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16/11/2011 -

Politica/

Nello Dipasquale e l’ultimo bacio ad Angelino

Verrebbe voglia di colpirlo come Michelangelo con il suo Mosè per chiedergli: Perchè non parli? Contento, smarrito, rassegnato, arrabbiato, preoccupato, cosa prova il nostro sindaco per la dipartita di Berlusconi? Un commento sarebbe un atto di chiarezza, ed anzi se esprimesse un sentimento di ritrovata liberazione si potrebbe persino credere che Nello Dipasquale il Pdl se lo è lasciato davvero alle spalle. Capiamo il silenzio imbarazzato di Leontini e di Minardo che attendono la fine della tempesta per spuntar fuori come i vavaluci e rimettersi in lento movimento, ma Nello Dipasquale, che è intervenuto persino per le sofferenze degli abitanti di Gaza annunciando l’invio di pacchi umanitari, mai partiti né arrivati, perché non parla? Sarebbe una dichiarazione intrisa di logica: ero talmente consapevole delle rovine che si avvicinavano che mi sono dissociato dal partito inventandomi una associazione per riposizionarmi. No, non parla, una specie di paralisi degli apparati cognitivi; alla fine, però, è prevalso il comportamento primitivo che salva l’uomo nei momenti disperati: è partito per Catania per andare ad ossequiare Angelino Alfano. Beccato venerdì pomeriggio all’aeroporto Fontanarossa in assetto da comitato di accoglienza insieme alla Prefetto Cannizzo per ricevere il segretario del Pdl, l’uomo che da lì a qualche ora avrebbe tentato nell’ultimo pranzo di regime di convincere Monti a salvare le aziende del Cavaliere. Rimarrà alla storia: Nello Dipasquale c’era nei giorni più difficili del monarca per testimoniare al gran lacchè di corte che la periferica Ragusa era rimasta fedele. Ragusa come Sirte: l’ultima roccaforte. Gli ha dato due baci, asciutti ma pieni, forse gli ha sussurato frasi di conforto e vicinanza, e, come un impagabile domestico, si è assottigliato al suo fianco; poi cinque o sei auto blu che sfrecciavano in direzione delle Ciminiere – qui Alfano ha presentato il suo libro sulla mafia – e così il nostro sindaco è sparito nel corteo quasi funebre ripiegando verso gli iblei. Mentre a Catania si consumava il saluto cerimonioso e prudente, qui a Ragusa imperversava la sagra della frittella, il più solido appuntamento folcloristico e culturale nato dallo sforzo intellettuale e programmatico della stagione berlusconiana. Che penserà l’avvocato Michele Sbezzi, pensatore della fucina trasversale di Territorio, di tale gesto riverente? Nulla. La forza di Nello Dipasquale è stata l’operosa spoliticizzazione delle coscienze scioltesi in una adorazione del vitello d’oro. A Ragusa comunque la nave va. Per il contenimento delle spese della casta, il sindaco ha aumentato di 900 euro lo stipendio del suo assistente Michele Colombo che ne prendeva solo 1800; per il cambiamento sostanziale della politica, il vicesindaco Cosentini – del Pid di Saverio Romano – che non disdegnerebbe la designazione come candidato alla presidenza della Provincia, nel frattempo, è transitato in Territorio; infine, per la salvaguardia del territorio e la battaglia per un buon piano paesaggistico a tutela dell’agricoltura imprenditoriale, riferiamo notizia riservatissima: i livelli di salmonella proveniente dal percolato dei letamai e recinti delle aziende zootecniche stanno massacrando la sorgente Scribano Oro e, di conseguenza, anche la Misericordia tanto che il Comune ha deciso di scaricare tutto nel fiume Irminio. Si è talmente contratta la democrazia di questa città, da non riuscire a cogliere le bugie, le grossolanità, le ridicolaggini del potere. Ben ci sta anche un patetico Nello Dipasquale che corre a Catania per l’ultimo bacio ad Angelino.

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