20-09-2018
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19/10/2011 -

Cronaca/

Processo “Strage ter”: la requisitoria dell’accusa

Dedicata alla requisitoria dell’accusa, rappresentata da Roberto Campisi, l’udienza di martedì all’interno del carcere di Bicocca davanti alla seconda sezione della Corte di Assise d’Appello di Catania nel procedimento di secondo grado denominato “Strage ter”. Sono stati richiesti due ergastoli e due condanne a 30 anni e sconto di pena per i due nuovi collaboratori, ovvero il reggente di Cosa Nostra gelese, Carmelo Billizzi, e Gianluca Gammino, suo stretto collaboratore. La requisitoria è arrivata dopo che la Procura generale aveva chiesto ed ottenuto il confronto dei due nuovi pentiti con Giovanni Piscopo, capo di Cosa Nostra vittoriese, già condannato all’ergastolo per la strage, prima di diventare collaboratore di giustizia. L’ergastolo è stato chiesto per il vittoriese Giovanni Avvento, 48 anni, e per il gelese Alessandro Emmanuello, di 41 anni; mentre 30 anni di carcere sono stati chiesti per i citati Billizzi, di 32, imputati in qualità di mandanti, ed uno dei presunti esecutori materiali, Gianluca Gammino, vittoriese di 34 anni, ma residente a Gela. La strage di San Basilio, il 2 gennaio del 1999, costò la vita a 5 vittoriesi. In primo grado, la Corte d’Assise ha condannato i quattro imputati all’ergastolo. Gli imputati sono tutti ritenuti responsabili di concorso in strage. A cadere sotto i colpi dei killer furono in cinque. Obiettivo principale era Angelo Mirabella, 32 anni, reggente del clan stiddaro di Carmelo Dominante; morti anche il cognato Claudio Motta, 21, e il suo luogotenente, Rosario Nobile, 27. Nell’agguato rimasero uccisi pure Salvatore Ottone e Rosario Salerno, 28 e 27 anni, che pagarono con la vita l’occasionale sosta nel bar. A freddare i due ragazzi sarebbe stato Gammino, che aveva l’ordine di non sparare, ma si sarebbe fatto prendere dall’ansia, mentre il colpo di grazia sarebbe stato dato da Giovanni Piscopo, dopo avere ucciso gli altri tre. Sono stati già condannati all’ergastolo il citato Giovanni Piscopo di 43 anni, Alessandro Piscopo di 47 anni, il cugino omonimo di 39 anni, Enzo Mangione di 35 anni, tutti con pena definitiva e, successivamente, Salvatore La Rocca, ritenuto uno degli autisti del commando. Nel processo si sono costituite parti civili i familiari delle vittime innocenti, il Comune di Vittoria e la Provincia.

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