23-10-2017
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Archivio della categoria: Giudiziaria

GIUDICE DI PACE A VITTORIA, EVITATA LA SOPPRESSIONE

E’ stato emanato il decreto legislativo che evita la soppressione del Giudice di Pace a Vittoria. A darne notizia la senatrice del Partito Democratico, Venera Padua, che ha ricevuto comunicazione in proposito dal sottosegretariato alla Giustizia. “Il decreto – dice Padua – sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta ufficiale e dovrebbe consentire di chiudere in maniera positiva questa partita dopo i dubbi che erano stati ventilati di recente circa la presunta soppressione del suddetto presidio operativo nella città ipparina. Occorre ribadire che ciò è stato possibile soprattutto grazie alla pratica che era stata inoltrata nei tempi corretti dal Comune di Vittoria in cui, tra l’altro, è stato espresso l’intendimento di mantenere, a proprie spese, l’ufficio giudiziario. Avevamo già precisato – dice la Padua – che l’esito dell’istanza ipparina sarebbe stata quasi certamente positivo e in queste ultime ore ne abbiamo ricevuto la conferma”.
Tribunale

OMICIDIO NIGITO DUE CONDANNE E UN’ASSOLUZIONE

È finito con due condanne ed una assoluzione, per non avere commesso il fatto, il processo ai danni dei vittoriesi arrestati tra il 18 luglio del 2012 ed il 4 giugno dell’anno scorso per l’omicidio di Francesco Nigito, 47 anni, e per il tentato omicidio dei fratelli Giuseppe di 43 e Gianluca di 41, avvenuto il 18 luglio di due anni fa nella centralissima via Adua. La sentenza al termine del processo con il rito abbreviato è stata emessa, dopo oltre due ore di camera di consiglio, dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, alle 19,30 di giovedì. Per tutto il pomeriggio gli avvocati Enrico Platania ed Emilio Cintolo hanno cercato di smontare le accuse mosse ai loro assistiti, Massimo e Giovanni Intelici, zio e nipote, rispettivamente di 36 e 20 anni. Il primo è stato condannato a 18 anni di reclusione, il secondo a sei anni e quattro mesi. Assolto Francesco Rico Giliberto, di 42, socio in affari di Interlici senior, difeso dagli avvocati Daniele Scrofani e Valentina Sanzone. Le motivazioni saranno depositate entro 80 giorni. La scorsa settimana erano intervenuti l’avvocato Santino Garufi che rappresenta la mamma, le sorelle ed i figli della vittima. Il pm Marco Rota, aveva chiesto una condanna all’ergastolo per Massimo Interlici, accusato di omicidio volontario e tentato plurimo omicidio, nonchè di detenzione di armi, e sedici anni di carcere per Giovanni Interlici, nipote di Massimo e Francesco Rico Giliberto: secondo gli inquirenti sarebbero stati loro a “passare” al presunto omicida una delle due pistole utilizzate per uccidere Nigito, dopo che la prima si è inceppata. Per loro l’accusa era di concorso in omicidio e nel duplice tentato omicidio.
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PRESUNTE TRUFFE INPS COINVOLTE 121 PERSONE

PuleioSono centoventuno le persone alle quali i pubblici ministeri Francesco Giuseppe Puleio e Gaetano Scollo hanno comunicato lo avviso di conclusione delle indagini in merito all’inchiesta su presunte truffe ai danni dell’Inps. L’accusa, per gli indagati, è di truffa aggravata continuata in concorso e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici aggravata e continuata. Più pesante l’accusa ipotizzata per Riccardo Minardo, Leontini Innocenzo, Rosario Spadaro, Giorgio Spadaro, Santa Fazzino, Giovanni Comitini, Carlo Tantillo, Carmelo Mandarà e Salvatore Pianeta. Sono indagati per associazione per delinquere “per aver costruito e fatto parte di una associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti, ed in particolare alla truffa aggravata ai danni dello Stato e di altri enti pubblici ed il falso ideologico, commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, associazione finalizzata, in particolare, al riconoscimento di invalidità civili, alla loro conferma, al loro aggravamento, ovvero ad evitare o ritardare la revisione nei confronti di vari soggetti per consentire agli stessi, principalmente, il conseguimento di pensioni di invalidità, di indennità di accompagnamento o ancora le agevolazioni di cui alla legge 104/1992 ovvero ad evitarne la revisione o ancora la revoca”. I pubblici ministeri rilevano ancora: “Attività posta in essere allo scopo di ottenere, Minardo Riccardo e Leontini Innocenzo, consenso politico elettorale e gli appartenenti alla pubblica amministrazione incarichi di rilievo nell’ambito della pubblica amministrazione e dell’azienda sanitaria provinciale 7 di Ragusa, in particolare agendo Minardo Riccardo (già senatore, deputato nazionale, deputato regionale e sindaco di Modica) e Leontini Innocenzo (già deputato e assessore regionale con delega alla Sanità e sindaco di Ispica) quali promotori ed organizzatori dell’associazione, nell’ambito della quale rappresentano il punto di riferimento per gli appartenenti alla pubblica amministrazione, in relazione al ruolo ed al potere politico acquisito in ambito nazionale, regionale e comunque in provincia di Ragusa nell’ambito delle rispettivi compagini politiche”. Oltre ai due ex parlamentari, sono indagati numerosi medici ed anche soggetti ai quali sarebbe stato, secondo l’accusa, “concesso” un ingiusto beneficio. Nell’indagine figura indagato anche un maresciallo della Guardia di Finanza per rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio in concorso. Secondo i pm avrebbe rivelato “notizie d’ufficio” ad un’amica, la quale avrebbe avvertito di quanto venuto a conoscenza due collaboratori di Innocenzo Leontini. La donna è indagata per favoreggiamento personale. Spetterà adesso alla Procura decidere se chiedere il rinvio a giudizio o meno. La Procura aveva a suo tempo chiesto l’arresto per i maggiori indagati, ma il Tribunale di Modica e il Tribunale del Riesame di Catania avevano rigettato la richiesta.

RAGUSA, DISSEQUESTRATO IL POLIGONO DI TIRO DI CONTRADA TRIFONDE’

TribunaleE’ stato revocato dalla Procura della Repubblica di Ragusa il sequestro preventivo del poligono di tiro dell’associazione nazionale Tiro a segno sezione di Ragusa presso il quale si svolgono eventi sportivi con l’uso delle armi. Si legge nella revoca che “non sussistono i presupposti del sequestro in quanto non è ravvisabile l’ipotesi di reato relativamente alle armi sportive essendo le stesse regolarmente denunciate e comunque nelle condizioni minime per evitare che estranei se ne impossessino agevolmente”. Rimane sequestrato, invece, un magazzino deposito in cui erano custodite armi e munizioni, ma l’associazione Tiro a Segno tramite il suo legale, avvocato Ignazio Gafà, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che non esiste violazione di legge in quanto “le cartucce rinvenute dentro e fuori le tre casseforti, materiale regolarmente denunciato e detenuto, ammonta come polvere da lancio al peso di Kg 3.119,5 non superando la quantità di Kg 5, soglia sotto la quale non occorre la licenza prefettizia”. Nel ricorso il difensore del rappresentante ragusano dell’associazione Tiro a Segno sottolinea che il materiale in deposito per l’uso giornaliero del poligono si trovava in un luogo provvisto di porta d’accesso blindata e sistema d’allarme, e – riporta il legale – lo stesso Tribunale del Riesame osserva che l’associazione Tiro a Segno ha i necessari certificati rilasciati dalla competente autorità in materia di poligoni e postazioni di tiro. Ragion per cui è stata chiesta anche la restituzione del manufatto utilizzato per il deposito e la ricarica del munizionamento del poligono di tiro di contrada Trifondè già aperto. 

ACCORPAMENTO TRIBUNALI: GLI AVVOCATI RAGUSANI CON TAMBURINI

tribunale di modicaLa Camera Civile Iblea, in sintonia con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa, esprime piena solidarietà al Presidente del Tribunale di Ragusa, che ha deciso di mantenere la dislocazione di tutti gli uffici giudiziari nella città di Ragusa. “Immeritate, miopi ed esagerate, e come tali da stigmatizzare, sono le polemiche sterili e le critiche, levatesi contro la superiore decisione da parte degli avvocati del Foro Modicano” – scrive la Camera Civile. Dello stesso tono l’Ordine degli Avvocati di Ragusa che in una nota ha espresso al Presidente del Tribunale di Ragusa, dott. Tamburini, che ha confermato integralmente il provvedimento del Ministero di Giustizia, impugnato dall’Ordine degli Avvocati di Modica, “la piena condivisione per il Suo operato, definendo nel contempo assolutamente non condivisibili, immeritate, oltre che pretestuose, le polemiche e le critiche sollevate, avverso detta determinazione, dagli avvocati del Foro Modicano”.

Ragusa, licenziato dalla Busso: il giudice del lavoro dispone il reintegro

Il dottore Gaetano Dimartino giudice del lavoro del Tribunale di Ragusa ha pronunciato una sentenza di condanna alla ditta Busso per il licenziamento illegittimo e discriminatorio di Giovanni Laurino. Il dipendente dell’azienda che svolge il servizio di raccolta dei rifiuti aveva pubblicamente denunciato le gravi irregolarità nello smaltimento di rifiuti ed era stato quindi licenziato per avere “denigrato” l’impresa in cui lavorava. I fatti risalgono a due anni fa, 2012, quando Laurino – sindacalista Isa – aveva inviato una lettera ad amministratori e alla stampa raccontando del pericolo per la salute degli operatori del centro di contrada Nunziata per il percolato che fuoriusciva dai rifiuti umidi giacenti per giorni all’aria, per i mezzi obsoleti, per la raccolta differenziata che tale non era. “Il giudice – scrive l’avvocato Guido Gaudioso, difensore di Laurino – ha riconosciuto che le dichiarazioni del lavoratore fanno riferimento a fatti specifici, descrivendo con puntuali riferimenti spazio temporali situazioni ritenute pericolose per la salute dei lavoratori… e non è dato rinvenire toni denigratori nei confronti dell’azienda”. Il licenziamento era quindi finalizzato esclusivamente ad estromettere dall’azienda una voce scomoda. In forza della sentenza l’impresa ecologica Busso Sebastiano dovrà adesso reintegrare il lavoratore e corrispondergli quanto dovuto per il risarcimento del danno causatogli dal licenziamento illegittimo e discriminatorio.
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Ragusa, richiesta rinvio a giudizio per il presidente della Pegaso e per un ex dirigente comunale

Il procuratore della Repubblica, Carmelo Petralia, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ragusa l’emissione del decreto di rinvio a giudizio nei confronti di Antonio La Ferla, in qualità di legale rappresentante della cooperativa sociale “Pegaso”, e dell’ex dirigente comunale Giuseppe Mirabelli. La Ferla è imputato per i reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa. L’ex dirigente del settore contratti di Palazzo dell’Aquila, invece, per abuso d’ufficio. I fatti contestati sono relativi all’affidamento del servizio di sollevamento idrico di contrada “Lusia”, per la durata di poco più di nove mesi, per un importo a base di gara di 266.753,46 euro. L’episodio risale tra la primavera e l’estate del 2012. A far partire le indagini era stata una denuncia presentata in Procura. Nella richiesta di rinvio a giudizio, il Procuratore identifica quale parte offesa la cooperativa sociale “Leonardo”. L’udienza preliminare in camera di consiglio è stata fissata per l’otto maggio prossimo. In quella data il Gup valuterà la richiesta della Procura e deciderà per il rinvio a giudizio o meno.
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Per Minardo e Leontini arriva il “no” all’arresto

Il Tribunale della Libertà di Catania ha rigettato l’appello dell’allora procurato di Modica, Francesco Pulejo, sulla richiesta della misura cautelare per gli ex deputati Innocenzo Leontini e Riccardo Minardo indagati, insieme ad altre 195 persone, per una presunta truffa dei falsi invalidi ai danni dell’Inps.
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Nuovo direttivo Camera Civile Iblea

AVV-OCCHIPINTIL’associazione forense ha rinnovato le cariche direttive eleggendo gli avvocati Salvatore Occhipinti (Presidente), Sergio Arezzo (Vice presidente), Salvatore Bucchieri (Consigliere), Diletta Corallo (Tesoriere), Francesco Bocchieri (Segretario).

Avvocato ragusano arrestato a Malta: prosciolto da ogni accusa

tribunale-generica-aula48E’ stato prosciolto da tutte le accuse dal giudice della Corte Criminale maltese l’avvocato ragusano Giovanni Calcaterra. L’uomo era stato arrestato a Malta nelle scorse settimane. La Polizia maltese lo aveva accusato di aver utilizzato in modo fraudolento documenti bancari apocrifi e di aver acquistato banconote falsificate. Adesso l’avvocato potrà fare rientro in Italia.

Caso Guarascio, per Procura irregolarità sull’asta

L’indagine della Guardia di Finanza di Ragusa sulla vendita all’asta della casa del muratore di Vittoria Giovanni Guarascio, morto per le ustioni riportate dopo che il 14 maggio scorso si era dato fuoco fuoco per protesta, ha riscontrato diverse irregolarità. La conferma arriva dal procuratore della Repubblica di Ragusa, Carmelo Petralia. “Durante le indagini sono state individuate – ha spiegato il procuratore – molteplici irregolarità di rilevanza penale nella fase di aggiudicazione di vendita della casa di Giovanni Guarascio messa all’asta per un debito con un istituto di credito”. A conclusione delle indagini vi sarà la richiesta di giudizio per i responsabili delle irregolarità.
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LA CORTE D’APPELLO DA’ RAGIONE AL MARSA SICLA’

TribunaleDopo la Corte di Cassazione e il Tar, che si erano espressi positivamente su altre questioni giudiziarie, anche la Corte d’Appello di Catania si è pronunciata favorevolmente all’istanza presentata da Marsa Siclà che aveva chiesto di poter disporre del termine di 60 giorni previsto dalla legge per predisporre un accordo di ristrutturazione da presentare ai propri creditori. Tale istanza era tuttavia stata rigettata dal Tribunale di Modica per la presunta incompletezza o assenza di fattibilità del piano di risanamento e della documentazione prodotta. La Corte d’Appello di Catania ha invece ritenuto che sia la documentazione che il piano di risanamento fossero completi e credibili, ed accolto l’istanza di inibitoria, concedendo il termine di 60 giorni a Marsa Siclà. L’azienda ha comunicato di aver affidato ai propri legali l’incarico di studiare e proporre azioni di risarcimento dei “gravissimi danni subiti, anche presso organi di giustizia sovranazionale”.

Ragusa, presunte irregolarità per concessione edilizia chiesti 18 rinvii a giudizio

La Procura della Repubblica ha richiesto il rinvio a giudizio per diciotto persone relativamente ad un’inchiesta aperta nel 2010 su presunte irregolarità in merito ad una concessione edilizia per una ristrutturazione in contrada Cammarana, nei pressi del Club Med di Camarina, in territorio di Ragusa. La vicenda risale al 2009, quando una ditta presentò richiesta di concessione per la ristrutturazione di due corpi di fabbrica in un’area con doppio vincolo, sia paesaggistico che archeologico. In un primo momento sia il servizio archeologico che quello paesaggistico della Soprintendenza diedero un parere positivo che fu trasmesso alla commissione edilizia comunale dalla quale venne il “nulla osta”. In pratica si trattava di un vecchio edificio rurale che doveva essere recuperato e di un’altra struttura. La legge prevede la possibilità di ristrutturazione, e poi il relativo utilizzo ad uso abitativo, solo per i corpi di fabbrica esistenti. L’altra struttura, però, non sarebbe un vecchio edificio, come sarebbe stato descritto nella documentazione sottoposta alla commissione edilizia e agli uffici competenti, ma una cisterna. In questo caso non sarebbe stato possibile rilasciare la concessione per la ristrutturazione. Come detto, la Soprintendenza in un primo momento diede un parere positivo. Parere che poi fu ritirato, con richiesta di adeguarsi anche al Comune, in quanto la ditta proprietaria non avrebbe concesso il diritto di prelazione all’ente di tutela del patrimonio nella vendita dell’area. A pochi metri, infatti, sempre all’interno del terreno in questione, c’è un ritrovamento archeologico. La Soprintendenza, quindi, aveva per legge un diritto di prelazione sull’acquisto. Il Comune si adeguò e ritirò la concessione. E’ poi emerso il “particolare”, quello poi determinante per l’avvio delle indagini, della relazione su una struttura che sarebbe solo una cisterna. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il legale rappresentante della società, con sede a Milano, che presentò il progetto, Alberto Ricca, e per il tecnico progettista, Salvatore Salinitro. L’accusa ipotizzata è di concorso in falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L’ex dirigente del settore Assetto e uso del Territorio, Ennio Torrieri, è accusato di abuso d’ufficio. Per lo stesso reato si chiede il rinvio a giudizio per Emanuele Scalone, funzionario del settore edilizia privata. Ci sono poi i componenti della commissione edilizia che votarono l’atto: Michele Tasca, che presiedeva l’organismo, Giovanni Dimartino, Donato Causapruno, Salvatore Salafia, Salvatore Nobile, Gianluca Cilia, Maurizio Tumino, Salvatore Iurato, Giacinto Tramontana, Vincenza Battaglia, Emanuele Scalone e Santo La Terra. Sono accusati di abuso d’ufficio in concorso. La richiesta riguarda anche l’allora dirigente della Soprintendenza, Vera Greco, e l’ex dirigente del servizio archeologico della stessa Soprintendenza, Giovanni Distefano. Anche nei loro confronti è ipotizzato il reato di abuso d’ufficio in concorso.

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Perquisizione al Comune di Scicli. Il sindaco: “Fiducia negli inquirenti”

Massima fiducia nel lavoro di indagine della Dda di Catania e degli organi inquirenti. Il sindaco di Scicli Franco Susino commenta così la notizia di una perquisizione fatta mercoledì dai carabinieri presso il Municipio di Scicli circa ipotesi di reato consumate dal 2009 ad oggi e su cui indaga la Dda di Catania.
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Lasciarono garza nel ventre della paziente, condannati due medici

Dimenticarono una garza nel ventre di una paziente che aveva avuto un parto cesareo. Ora due dei componenti dell’equipe medica che effettuò l’intervento nel 2005, S.I. E G.B., sono stati condannati dalla Corte dei conti a risarcire l’ospedale Paternò Arezzo di Ragusa che a sua volta aveva dovuto pagare alla paziente danni per 43 mila euro. Nella vicenda era coinvolto un terzo medico, V. S., che però ha pagato la sua quota prima della conclusione del giudizio.

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MODICA, LA POLIZIA ESEGUE UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

tribunale di modicaGli uomini del Commissariato di Polizia di Modica, a conclusione dell’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Modica, all’alba di martedì hanno eseguito la misura cautelare emessa dal Giudice del Tribunale di Modica nei confronti di un 22enne già sottoposto al regime degli arresti domiciliari per reati di droga, ricettazione e detenzione illegale di armi. Gli investigatori hanno appurato che l’arrestato domiciliare, durante la detenzione presso il domicilio eletto presso un’abitazione del centro storico, piuttosto che attenersi alle prescrizioni connesse con la misura cautelare a cui era sottoposto, consistenti nel divieto di frequentare e comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano e che lo assistono, sarebbe stato solito ricevere una minore modicana. Durante le visite della minorenne, l’uomo avrebbe commesso altri reati quali lo spaccio di sostanze stupefacenti in favore della giovane, consumando con la stessa atti sessuali, non curante della giovane età della minore e dei disturbi della personalità di cui la stessa era affetta. “I fatti che hanno portato all’emissione della misura cautelare – viene spiegato in un comunicato stampa dalla Polizia di Modica -, erano stati confermati in atti dalla madre della minore alla quale quest’ultima – si legge ancora nel comunicato stampa – aveva creato notevole preoccupazione per le sue frequentazioni ed in particolare quella con un cittadino straniero del quale sembrava essersi invaghita”. La vicenda ha assunto rilievo penale in quanto il 22enne era agli arresti domiciliari per i reati di cui si è già scritto e alla minore, durante le visite che la stessa gli faceva presso la sua abitazione, avrebbe ceduto della sostanza stupefacente. Durante la esecuzione della misura cautelare, la perquisizione domiciliare svolta dagli investigatori ha consentito loro di trovare e sequestrare una pistola giocattolo priva di tappo rosso, calibro 9 in metallo, ed un bilancino che era stato nascosto sotto alcune tegole poste sul tetto dell’abitazione dell’uomo. Inoltre, gli agenti hanno scoperto che il 22enne si era allacciato abusivamente alla rete elettrica. Detta circostanza, poiché configurava il reato di furto di energia elettrica, oltre all’esecuzione della misura cautelare, induceva gli agenti del Commissariato di Modica a trarre in arresto l’uomo anche per tale reato.

Misura di sorveglianza per Gabriele Zocco

TRIBUNALE RAGUSAAccogliendo la richiesta del Procuratore della Repubblica di Modica Francesco Puleio, il Tribunale di Ragusa, sezione Misure di prevenzione, ha applicato nei confronti di Gabriele Zocco, nato a Modica nel 1989 ed ivi residente, la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni uno e mesi sei. Il Tribunale ha ritenuto che Zocco, gravato da numerosi precedenti penali per reati contro la persona (lesioni) ed il patrimonio (rapine), già condannato per cessione di sostanze stupefacenti, sia persona socialmente pericolosa, tale da meritare una particolare sorveglianza da parte degli organi di pubblica sicurezza.

LA CASSAZIONE DISSEQUESTRA IL MARSA SICLA’

La Corte di Cassazione ha dato il via libera al dissequestro del “Marsa Siclà”. Nella serata di martedì sono, quindi, stati tolti i sigilli apposti il 19 gennaio scorso. Una buona notizie per le maestranze, anche se arriva a stagiona estiva abbondantemente iniziata. E’ previsto un altro incidente probatorio ad opera dei tecnici Consiglio Nazionale delle Ricerche di Catania, incaricati dal consulente tecnico Fulvio Lucchi, nominato dal Gip di Catania, ma i proprietari e i lavoratori potranno sin da subito accedere nella struttura per cominciare a rimetterla in moto. Per due volte il Tribunale del Riesame di Catania aveva rigettato le richieste di dissequestro della struttura. Rimangono ancora sequestrati gli altri due villaggi turistici, “Baia Samuele” e “Marispica” che tuttavia potrebbero essere dissequestrati a breve.

CortediCassazione

 

ABUSO D’UFFICIO, LA PROCURA DI MODICA CHIEDE QUATTRO RINVII A GIUDIZIO

A seguito delle indagini che, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Modica, portarono anche al sequestro del terreno e delle attività di cantiere presenti nel fondo di via Trani, a Modica, il Procuratore della Repubblica, Francesco Puleio, ha chiesto al Giudice dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio per il dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Modica, D.C., del dipendente G.A. in servizio presso quell’ufficio e di due persone proprietarie del terreno considerate “beneficiarie e dirette istigatrici dell’illecito”. I proprietari avevano chiesto ed ottenuto dal Comune di Modica la concessione edilizia per la realizzazione di un edificio per civile abitazione, procedendo ai primi lavori di spianamento e movimento terra. Le indagini avevano accertato che la concessione edilizia sarebbe stata rilasciata omettendo ogni valutazione circa le conseguenze che la realizzazione dell’edificio avrebbe avuto sulla regimentazione delle acque. Infatti, l’edificio sarebbe sorto in una zona di impluvio naturale dove convoglia buona parte delle acque piovane (superficiali e di infiltrazione) di tutto il bacino sovrastante la via Trani, oggi fortemente urbanizzato. “Il cantiere del costruendo immobile, come si evince anche dagli ulteriori accertamenti svolti dal settore Geologia della Provincia Regionale di Ragusa, avrebbe modificato – spiega la Procura – i profili dell’impluvio e avrebbe ristretto la sezione naturale del cosiddetto letto di piena o di magra con possibili rischi geomorfologici ed idraulici dei luoghi e con processi di erosione accelerata, in occasione di eventi piovosi critici e non solo. Le indagini avevano tra l’altro documentato quanto accaduto nell’agosto 2012, allorquando, a seguito di un violento temporale, le acque piovane provenienti dalle vie sovrastanti e dalle traverse della Via Trani, l’avevano trasformato in un unico fiume in piena con allagamenti che hanno creato non poco allarme tra gli abitanti della zona, i quali erano già preoccupati per i pericoli per l’incolumità pubblica che l’edificazione di quel fondo poteva comportare”. I tre sono accusati di abuso d’ufficio in concorso.
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ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO, SENTENZA D’APPELLO PER TRE IMPUTATI

 

In esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della direzione antimafia, il primo ottobre 2010 i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ragusa catturavano Alessandro Aparo, Giovanni Rimmaudo e Salvatore Russotto, ritenuti affiliati a Cosa Nostra e quindi indagati per il reato di associazioni di tipo mafioso (anche straniere). L’esecuzione dell’ordinanza poteva considerarsi come l’epilogo di un gruppo criminale che nonostante le decimazioni inferte dalla polizia giudiziaria attraverso le diverse operazioni susseguitesi negli anni a partire dalla strage di San Basilio del 1999, ha sempre saputo rigenerarsi. Infatti con l’arresto di Aparo, Rimmaudo e Russotto, tramontava – spiegano i carabinieri. il tentativo partorito dagli ultimi “esponenti di spicco” di fondere il ramo vittoriese di Cosa Nostra con quello più agguerrito e solido di Niscemi. In primo grado gli arrestati erano stati condannati dal Tribunale di Ragusa: alla pena di dodici anni di reclusione ciascuno Aparo e Rimmaudo, mentre il Russotto era stato condannato alla pena di nove anni e due mesi. In parziale riforma della sentenza di primo grado, l’11 giugno scorso la seconda sezione penale della Corte d’appello di Catania ha rideterminato la pena in dieci anni di reclusione per Aparo, confermando dodici anni per Rimmaudo e nove anni per Russotto.

mafi

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