiamati a scegliere con l’opportuna consapevolezza il nuovo sindaco. Come commissario provinciale di Forza Italia ho la convinzione che il sindaco Iurato e la compagine a targa PD che la sostiene sono i principali avversari della stessa città. Emerge la necessità di avviare un’opera di grande coesione di tutte le forze che in questi anni si sono opposti all’Amministrazione Iurato. Il metodo, a mio avviso, dovrà essere quello delle primarie per scegliere un candidato sindaco unitario che sappia rappresentare la sintesi di tutte le posizioni cittadine. Per questa ragione propongo che, entro il mese di febbraio, si possano celebrare le primarie. Alla base dovrà esserci una condivisione di programmi per presentare ai cittadini santacrocesi un progetto valido di governo, sviluppo economico e welfare. Mi auguro che questo mio appello possa essere colto celermente da chi, in questi anni, ha contrastato le politiche fallimentari del centrosinistra a Santa Croce Camerina ed ha a cuore le sorti delle città e non velleità personali”. Lo dichiara il commissario di Forza Italia per la provincia di Ragusa, sen. Giovanni Mauro.

FEDERICO PICCITTO COME LA RAGGI, URGE TAGLIANDO 

fedIn 48 ore due scoppole per l’amministrazione ragusana e il finimondo a Roma. Cosa accade ai grillini? Dice bene Roberto Saviano commentando l’arresto del fidatissimo della Raggi: siete facilmente infiltrabili e, al contempo, se qualcuno vi critica lo buttate fuori. Tradotto: come fate  così a selezionare classe dirigente e a crescere politicamente? Quadretto trasferibile anche da noi a Ragusa. Se la Raggi rischia di saltare per  aria per il caso Romeo – un funzionario dipendente del Comune di Roma assunto a tempo indeterminato che ricorre all’istituto dell’aspettativa per poi essere riassunto dal medesimo ente a tempo determinato con un contratto di dirigente  col conseguente vantaggio economico dello stipendio più che triplicato – non mettiamoci il prosciutto sugli occhi: Piccitto a Ragusa si è comportato allo stesso modo. Stiamo parlando del concorso per l’individuazione del dirigente per l’ufficio del gabinetto del sindaco. C’era un funzionario, il Dottore Toti Scifo già in organico nello stesso ufficio del sindaco, che partecipa al concorso e lo vince dopo aver superato brillantemente un colloquio (ricordiamoci la formuletta dell’incarico non solo per i titoli, ma per fiducia). Scifo quindi si mette in aspettativa e viene riassunto come dirigente passando da uno stipendio di 35 mila euro a 100 mila euro l’anno. Nessuna denuncia alla Procura, nessun interessamento alla Corte dei Conti, nessuna azione forte da parte dell’opposizione. Solo un “io lo sapevo, l’avevo detto che c’era già un vincitore”  consegnato alla stampa dal consigliere di Città che si esaurisce in infeconda vanità senza riuscire a dar seguito ad una vicenda che è invece di rilevanza profonda e non solo per i peccati amministrativi. Serve quindi che i fatti siano distesi per bene per poi osservare lo stato del nostro governo locale. Piccitto entra a Palazzo, primo anno di entusiasmo, prime difficoltà, apparati assolutamente di traverso che rifiutano collaborazione e temono il cambiamento, maggioranza di infimo livello che scalpita su più fronti – chi vuole visibilità, chi sogna l’assessorato, chi si crede unto del signore, e infine chi vorrebbe maggiore confronto e sogna la nuova democrazia. I malumori che sono frutto di inconsistenza politica trovano un bersaglio perfetto nell’assessore Stefano Martorana e poi, sempre per colpa della leggerezza e dell’approssimazione, scoppia il caso della Campo costretta a dimettersi, e, dopo lungo travaglio, persino Iacono con un colpo di teatro lascia la maggioranza.  Piccitto ha due strade in quel caos anarcoide: ricominciare daccapo e svolgere il ruolo dell’apostolo diffondendo il verbo grillino e nutrendo la coscienza morale politica di quello che allora chiamammo il “truppone” oppure chiudersi nello splendido fortino governando e fidandosi dei pari del regno. Sappiamo tutti com’è finita: Piccitto, Martorana, da qualche mese Iannucci, e quel ragazzo che scatta foto e elabora post – Allocca -… e così siamo arrivati al quarto e penultimo anno di grillismo in attesa che scocchi l’ora della rivoluzione. Amen. Piccitto però non è uno scemo e gli apparati devono essere fluidi. Il primo clamoroso annuncio  “dimezzati stipendi e numero di dirigenti”, viene infilato nel cesso e inizia il nuovo vecchio corso e i dirigenti d’incanto si riprendono le antiche e conosciute sembianze di volenterosi sostenitori dell’esecutivo. La macchina ora funziona, e Piccitto – pur avendo perduto quel flusso spontaneo e speranzoso di consenso – marcia dritto incurante non tanto dei cittadini, che non lo turbano, quanto della sua maggioranza da lui elegantemente definita una massa di imbecilli. L’assunzione di Toti Scifo, che fra l’altro rafforza la sensazione di massima indipendenza e autonomia ottenendo uno staff motivato e compatto, conclama l’allontanamento di Piccitto dalle tesi di rivisitazione totale del Palazzo perché si sceglie non solo di far contento un proprio dipendente che l’anno prossimo andrà in pensione ma di sfruttare i vecchi metodi, le antiche scaltrezze della casa. Dato che la legge vieta di assumere come dirigente un dipendente interno, cosa si era pensato un tempo per risolvere il problema? Ci voleva la genialata di una mente finissima, quella del Dottore Enzo Adamo che tutti a Ragusa conosciamo per garbo, preparazione, arguzia, che fu consulente del sindaco Mimmo Arezzo. Si allestiscono concorsi aperti e, grazie alla fiducia, i sindaci scelgono funzionari interni: accadde allora per Toti Scifo, e anche per il dottore Nuccio Mirabelli ora in pensione. Torniamo ai giorni nostri. Piccitto che è uomo che crede assai alla forma chiede agli apparati se l’operazione è fattibile e gli apparati gli portano il precedente e si svolge il concorso e tutto procede secondo copione con la certezza che nemmeno l’opposizione osi fare “na mala parti” al  simpaticissimo dottore Scifo. Nessun ostacolo di fronte a Piccitto tranne la storia. Sfortuna volle che gli occhi del paese siano puntati su Roma ed ogni mossa della Raggi finisce sotto la lente attentissima o vendicativa, seconda come si guardi la faccenda. Comunque se qualcuno a Ragusa solleverà la questione si scoprirà che non c’è differenza alcuna tra il comportamento di Piccitto e quello della Raggi. Perché serve che qualcuno a voce alta e chiara si accorga di questa straordinaria affinità tra i due sindaci? E qui andiamo alla natura del rinnovamento che si auspicava eleggendo i giovani cinquestelle. Una amministrazione che si muove sul solco di una burocrazia geneticamente incompatibile con l’aria fresca di una nuova giustizia che combatte la diseguaglianza non può più coltivare la forza e il desiderio di lottare per il cambiamento sociale e politico. E infatti Piccitto amministra bene strade, panchine, fiori, teatrini, qualche condotta idrica, il resto è in mano alla fidatissima macchina di Palazzo. Si sostengono vicendevolmente dirigenti e governanti e tutto scorre liscio nel loro paese post reale. E così non solo interpretano la legge, ma intuiscono e quasi fiutano i desideri degli assessori e del sindaco e così, ispirati da unico afflato, abbiamo il dirigente ragioniere capo che puntella l’urgenza delle variazioni di bilancio- sol perché Stefano Martorana non vuole confrontarsi con i consiglieri – (scoppola in aula: variazioni di bilancio tutte bocciate, presunzione e prepotenza punite); e poi il dirigente Lumiera che non riesce a definire  per bene una delibera che presta il segretario comunale alla provincia una volta al mese dove noi però dovevamo pagare lo stipendio (scoppola l’altra sera in aula – delibera bocciata); e poi il dirigente ai lavori pubblici Scarpulla che felice del regime di castità che non ammette alcuna ombra, prende il suo unico figliolo, un giovinetto, e lo piazza per una esperienza lavorativa – sapete dove?- dal signor La Ferla titolare della ditta che gestisce cimiteri, acqua, bagni pubblici; e poi, dulcis in fundo, il servizio taxi h 24 del dottore Toti Scifo che giovedì sera quando i grillini  erano sotto di numero è andato a prendere a casa la consigliera Gianna Sigona e poi l’ha riaccompagnata a casa. Si dirà: forse anche da funzionario con 35 mila euro l’anno avrebbe avuto l’immenso piacere di portare a Palazzo la Sigona così come serviva al sindaco e a Martorana per votare le variazioni, ma crediamo che con 100 mila euro l’anno lo si faccia con maggiore entusiasmo. E’ chiaro che non avendo, né sindaco né Martorana, volontà di dialogo, i rapporti si inaspriscono, l’opposizione si fa tale, e lo scontro ora è serio. Urge tagliando per la Raggi, per Piccitto, per i cinquestelle. L’altezzosa solitudine o il prendere le distanze dalle porcherie – sempre e solo degli altri – non è più bastevole. Erano loro i giacobini sospettosi ed ora il mondo si ribalta! Che roba! Se non foste quei bravi ragazzi verrebbe sulla labbra quel verso della Gaia Scienza: “Dal punto di vista morale sospetteremmo l’indecenza”. Urge tagliando.

FEDERICO PICCITTO E L’ONDA DEL DISGUSTO

grillo-e-piccittoChi non si sente un po’ grillino in queste ore dopo la nascita del governo della vergogna consapevole guidato da Gentiloni? Stavolta Di Battista – di norma stucchevole e recitativo – è stato grande davvero quando, intervistato dalla 7, gliene ha dette di tutti i colori  al nuovo esecutivo che stava giurando al Quirinale, e  gli italiani – almeno quelli del 60 per cento, quelli che abbiamo detto No alla riforma della Costituzione – ce la siamo goduta con soddisfazione questa opposizione scatenata che ingiuria e dissacra il potere. Com’è bella  l’opposizione, com’è sana, com’è corroborante…!  Se la democrazia è sistema gradito deve piacere per forza una opposizione come si deve, cazzuta e sacrilega. Peccato che nelle stesse ore che la Taverna prendeva a parolacce Donna Maria Elena Boschi, qui a Ragusa il  nostro sindaco Federico Piccitto convocava la stampa per descrivere il suo dolore e il suo disgusto per l’opposizione che  si ritrova a Palazzo.  “Mai nella storia di Ragusa si è vista  tanta offesa, e registrato tanto livore e tanto odio, sono disgustato!“ – ha esclamato il giovanotto primo cittadino ripetendo senza saperlo un leit motiv caro all’ex sindaco, ora onorevole, che era uso, quando l’opposizione si faceva incalzante, girare la frittata e  atteggiarsi a vittima. La storia si ripete: stavolta tocca a Piccitto con al fianco il suo Lotti ibleo – Martorana Stefano –presentarsi col volto  imbronciato, stupito e amareggiato per l’orrore della scoperta della politica cattiva e convincere la comunità che non c’è traccia di inganno nell’agire dell’amministrazione, né di  verità nelle accuse dell’opposizione. E’ proprio vero, governare sporca – mente e cuore – ed è proprio per ricordare al popolo quanto il  potere abbia intrinseche potenzialità tossiche che serve come il pane un’opposizione tosta. A Ragusa l’opposizione purtroppo non ha nulla di crudele. Maurizio Tumino è concentrato a raccogliere consensi nel ceto medio di riferimento, e il Pd è sfinito dagli esercizi di genuflessione a Nello Dipasquale, mentre gli altri – Migliore, Iacono, Massari, Ialacqua –  si arrabattano con sforzo senza riuscire il più delle volte a sfondare le porte di facebook per lanciarsi nella piazza reale. E’ difficile il lavoro dell’opposizione qui a Ragusa: inchiodare e sputtanare – a volte servirebbe –  i cinquestelle è quasi impossibile: loro sono come i vietcong, sfuggono alla vista, non rispondono mai e se esplode qualche magagna fanno quadrato, si tappano occhi, orecchie e bocca e tirano innanzi  (vedi la vicenda innocente della casetta in campagna di Tringali che poteva essere rintuzzata con fierezza e precisione di carte e che invece i grillini hanno preferito ignorare). Ed allora cosa c’è dietro questa faccenda di Piccitto che chiede alla città solidarietà e comprensione denunciando la malvagità e le bugie dell’opposizione? E’ semplice, si profila un combinato disposto: qualche defezione e mal di pancia nella maggioranza in unione con l’opposizione costretta a comportarsi come tale che insieme danno una potenziale bocciatura, anche parziale, delle variazioni di bilancio. E’ argomento del giorno sui giornali e noi di Tele Nova avevamo qualche settimana addietro anticipato quel che sta avvenendo. Sintesi massima: il bilancio è prerogativa del consiglio comunale; è l’unica materia in cui il consiglio è protagonista assoluto sia nelle previsioni sia nelle variazioni che la legge impone vengano approvate ogni anno entro il 30 novembre. E’ accaduto, però, che la coppia Piccitto – Martorana che ormai veleggia oltre le stelle e non vuole avere niente a che spartire con i propri consiglieri di maggioranza – molti dei quali impreparati, demotivati, incolti- abbia preferito evitare un contatto pericoloso con i 16 scegliendo di portare le variazioni come urgenti costringendo l’aula alla ratifica, una sorta di fiducia. Da qui  la presa di posizione di parte dell’opposizione che carte alla mano  ha mostrato l’errore tecnico e denunciato  l’orrore politico. Va bè, superabile anche questo, sono dettagli, numeri, piccoli ritocchini alle tasse, insomma Piccitto è per la velocità, la semplificazione, il superamento di una rottura di palle come il consiglio… – vuoi vedere che sotto sotto il vero idolo di ‘sto ragazzo è il coetaneo di Pontassieve invece del Dibba? – C’è però un elemento nell’ultima conferenza stampa del primo cittadino alquanto inquietante per conformismo al peggiore stile consociativo del passato ed è la difesa ad oltranza e pure non richiesta degli apparati burocratici del Palazzo. Sia Piccitto che Martorana fanno corpo unico con i dirigenti sottolineandone la inviolabilità e la sacralità e mandando però l’ardore impetuoso antisistema dei cinquestelle a farsi fottere. E arriviamo al nocciolo della questione: la rivoluzione che divampa negli animi e già ribolle nelle vie e nelle piazze un po’ cozza con questo culto rivolto ai servitori dello Stato dove si annida la reazione a tutela del potere e della casta. E’ chiaro che rimarcare l’intoccabilità degli apparati di Palazzo che guarda caso avallano o suggeriscono le operazioni di sorpasso del consiglio comunale serve al governo Piccitto, ma allora dobbiamo essere sinceri: se siamo giunti a questo siamo alle ceneri della rivoluzione! E dunque concludiamo con il senso di disgusto che opprime il nostro Federico Piccitto. Dovevamo abbattere i costi dei dirigenti. Giusto. A inizio mese con una pratica vecchissima ne abbiamo a Palazzo uno in più  – il dottore Salvatore Scifo- messo in aspettativa per potere accettare il nuovo contratto che ci costa quattro volte in più dello stipendio precedente. E, passando ad un’altra figura apicale, quella del segretario generale, ci sorbiamo una convenzione tra Comune e Libero consorzio – l’ex Provincia – affinchè quel baraccone-  dove si tagliano servizi e funzioni e giammai gli stipendi da favola dei dirigenti –  venga controllato ogni tanto dal nostro segretario comunale Vito Scalogna. La delibera sembra innocua, in apparenza non ci costa un euro in più dato che l’ex Provincia contribuisce allo stipendio del segretario dandogli il 20 per cento dello stipendio. Loro il 20 noi Comune l’ottanta, perfetto. Peccato che non sia come ci vogliono far credere. Infatti la convenzione tra i due enti prevede per legge che il segretario prenda il 25 per cento di più di aumento. E quando leggiamo che Ragusa copre l’80 per cento della spesa significa che si tratta di un 80 basato sul 125. L’80 per cento di 125 fa cento e noi paghiamo uno stipendio intero anche se ci priviamo di alcune  giornate lavorative di Scalogna impegnato alla Provincia. Poi spunta la perfetta adesione e sinergia nei confronti dei dirigenti che siamo certi siano disponibili a ricambiare tanto amore! Ora basta. Accendiamo la Tv forse c’è Dibba che spara a zero sulla combriccola dei truffatori;  meglio distrarsi, non pensarci su troppo: è solo una lieve nausea, un leggero disgusto.

MARINA DI RAGUSA, LA PORTA CHIEDE UNO SPAZIO SOCIALE RICREATIVO

foto-gruppo-9Creare una struttura di aggregazione per i cittadini residenti di Marina di Ragusa che non  sono pochi. E’ la richiesta del gruppo Insieme che lancia una proposta all’amministrazione comunale. Un’idea di facile realizzazione che metterebbe in condizione gli abitanti di Marina di Ragusa di avere uno spazio per potere trascorrere qualche serata in allegria e magari diventerebbe un polo sportivo quando ci sono cattive condizioni atmosferiche. “Ci riferiamo – dice Angelo La Porta – alla struttura del Villaggio dei Gesuiti dove insistono tre campetti di calcetto e tennis. Orbene uno di questi potrebbe essere coperto per creare una struttura polivalente da potere utilizzare anche in inverno per rappresentazioni teatrali, per auditorium e perché no anche per centro sportivo. A Marina di Ragusa ci sono più di 5.000 residenti ed hanno diritto ad avere uno spazio per potere trascorrere le serate in allegria. Si potrebbero organizzare eventi di ogni genere”.

 

 

 

 

Referendum e prospettive future. Assenza: “Stupiscono le dichiarazioni di Miccichè”

downloadIl deputato regionale Avvocato  Giorgio Assenza di Forza Italia interviene sui commenti al dopo referendum e scrive: “La vittoria schiacciante del NO al Referendum sulle riforme istituzionali per la quale, in verità, mi sono battuto sin dal primo momento, quando ancora anche Forza Italia tentennava sulla linea da adottare, è la vittoria dei cittadini italiani contro le oligarchie interne ed internazionali, i grandi mezzi di informazione, le organizzazioni imprenditoriali, ormai solo autoreferenziali, i ricatti di ogni genere, le previsioni apocalittiche e gli argomenti denigratori usati dal fronte del SI. Spiace soltanto che molti amici, anche di centro-destra, si sono lasciati abbindolare dalla favola del “cambiamento” fine a se stesso, e si trovano ora, loro malgrado, intruppati dai soliti opinion leaders, che ormai non ne azzeccano una, nel partito di Renzi. Altro che 40%! Quali le prospettive per il futuro? Spero, vivamente, – dichiara Giorgio Assenza – che a nessuno venga in mente l’idea malsana del Partito della Nazione, o di un Governo di larghe intese, o di una grande coalizione, perché in quel caso, veramente, si aprirebbe la strada per una vittoria schiacciante, a tutti i livelli, del Movimento Cinque Stelle. Le ultime dichiarazioni del Presidente Berlusconi sembrano tranquillizzare in tal senso, e fanno ben sperare in un rilancio della coalizione con Fratelli d’Italia e la Lega (senza, però, andare a rimorchio della stessa negli eccessi in cui spesso cade!), magari allargando a tante nuove energie che vogliono affacciarsi alla politica (il fiorire dei Movimenti civici, nelle recenti Amministrative, è indicativo in tal senso). In considerazione di ciò, stupiscono – dice Giorgio Assenza – le dichiarazioni del nostro Coordinatore regionale, on. Gianfranco Miccichè, che, a quanto pare, auspica a Roma un Governo Istituzionale e in Sicilia un’alleanza tra moderati e riformisti. Evidentemente lo stesso, non ancora pago di avere già regalato la Sicilia a Crocetta nelle scorse elezioni, vorrebbe ora ripetersi  magari consegnando agli avversari, oltre al Governo regionale, la guida delle grandi Città siciliane in cui si vota il prossimo anno (alcune indiscrezioni sulle candidature a Palermo sono veramente preoccupanti). Deve essere chiaro che l’elettorato del PDL (oggi Forza Italia), è saldamente ancorato nell’idea di alternativa alla sinistra, al PD e ai transfughi che gli consentono di governare a Roma come a Palermo. Decisioni diverse, – conclude Giorgio Assenza – non consentirebbero al sottoscritto e, ritengo a molti altri, di continuare a militare nello stesso partito”.

 

 

COORDINAMENTO PER IL NO

img_0163Tutti i rappresentanti dei vari schieramenti, che hanno composto il Comitato per il No, presenti all’affollata conferenza stampa di mercoledì mattina. Un’occasione per ribadire che il “legame”, che ha visto insieme la variegata composizione, era quello in difesa della Costituzione italiana da una riforma pasticciata che non aveva nulla di innovativo ed avrebbe privato il popolo italiano dal diritto di voto nella scelta dei propri rappresentati al Parlamento italiano. Tutti sono intervenuti nel dire che il voto del Referendum è stato un   voto di maturità degli italiani, un voto   libero e senza condizionamenti.  Sottolineando il forte consenso, nei confronti del NO, arrivato dai giovani. Una visione politica che ha toccato punto, per punto le questioni che attanagliano il popolo italiano, ma anche passaggi significativi sulla legge elettorale e sui tempi delle prossime elezioni. Il Coordinamento, approfittando della presenza degli Organi di stampa, ha annunciato che sabato 12 dicembre 2016, alle ore 18.00 al teatro “La Badia”, corso Italia, Ragusa è stato organizzato un incontro con tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito all’affermazione delle buone ragioni del NO!

REFERENDUM, SINISTRA ITALIANA: “SICILIANI HANNO PUNITO TRASFORMISMO”

viva-la-costituzione“Gli Italiani, con questo straordinario voto popolare, hanno dato due segnali precisi: hanno bocciato, in maniera inequivocabile, la riforma costituzionale di Renzi, difendendo la Costituzione nata dalla Resistenza, e hanno detto no al partito della Nazione: il progetto politico di Renzi di costituire un partito centrista, neodemocristiano, filo-banche e Confindustria. Un’ operazione da novello “gattopardo” che parlando, fintamente, di rottamazione, aveva imbarcato gli Alfano, i Verdini e gli eredi di Cuffaro”. Così Massimo Fundarò di Sinistra italiana. “In Sicilia questo trasformismo ha avuto la sua plastica rappresentazione nel parterre che ha acclamato Renzi al Politeama nella giornata di chiusura della campagna elettorale.I siciliani hanno compreso, più degli altri, questa mistificazione e lo hanno testimoniato con una delle percentuali più alte d’Italia. Noi di Sinistra Italiana ripartiamo da questo straordinario risultato per costruire un’ alternativa di governo anche in Sicilia”.

Assestamento di bilancio, ecco tutti i fondi destinati alla provincia di Ragusa

download-1“L’assestamento del bilancio dell’esercizio finanziario 2016, votato ieri sera all’Ars, ha consentito di fornire alcune risposte a questioni cruciali che riguardano da vicino anche il territorio ibleo”. A dirlo l’on. Orazio Ragusa che chiarisce come siano state previste delle risorse economiche intanto per la sospensione dei ruoli emessi dai consorzi di bonifica. Quindi bocce ferme sino a quando non sarà individuata una soluzione. Il provvedimento avrà valore sino al 30 aprile 2017. “Inoltre – aggiunge l’on. Ragusa – per i consorzi di bonifica, oltre alle somme che erano già state previste, è stato stanziato un altro milione di euro che servirà per corrispondere il dovuto agli stagionali. In più, 300mila euro sono stati destinati al Corfilac per le spese di funzionamento e per il pagamento degli stipendi al personale. E, ancora, 1,3 milioni di euro sono stati destinati all’Aras, l’associazione regionale degli allevatori, presente nella nostra realtà, mentre 1,5 milioni di euro andranno all’aeroporto di Comiso. In più altri fondi sono stati destinati a sostegno dei Comuni in dissesto mentre è stata approvata la proroga per il rinnovo del contratto dei precari sino al 31 dicembre”. L’on. Ragusa prosegue: “Ci si è mossi ancora una volta, pur con le gravi difficoltà finanziarie che investono la Regione Sicilia, nel tentativo di sopperire le esigenze più impellenti. Nessuna pretesa di avere dato una risposta definitiva a tutte le problematiche esistenti. Ma dei passi avanti importanti sono stati compiuti rispetto agli allarmi sollevati nelle settimane scorse”.

 

Patto di Consultazione Ragusa: “I 5 stelle si preparano ad aumentare ancora le tasse eludendo il Consiglio comunale”

assstefanomartorana“L’amministrazione Piccitto e i 5 stelle hanno cancellato il Consiglio Comunale e tentano, sistematicamente, di mortificarne il ruolo democratico o negando gli atti più importanti come nel bilancio, per evitare che le opposizioni, ma anche i suoi stessi consiglieri, abbiano la visione chiara su tasse, entrate e spese o di calpestare leggi e regolamenti come nel caso ultimo degli assestamenti di bilancio”. E’ la posizione unanime dei sette consiglieri del Patto di Consultazione, Castro, Iacono, Ialacqua, Massari, Migliore, Morando e Nicita, dopo la seduta di Commissione Risorse di giovedì, dalla quale è emerso che l’assessore Stefano Martorana, per far quadrare i conti, avrà bisogno di un altro ritocco al rialzo delle tasse, da effettuare con un provvedimento d’urgenza da inserire nelle variazioni di bilancio. “Il tentativo – spiegano – è quello di aumentare ancora la pressione fiscale sui ragusani e di avere le risorse per la campagna elettorale permanente del partito, chiedendo una sorta di voto di fiducia all’aula, senza passare dalla reale analisi del civico consesso ed evitando, quindi, di sottoporsi ai suoi poteri di controllo ed emendativi. Uno schiaffo alla democrazia (e alla città) che non solo offende il ruolo dei Consiglieri comunali, ma getta definitivamente alle ortiche l’intera impalcatura moral-amministrativa dei pentastellati”. “Un atteggiamento arrogante e inaccettabile – aggiungono – interpretato nel migliore dei modi dall’assessore Stefano Martorana: nell’evidente imbarazzo di dover comunicare l’incresciosa ammissione di incapacità amministrativa, da settimane elude sistematicamente le sedute della Commissione IV, sottraendosi non solo al giudizio dell’opposizione, ma della sua stessa maggioranza, soprattutto quella parte del Movimento 5 Stelle più critico nei suoi confronti. A tal punto che, durante la seduta, il presidente della Commissione non ha potuto evitare di lasciar vedere il proprio nervosismo e il disagio rispetto a temi così importanti”. “L’amministrazione Piccitto si prepara ad un inconcepibile ulteriore aumento di tasse – concludono – inserito surrettiziamente in una manovra d’urgenza per gabbare Consiglio comunale e cittadini, un tentativo che cercheremo di contrastare con tutte le azioni possibili”.

FEDERICO PICCITTO E GLI ALTRI ASPETTANDO IL REFERENDUM

circe_e_i_porcelliniI cinquestelle ragusani se la sono goduta in tv e via facebook la campagna referendaria. Non si sono sporcati le mani, l’hanno buttata sulla cultura con una bella seratina teatrale all’Ideal molto poco impegnativa –  posti limitati, spazio buio, conosciuto e protetto- e soprattutto senza esporsi in fastidiosi contraddittori o in contatti carnali. Vivono sottotraccia, come le talpe;  prima o poi però dovranno uscire dal sottosuolo e mostrarci la strada, la loro. Come gli altri sono appesi al referendum per capire quando si voterà e se per caso la competizione regionale in qualche modo sarà coincidente con l’elezione politiche. No, non è assolutamente un nostro affanno sapere cosa vorrà fare Federico Piccitto superati i 40 anni, la ricandidatura è prassi naturale, ma, purtroppo, per il gruppo (è troppo chiamarlo movimento essendosi ridotto alle poche unità visibili in consiglio ) sembra essere questione vitale la prospettiva futura come via d’uscita imposta dalla insoddisfazione del “qui ed ora” che rimanda a riscatti fantasiosi. Cosa è rimasto allora di quel sogno del 2013? Un sindaco fortissimo perché la legge lo ha reso tale ( maledetta l’elezione diretta dei sindaci che ha ridotto le comunità a spettatrici passive della politica) e perché si è sbarazzato di ogni fastidio di compartecipazione.  Nessuna alleanza, nessun dissenso palese, niente partito, mai un confronto vero. Non sembra neppure un normale governo attraversato dalla polemica, dalla fatica della mediazione e dalla necessità della sfacciata bugia; siamo in una sorta di entità superiore, inafferrabile, non catalogabile. Sarà la coetaneità con Renzi, chissa! pare che quelli nati a metà degli anni 70 siano spavaldi assai nel prendersi il potere, forse i genitori erano troppo presi a salvare l’umanità e i loro i figli per contrappasso han subito capito  che è meglio salvare il culo che il mondo. Piccitto involontariamente alla fine ben interpreta il pensiero renziano: o si è con lui oppure stai sereno. Cosa è  rimasto di quella audacia e freschezza di tre anni fa? Non lo capiamo, emerge solo odio verticale in una palude senza vita, senza energia. C’è il quadrumvirato: Piccitto, Martorana, Iannucci, il consigliori Allocca, e fuori la maestosa macchina di propaganda che ogni tanto organizza una comparsata e trasmette sul blog le avventure grilline in terra di Sicilia – un trionfo la zona orientale dell’impero che rinfranca i  credenti per lo sbigottimento causato dalle firme false di Palermo. L’immagine plastica del restringimento a 4 del governo cinquestelle la si ha tutti i santi giorni con il bombardamento di foto che l’ufficio stampa diffonde ai media: sopralluoghi, visite ai fanciulli, controlli  nei giardinetti… è scomparso dall’album degli amichetti persino Salvatore Corallo: estromesso. Gli hanno soffiato da sotto il naso le visite – che gli toccavano – ai cantieri, relegandolo nella sua misteriosa urbanistica. Prima era caposcout, Corallo, poi i ragazzi gli son scappati di mano. Emancipazione, liberazione, e infine un nuovo centro di potere senza neanche l’apparenza della orizzontalità. Per il resto il movimento è a pezzi. Ci sono consiglieri che non rivolgono più la parola all’odiato Stefano Martorana, e riunioni di giunta – dove dovrebbe sprigionarsi il dibattito e la tensione ideale che si fa azione politica – per  ottenere il sì dei soldati che rispondono all’appello per ricevere il rancio. Ma ora, dopo tre anni di amministrazione, il sindaco non potrà più puntare sulla debolezza dei suoi uomini ridotti al silenzio poiché uno dei nodi centrali del suo governare è arrivato al pettine: il vertiginoso aumento delle tasse non tutto attribuibile alla perenne diminuzione dei trasferimenti regionali e statali. Siamo al capolinea e mettere in fila qualità dei servizi e sistema di tassazione non è difficile. Siamo arrivati all’ultimo bilancio del governo Piccitto -quello dell’anno che verrà, poi inizierà la campagna elettorale-  e le contraddizioni tra buoni propositi, difficoltà oggettive e costi aumentati per i cittadini esploderanno presto in consiglio comunale. Si chiamano variazioni di bilancio e con tre delibere “urgenti” ci si dice che servono altri 10 milioni di euro e, guarda un po’, quasi sei di questi dieci milioni necessitano per coprire il costo di trasporto dei rifiuti in un’altra discarica dato che  Cava dei Modicani chiuderà presto. Che significa tradotto? Che per gli anni 2016, 2017 e 2018 – i bilanci ormai sono triennali – ci vorrà molto probabilmente un ritocchino e di solito questi piccole sfumature si chiamano aumento di tasse. Piccitto che è spertu e abituato ad avere a che fare con i consiglieri di indole mite e pecoresca forza quindi la mano e chiede al consiglio, dove ha la maggioranza, una presa d’atto escludendo – sta accadendo in queste ore, l’argomento è approdato in commissione- che la variazione sia materia emendabile. Dove sta il problema? Nell’intelligenza e nella dignità di qualche grillino e nell’opposizione. I consiglieri pentastellati che da oltre un anno sono acerrimi nemici di Martorana possono nell’ultimo anno di amministrazione farsi bollare come coloro che nulla hanno fatto per venire incontro al dramma dei cittadini ragusani che al pari sì di tante altre comunità non reggono più questa tassazione, ma che comunque confidavano nella originalità e nella sensibilità dei pentastellati per uscire da un percorso di povertà e ingiustizia? Seconda questione: è stato esaminata ogni possibilità per evitare l’urgenza di questa presa d’atto? E’ veramente incontrollabile e non programmabile una variazione di bilancio per la discarica che tutti sapevano destinata a chiudere? Non si poteva prevedere questo costo aggiuntivo per il  trasporto rifiuti nel bilancio di previsione 2016? Sarà efficace da parte dell’amministrazione la narrazione ai ragusani sul più bell’appalto del mondo – quello dei rifiuti vinto da Busso e altre due ditte, che però andrà a regime fra qualche anno- e potrà rinfrancare e rabbonire i cittadini-elettori-contribuenti? E il prendere o lasciare tipico del voto di fiducia, pratica contestatissima dai grillini (lo abbiamo visto in Parlamento che caciara ad ogni fiducia) non susciterà disagio, imbarazzo, senso di colpa e di tradimento verso i principi del movimento? Insomma Piccitto ha forzato troppo la mano e non è riuscito a trovare un comportamento che gli consentisse di continuare a essere protagonista assoluto della democrazia ragusana e allo stesso tempo portavoce degli sgangherati compagni di avventura che sotto il sogno dei cinquestelle lo hanno fatto sindaco. Cosa potrà accadere? Se  tira l’aria che la presa d’atto non passa, per assenze o bocciature, il sindaco dovrà sperare nell’opposizione oppure riformulare la delibera e eliminare l’urgenza e affrontare l’aula senza mortificare il consiglio comunale con strozzature sul confronto per le scelte di  bilancio. E l’opposizione in questa scabrosa vicenda? Maurizio Tumino – con gli altri di Insieme-  anche se qualche volta ha giocato con le presenze in aula – non per chissà quale sporco accordo, bensì per trarre i benefici consentiti che spettano alle controparti –  non potrà in alcun modo essere autore o complice di un latente, non dichiarato, ma purtroppo certo ulteriore aumento di tasse sui rifiuti. E allora sino a dove si spingeranno i grillini ancora capaci di una coscienza critica? Sarà uno spettacolo verità, stavolta. E l’altra opposizione, il Pd, i  sette dell’Ave Sonia? D’Asta e Chiavola non incidono numericamente e possono continuare con tranquillità il loro servizio di valletti di camera di Lord Nello Dipasquale. Per gli altri sette siamo, com’era scontato, alla frutta. Litigio perpetuo. Si sono resi conto di essere nelle mani della sindachessa 2.0 della reginetta del prima classe, e non sanno come uscirne. Uno spasso. Nessuno a testa alta parla più di questo stupido patto di consultazione e i poveretti pensano ossessivamente a una exit strategy manco fosse una Circe! E le tasse che aumentano ora che ci arriva la sberla dell’acqua? Sarà dura per Stefano Martorana spiegare che trattasi di manovra onesta, giusta e inevitabile. Se i ragusani non gli crederanno, poco importa: nel chiuso del quadrumvirato continuerà a essere un dio.

ENZO GIANNONE NUOVO SINDACO DI SCICLI VICINO AL 50%

enzo_giannoneHa superato la soglia del 40% dei voti e viene eletto a primo turno il candidato di sinistra appoggiato dalle liste civiche Start Scicli, Cittadini per Scicli, Enzo Giannone sindaco. Scicli Bene Comune. Tonfo del Pd che porta al suo candidato un quarto circa dei voti validi.

COMUNE DI RAGUSA, PER LO SVILUPPO ECONOMICO E IL TURISMO COMPORTAMENTI INCOMPRENSIBILI

20160305_111622“Dopo 8 mesi nei quali la Commissione sviluppo economico non viene convocata dal suo presidente, 5 stelle, Porsenna, oggi abbiamo assistito, basiti, ad una convocazione rivolta ad una sola associazione di Marina di Ragusa per ascoltare il loro progetto”. La denuncia arriva dai consiglieri Iacono e Morando che raccontano: “Perplessi  abbiamo sentito che l’associazione invitata vantava un invito a non concentrare le risorse economiche per spettacoli nel mese di agosto ma a decentrare le risorse nei mesi invernali per favorire la destagionalizzazione. Si evinceva, pertanto, che l’oggetto fosse il turismo. E’ vero che il turismo è sviluppo economico ma è altrettanto vero, che la Commissione specifica a dibattere di ‘turismo’ è la quinta commissione e non la sesta. L’ulteriore condimento l’ha dato poi il consigliere 5 stelle, Dario Gulino che ha addirittura, esplicitamente, adombrato l’ipotesi” – scrivono testualmente i consiglieri – “che l’associazione fosse stata invitata perché il suo rappresentante, componente peraltro dell’osservatorio sulla tassa di soggiorno, è imparentato con l’Assessore al bilancio Stefano Martorana”. I due componenti la commissione continuano: “Alla commissione ha presenziato dall’inizio alla fine, senza proferire alcuna parola, l’assessore allo sviluppo economico Nella Disca, 5 stelle. Chi è chiamato ad amministrare, in modo particolare chi proclama la rivoluzione , dovrebbe avere le idee e i progetti chiari e non  invitare una associazione culturale sul nulla per cercare progetti!  E poi perché una sola e ben determinata associazione escludendo tante altre realtà? I lavori delle commissioni sono importanti e debbono produrre azioni concrete, hanno dei costi  e debbono essere pianificate e programmate dai componenti le commissione di cui il presidente ne è solo l’espressione.  Siccome ormai sono tante e troppe le vicende alle quali stiamo assistendo, allibiti e sconcertati, diciamo ai grillini di invertire atteggiamenti e comportamenti  perchè si devono rassegnare che il rispetto delle Istituzioni è importante e che la democrazia vera esiste prima di loro e resisterà anche a loro”.

Ragusa, mantenimento della destinazione d’uso della Comunità Alloggio e Casa Protetta per anziani e disabili dell’immobile comunale sito in via Psaumida

foto-gruppo-8I consiglieri di Insieme, Maurizio Tumino, Giuseppe Lo Destro, Giorgio Mirabella, Angelo La Porta Ed Elisa Marino, hanno chiesto al presidente del Consiglio ed al sindaco una seduta aperta del Consiglio comunale. All’assemblea dovranno essere invitati tutti gli organi istituzionali (Sindaco, Deputati nazionali e regionali,  Presidente della Regione, assessore regionale alla Famiglia, Prefetto di Ragusa, Vescovo di Ragusa,  Autorità Garante Persone con  Disabilità della Regione Sicilia, Commissario Straordinario del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Portavoce Nazionale Forum Terzo Settore, Presidente Nazionale FISH, Portavoce Regionale Forum Terzo Settore, Presidente Nazionale Anffas Onlus, Presidente della Fondazione Nazionale “Dopo di Noi” Anffas, Presidente Nazionale Aias, Presidente Anffas Onlus Sicilia) e quanti possano dare un contributo alla tematica, ed ovviamente i cittadini tutti, per una analisi della situazione attuale e per eventuali proposte che si vogliano mettere in atto al fine di fornire alla comunità ragusana servizi quanto più aderenti ai bisogni delle persone anche alla luce delle direttive della legge del “Dopo di Noi” del giugno 2016 che prevedono fondi per la gestione. Per Insieme l’esigenza della discussione viene ritenuta non più prorogabile da tante famiglie di persone con disabilità, in quanto l’assenza di servizi residenziali specifici, preoccupa in modo angosciante tutte le famiglie, che vorrebbero pianificare un futuro quanto più sereno possibile per i propri figli disabili.

4 NOVEMBRE A VITTORIA. LA DIGNITA’ DELLA UMANA PIETAS E’ STATA OSCURATA DALLA INDIFFERENZA

francesco_aiello-ok

Riceviama da Francesco Aiello e pubblichiamo. “Ho appreso il rispetto per i caduti dai racconti di mio nonno, che l’aveva vissuta, e di alcuni amici che ci raccontavano degli orrori della guerra. Ragazzi mandati al fronte, lontani dalle loro case, per lunghi anni. Molti di loro non sono più tornati. E ci narravano tante storie di umanità ferita, tristi storie di assalti sanguinosi, per gli Italiani soprattutto, durante la prima guerra mondiale. A noi nipoti, poi, la lettura di Ungaretti, poeta della trincea, della solitudine e del dolore, ci conduceva alla universale consapevolezza della disumanità della guerra. In questa nostra città, periferia d’Italia e del Mezzogiorno, fu realizzato un Campo di Concentramento che accolse migliaia di prigionieri Austro-Ungarici. Fu allocato, si puo’ dire, all’interno del perimetro urbano e le passate generazioni lo vissero compiutamente sotto diversi profili. Nei racconti di un tempo, anche dei combattenti italiani, lo si indicava come luogo di dolore e di asilo per tanti giovani, nemici al fronte, ma poveri uomini nella detenzione. Sapemmo piu’ tardi, almeno la mia generazione, che il Campo era organizzato con la sua economia, la sua moneta, e tutto un sistema di relazioni e di scambi con la popolazione locale. Quando, finita la guerra, in gran parte lasciarono liberi il Campo, fu sottoscritta una lettera di ringraziamenti al Comandante per l’umanità dimostrata verso di loro, prigionieri in terra straniera. Ma molti di loro non ce la fecero a tornare a casa, come invece accadde a molti dei nostri, a mio Nonno Achille, per esempio, che fu tratto in prigionia al fronte e trasferito nelle campagne ungheresi a prestare la sua manodopera bracciantile. Parecchi  morirono a Vittoria e furono sepolti nel nostro Cimitero. Ancora giovanotto e Consigliere comunale a 23 anni, ebbi un colloquio, non ricordo in quale circostanza, col Cavaliere La Grua, padre dell’On. Saverio La Grua, che mi parlo’ della necessità di prestare attenzione al decoro della Cappella Ungherese costruita al Cimitero, per onorare la memoria di quei giovani, deceduti a Vittoria lontani dalla loro terra.  Strano quel discorso per me giovanissimo, ma già attivo militante del Pci, e comunque abbastanza eretico già in quegli anni. Fatto è che quel colloquio mi indusse a una lettura di quelle antiche storie in controluce rispetto alla concretissima vicenda di mio nonno che era stato fatto prigioniero dagli Austro-Ungarici ma che era ritornato a casa. Così immaginai cosa potesse essere stata la storia di quei giovani, venuti a morire a migliaia di chilometri dai loro paesi e dalle loro famiglie, pur essi braccianti e operai, pur essi giovani. Alcuni anni dopo divenni Sindaco, era il 1978, e mi ritorno’ la memoria di quell’incontro. Fu poi Maria Amorelli a sviluppare e materializzare l’idea del Museo Italo-Ungherese, uno dei piu’ importanti d’Europa. In Ungheria vi era ancora un regime del Socialismo reale, e a noi comunque non fu difficile stabilire delle relazioni amichevoli con le Autorità Ungheresi. Le capacità di Maria Amorelli ben presto ci portarono a definire un progetto di Restauro di uno dei Capannoni ancora salvabili dal degrado in cui versava il Campo e a concretizzare in collaborazione il progetto di Istituzione del Museo con l’intervento ufficiale delle Autorità italiane e Ungheresi. Più tardi, nella fase di massimo splendore del Museo, Vittoria ebbe l’onore di ricevere non solo Autorit’ militari di primo livello, come il Generale Botz, ma anche il Presidente della Repubblica Ungherese Arpod Gonz, che era stato a suo tempo incarcerato in Ungheria durante il regime precedente. Ma quel lavoro di costruzione della rete della memoria solidale, andava avanti, nonostante cambiassero le bandiere e i regimi. Le nostre visite erano frequenti e così quelle dei nostri amici Ungheresi, dei rappresentanti delle Istituzioni e della cultura. Siglammo successivamente un gemellaggio con la Città di Mathezalka, verde città della pianura ungherese, in Transilvania, E i nostri amici furono verso di noi prodighi di doni e di pezzi museali grandiosi, che ora sono stati abbandonati al vandalismo, nella polvere e nell’oblio. Il Museo stesso fu realizzato con il contributo partecipativo della Repubblica d’Ungheria e una Commissione di studiosi vittoriesi e ungheresi ci accompagno’ sempre nella strutturazione dello stesso. Per Vittoria fu Giancarlo Francione a curare, con competenza e scrupolo, la definizione del progetto culturale e delle iniziative correlate. Quasi ogni anno, le Autorità Ungheresi hanno partecipato alle onoranze funebri nel nostro Cimitero, con visita al Museo gemellato, e poi alla Cappella Ungherese. Ora non più. Oggi 4 Novembre sono passato di fronte al Museo. Lo squallore che vi regna è opprimente e insopportabile. Le bandiere stracciate e ridotte a cenci testimoniano il lugubre messaggio dell’indifferenza e della ferocia, a danno dei buoni sentimenti e della dignità dei caduti nella Grande Guerra del 1915-1918. Museo chiuso, depredato, scassato, vandalizzato. Ma soprattutto murato dalla indifferenza di una Amministrazione comunale tanto retorica nei pronunciamenti quanto cinica e becera nei comportamenti. E dire che a questo progetto mi condusse una persona …..che non era della mia parte… Che dire di piu’ ? Onore e gloria a quegli uomini, a quei giovani, che vissero quegli eventi mantenendo nelle alterne vicende il senso della umanità e il valore della fratellanza. Rispetto verso coloro che comunque hanno riconosciuto e hanno onorato il sacrificio compiuto da quelle generazioni che hanno servito e combattuto, anche nelle guerre sbagliate, spesso sotto le costrizioni delle caste militari, ma col cuore generoso della fratellanza umana e nello stesso tempo con la semplicità di chi ha fatto il suo dovere. Viva l’Italia”. Firmato Francesco Aiello

LA FORTUNA DI FEDERICO PICCITTO E LE LACRIME DI MARIA ROSA

20161103_192248-copiaUltima seduta del consiglio comunale di Ragusa, giovedì sera: pochi consiglieri, la massa dei cinquestelle non pervenuta, amministrazione presente con il solo assessore Leggio in alta uniforme da cameriere in giacca bianca per affrontare l’aula. La serata è all’insegna della noia; Sonia Migliore parla persino di cani e si chiede perché non ci sia stata (chissà per quale ingiustizia?) una  “sollevata” di scudi… Nessuno si scuote, nessuno ridacchia, figuriamoci se in epoca grillina il bell’italiano è considerato un dovere politico. Poi un cupissimo Giorgio Massari chiede la parola e nonostante l’aula semideserta si lancia con puntualità e rigore a rintuzzare la pagliacciata del reddito di cittadinanza in salsa ragusana annunciato giorni addietro. Ribadisce il principio di universalità di questa manovra economico sociale, spiega come funziona all’estero, dimostra l’ignoranza e la malafede che hanno accompagnato le bugie propagandistiche. Seduta accanto a Massari c’è la consigliera cinquestelle Maria Rosa Marabita, una popolana rossiccia che sembra uscita da una pittura fiamminga, la quale a sua volta chiede la parola. Si alza e tremante esclama: “E’ una vergogna! Così governiamo? E’ normale che io debba essere d’accordo con quello che dice l’opposizione?” solo questa frase e affranta si accascia sullo scranno e scoppia a piangere. Uno sfogo che spiega  la tumultuosa angoscia di una signora che non si dà pace per il disallineamento tra la pratica di governo e quel che va raccontando il suo movimento, e che senz’altro riflette il malumore che attraversa molti elettori del sindaco Piccitto che speravano in un cambiamento netto e soprattutto in un clima di fresca e appassionata democrazia. E’ stato imbarazzante vedere quella poveretta scossa da tanto patimento rimanere sola, senza conforto, senza una parola di speranza. Ma a chi  spettava avvicinarsi alla consigliera in lacrime? Ce n’erano tre di pentastellati dotati di discernimento: Stevanato, Agosta, Spadola e nessuno dei tre, neanche a fine consiglio, ha avuto il cuore, il garbo o la sensibilità politica di prendersi da parte la Marabita e provare a riconciliarla con il governo della città. Constatare il disinteresse del movimento 5 stelle per il dolore di una iscritta che non riconosce più gli antichi compagni di un tempo ci serve a focalizzare il vero problema di questo governo che non si esaurisce in una fisiologica frattura tra il programma elettorale e il procedere di governo quanto piuttosto in un atteggiamento psicologico pericolosissimo che man mano sta affiorando a Palazzo, una forma di distacco e disinteresse dalla realtà, di intangibilità che a volte sfiora in suprematismo. Insomma, in due parole, credono di potere ignorare o respingere qualsiasi critica non comprendendo che l’autoisolamento per presunta superiorità, quando si governa, assume sfumature di  dittatura, e, quando ci si muove nel sociale diventa, invece, atteggiamento razzista ossia di esclusione assoluta di ogni forma di diversità e quindi di dissenso. I grillini però hanno culo. L’altra sera la disperazione di Maria Rosa Marabita si è sciolta nel nulla: non aveva acceso il microfono e quindi le sue parole non si sono sentite in tv e non sono state neanche registrate. Non rimarrà traccia storica. Se comunque arriviamo a intuire qual è il tipo di disturbo che ha colpito i cinquestelle, ciò che non ha senso nè ragione è la moscezza dell’opposizione. Come si fa a non intervenire in consiglio comunale o, se si ha seguito con associazioni e liste, a non organizzare una protesta per quel che sta succedendo con la tassa sull’immondizia? Quelli di Insieme appesi al cartellone in quest’aurea nostalgica con la Marino bambolina da tutti amata perché non colgono l’occasione? E i sette contro Tebe – quelli del patto di consultazione – prima che si uccidano l’un l’altro (per favore qualcuno spieghi alla Nicita la storia di Eteocle e Polinice se no ‘sto sfoggio su Tebe è sprecato)  non l’hanno capito che i ragusani sono inferociti? E Giovanni Iacono che è come se si stesse dissolvendo perché non interviene? gli farebbe bene tentare di trovare una posizione comprensibile dal popolo! Gran parte delle bollette contengono errori, i più svariati, tanto che  l’amministrazione ammette la colpa. Ma, dato che soffrono di quel male che abbiamo riferito sopra, sapete che cosa dicono? – lo hanno scritto in un cartellino appeso alla porta dell’ufficio all’ex consorzio agrario- “ la responsabilità di tutto il casino è del nuovo software, siamo disponibili a ricevervi ma non più di cinquanta al giorno”. E’ veramente troppo! Poiché gli errori sono imputabili a questi spettabili uffici Voi Amministrazione fate in modo di attrezzarvi per venire incontro all’utenza parte lesa, e chi se ne fotte della chiusura alle 13,45! Non è finita. E gli utenti che non sono in grado per vecchiaia, per malattia, per leggerezza e fiducia a scorgere gli errori che fanno? pagano? E allora giocate sporco: ci provate a colpire nel mucchio e chi ci casca, casca? Per non parlare della questione principale: il software. Domanda. Se da anni ci massacrate il cervello con la meraviglia della tecnologia che migliorerà il mondo, vi viene il dubbio piccolo piccolo che non sempre la tecnologia  va di pari passo con la democrazia? Ed ora finiamo con il responsabile politico di questo disastro: l’assessore Stefano Martorana. Le scuse no, vero? Sarebbe troppo per un tipetto come lui, figuriamoci! Si dice che Martorana affermi di quanto il ragusano sia soddisfatto quando esce dagli uffici per chiedere chiarimenti e correzioni. MINCHIA, CONTENTONI ASSESSORE! Concludiamo dunque con un suggerimento. Se con il software l’avete scasciata, tornate alle origini: dita e pallottoliere e forse “c’ansirtate”.

STRISCE GIALLE ANCHE A MARINA DI RAGUSA, LA PROPOSTA DI INSIEME  

foto-gruppo-7“È giunto il momento di intervenire  urgentemente sul piano viabilistico estivo a Marina di Ragusa”. I consiglieri comunali del gruppo Insieme, Maurizio  Tumino, Angelo Laporta, Giuseppe Lodestro,Giorgio Mirabella ed Elisa Marino, sollecitati più volte dai residenti  della frazione rivierasca in  merito alle difficoltà  di parcheggio che puntualmente ogni estate  si riscontrano, chiedono all’amministrazione  comunale di provvedere attraverso un piano di studio specifico, all’istituzione  dei parcheggi per i residenti nelle percentuali consentiti dalle vigenti normative di legge. “Ci facciamo carico – dicono i consiglieri del gruppo Insieme – di presentare un atto di indirizzo al prossimo consiglio comunale utile che impegna l’amministrazione  comunale  ad intervenire in merito. Si spera così, come è stato fatto a Ragusa centro ed a Ragusa Ibla, di ottenere l’istituzione delle strisce gialle anche a Marina di Ragusa”.

SCICLI, Il PARTITO DEMOCRATICO APPOGGIA IL CANDIDATO A SINDACO RITA TROVATO

download-2Il Partito Democratico ha deciso di sostenere la candidatura a sindaco del Comune di Scicli di Rita Trovato aderendo ad una coalizione articolata e rappresentativa oltre che di un ben preciso progetto civico anche di partiti radicati che a tutti i livelli compongono la coalizione di governo sia regionale che nazionale. Lo scrive il segretario provinciale del partito, Denaro, che spiega: “Ad esito del percorso interno preparatorio condotto dalla Federazione Provinciale il Partito aveva individuato nel senatore Mario Occhipinti la propria proposta per una candidatura a sindaco della città, proposta che, in linea con lo statuto, era stata correttamente avanzata e non aveva necessitato neppure del ricorso alle primarie in assenza di nominativi concorrenti. La scelta di compiere un passo indietro rispetto all’espressione della candidatura a sindaco in favore di Rita Trovato giunge al termine di un percorso condiviso con gli altri partiti e movimenti che compongono la coalizione e che sostengono un progetto programmatico di grande spessore articolato negli obiettivi e contenuti. Nasce anche, ed è giusto sottolinearlo, dal passo indietro del senatore Occhipinti che, in piena coerenza con il proprio progetto politico ed amministrativo, non ha ritenuto la propria figura funzionale alla rappresentazione del progetto di coalizione  che vedrà impegnata in prima persona l’avv. Trovato, essendo venuti a mancare i presupposti del proprio impegno personale per la sindacatura. Al senatore Occhipinti va il plauso  per l’impegno profuso nel rappresentare il partito sino ad oggi e per il lavoro che svolgerà insieme alle strutture locali del Pd per la costruzione della lista dei candidati al consiglio comunale”.

NELLO DIPASQUALE E IL DOLCE STIL NOVO

downloadI cinquestelle che governano Ragusa ogni tanto tornano all’attacco per denunciare alla città la mole di debiti ereditata dal passato. L’operazione è legittima, avrebbero potuto sin dall’inizio usare quest’arma per rimarcare differenze di visioni e stili poi però han preferito un profilo basso, una verità ombrosa e sospesa temendo o di sbagliare o di non convincere o forse più semplicemente rifugiandosi nel piacere del potere in un nido protetto e lontano dalla noia della spiegazione.  Cosa abbia convinto Stefano Martorana a tornare sull’argomento non si sa – un piagnisteo sui debiti tre anni e 4 mesi dopo aver vinto le elezioni rivela solo un enorme ritardo nel raccapezzarsi nella situazione finanziaria del Comune – e comunque siamo fuori tempo massimo per recuperare la simpatia dei contribuenti andata perduta con una tassazione assai pesante imposta dal governo Piccitto. Cosa serve allora, essendo ormai giunti al giro di boa che conduce alla fine della sindacatura, raccontare dei 17 milioni di euro di debiti? Dall’interno del gruppo consiliare i commenti, segretissimi, sono feroci e la mossa viene inquadrata come una giustificazione preventiva a resistere rispetto alle attese progettuali – almeno 5 milioni di euro – promesse ai consiglieri che hanno votato i vari piani triennali di opere pubbliche. Insomma la fissazione di Stefano Martorana è la solita: tenere i soldi in cassa e fare economia; un metodo che è all’origine del profondo solco creatosi tra esecutivo e parte del gruppo consiliare e che i vertici cinquestelle – Cancelleri in testa- sono riusciti comunque a non far percepire alla città (sarebbe stata la certificazione di un fallimento progettuale) blandendo gli animi dei dissidenti e sicuramente eccitando gli svariati sogni di gloria che prendono il via dalla convinzione che il Movimento è realmente piazzato in pole position per espugnare la Sicilia nel 2017. Non si può nascondere tuttavia che oltre gli arrovellamenti cinquestelle c’è un cruccio nei cittadini ragusani che si aspettavano da questi ragazzi una grinta, una passione, un coinvolgimento, un netto stacco, che non ci sono stati. Abbiamo quindi una dose di delusione e un pizzico di rammarico che generano svogliatezza nell’informarsi, nel tentare di partecipare (non c’è possibilità di contatto con un Movimento senza sede, senza iniziative, senza dirigenti), nella piena consapevolezza di un sindaco in gamba, onesto e intelligente circondato da assessori poco brillanti e privi di fascino intellettuale e politico, e infine abbiamo la condanna ad una visione perpetua di questi consiglieri degni di essere studiati in qualche convegno scientifico sui limiti del darwinismo. Tutto questo guazzabuglio sentimental-politico ci può fare arretrare nel rimpianto del passato? Senz’altro no, e la certezza, qualora ce ne fosse bisogno, ci viene dalla risposta dell’onorevole Dipasquale Nello, Pd – anche se c’è chi assicura che sia già con un piede in Sicilia Futura di Toto Cardinale – data appunto sulla faccenda dei debiti oggetto della denuncia pubblica di Martorana. Scrive l’ex sindaco: “Questo personaggiuccio politico… Martorana, quando parla delle precedenti amministrazioni, dovrebbe prima passarsi il sapone in bocca”. Ma che ha fatto un master a Scampia? L’avevamo spedito a Palermo perché con 15 mila euro mese si affinasse, e dopo anni di sacrifici a mantenerlo in tanto lusso ci torna in queste condizioni? Ma dove se la fa, chi frequenta, che roba è questo dolce stil novo? Forse siamo al vero ponte, quello linguistico che unisce il garbo paramafioso ai messaggi cripitici sottocamorristici in una nuova frontiera per conquistare le masse? Ci vorrebbe un amico per recuperare Nello Dipasquale da questo vortice supercafonal. Ma chi, chi? Trovato. Calogero Rizzuto soprintendente beni culturali e ambientali, quello che gli fa compagnia nelle battute di pesca. Sì, ci vuole uno di cui lui si fidi che riesca ad inserire con leggerezza elementi rieducativi che possano riportarlo nella fascia minima di presentabilità. Rizzuto ha già iniziato. Lo ha attratto dandogli un appuntamento  per un bel giro in barca a terrorizzar lampuche poi con una scusa l’ha trascinato dentro la chiesetta di Marina di Ragusa e, facendogliela leggera -“belle le Madonne lassù, guarda!”-  è riuscito a fargli alzar la testa verso gli affreschi semplici e naif per testare una reazione. La prima prova un disastro. Dipasquale giochicchiava col fermabanconote in oro massiccio – con uno stecchino ripuliva le iniziali – mentre canticchiava “Guarda stu pisci …”  C’era persino il parroco con tanto di acqua santa, ma ci vuole qualcosa di più tosto di un esorcismo. Rizzuto è uomo di coccio e amico sincero, non molla. Si è preso l’impegno di riportarlo quello di un tempo, costi quel che costi. Il teorema del Soprintendente può funzionare anche se è l’ultima carta, disperata: il colpo del mattone. Rizzuto convocherà i ragazzi, il clan primitivo, quello dei costruttori, e di botto immergeranno Dipasquale in un bel bagno purificatore di cemento. Potrebbe tornare quello di prima, quello di sempre.

ANTONIO TRINGALI E LA CARICA DELLE DONNE

fumetti-litigioNon hanno granchè di cultura femminista questi cinquestelle essendo nati dopo gli anni 70 e non avendo un’unica matrice formativa; basta vedere e sentire le signore consigliere dalla Zaara Federico – che è il ritratto pari pari di una partecipante a Uomini e donne tutta tacchi, tailleur fasciatissimo e visetto sfrontato –  alla Gianna Sigona – solo fascio nel cuore e testimonial del reddito di cittadinanza (è apparsa a fianco del sindaco nell’annunciare il memorabile avvio) – per rassegnarci ad un genere assai mortificato. Gli eventi però sono casuali, impetuosi, incontrollabili e le donne, quando ne hanno fin sopra i capelli e si organizzano, diventano forza di sommossa. E’ accaduto al Comune di Ragusa e ad essere coinvolto non è stato il gruppo delle pentastellate, ma le ragazze degli uffici. Tutte le impiegate del settore affari generali e assistenza agli organi istituzionali (son parecchie superano la decina) hanno detto basta al loro capo, il dirigente e vicesegretario del palazzo Dottore Francesco Lumiera che impone ritmi e azioni forse maggiormente rispondenti a necessità nevrotiche piuttosto che ai dettami dell’efficienza e del buon andamento amministrativo. Non ce la fanno più: ordini superflui, perentori, sconclusionati, disciplina da collegio, controllo poliziesco. Si sono proprio scocciate, e, chissà perchè,  invece di rivolgersi all’assessore al personale, al sindacati, toh! al sindaco, se ne vanno in delegazione dal Presidente del consiglio, al secolo Tringali Antonio, fu Forza Italia oggi grillino. Si chiudono nella sua stanza e giù tutto l’elenco delle infinite doglianze. Lumiera, furbo lui, si era acquattato nel vicino cesso – non le molla un secondo quelle sfaticate!  – e le ha viste, tutte, segnalate a libro nero con nome e cognome. L’incontro finisce e le ragazze escono. Il dirigente furioso attende qualche minuto e si fionda da Tringali. Il finimondo, le nuvolette della rissa, come nei fumetti- ma vero, ci sono i testimoni che hanno visto un’aria condensata che usciva dalla filazza della porta del Signor Presidente del Consiglio. Vuci ca si sintevano da ciazza! Il presidente del consiglio sbanda, non è preparato all’attacco. Lumiera è fuori di sé, la vocietta ancor più stridula – con che diritto e qualifica e competenza e ruolo lei può ascoltare quelle matte che solo io so come trattare! – Tringali prima suda, incassa, poi tenta la difesa, balbetta, non sa se può mandarlo a fare in culo o se è opportuno menarlo. Cristo! gli avevano assicurato che era un posticino semplice semplice: visibilità, niente noie, molte foto di rappresentanza e buone maniere, ed ora ‘sto casino…  Si riprende, decide, risponde,  si arma di contegno e Lumiera ancora su di giri se ne va. Tringali è esausto, umiliato, confuso, superincazzato. E’ trascorso qualche giorno. Dicono che Lumiera, cuor di leone, lanci messaggi di riconciliazione, via telefonino, al Presidente che essendo una pasta di ragazzo forse supererà il conflitto – anche quello psicologico di essere stato colpito nell’orgoglio di cosuzza da Palazzo. E le ragazze? A loro chi ci pensa? Piccitto – sempre intelligente e scaltro, tra l’altro  risulta impegnato in grandi cose e fa il pupo prodigio insieme alla Appendino – non può certo permettersi che il più meraviglioso dei Comuni d’Italia sia guastato da una storiaccia di donne vessate sul posto di lavoro. Non è un bel quadretto, stride nel blog di Beppe il magnifico.  Serve soluzione democristiana: un cicchetto a Lumiera che lo rimetta in riga, e una buona parola rassicurante alle impiegate. Eh, no che diamine! Sempre le donne ad abbozzare! Serve a questo punto un minuto di autocoscienza. Perché è stato scelto Tringali come interlocutore? Disponibile, gentile, dialogante, meno rigido degli altri cinquestelle? Ma sempre masculo è, seppur piccoletto, ed infatti la cosa che ora gli preme è la sua dignità e non il destino delle lavoratrici. Non funziona. Speriamo che Lumiera stia al suo posto tuttavia se dovesse ricapitare: forza ragazze, le donne ragusane sono con voi! Ribellione trasparente! Sarebbe una lezione anche per i nostri giovani amministratori.

Scroll To Top
Descargar musica