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27/11/2011 -

Ambiente/Arte/Istruzione/Società/Televisione/

Ergasterion-fucina di archeologia

Le campagne iblee disseminate di “torcularia” Vasche comunicanti, ricavate nella pietra e giustapposte seguendo la pendenza del terreno: i “torcularia” sono presenti in gran numero nelle campagne del Val di Noto, specialmente nei pressi dei centri abitati. La vasca superiore fungeva da catino per la pigiatura, mentre in quella inferiore si versava per tracimazione il mosto o l’olio. Nei pressi delle vasche lapidee spesso sono stati ritrovati alcuni filatteri, o delle epigrafi, che riportano gli scongiuri fatti dal contadino o dal proprietario terriero per evitare la cattiva resa. Venerdì sera l’auditorium san Vincenzo Ferreri di Ibla ha ospitato il terzo appuntamento di “Ergasterion – Fucina di archeologia”, ciclo di incontri promosso dall’associazione SiciliAntica, incentrato sull’archeologia della produzione delle antiche società, che oggi più che mai è un mezzo utile a comprenderne l’organizzazione. I lavori sono stati moderati dall’archeologa Ornella Bruno. E’ stato Giovanni Bellina, past president di SiciliAntica, a presentare uno studio in progress riguardante i “torcularia” (è prevista la mappatura dei luoghi di rinvenimento), detti in siciliano “cuonzi”, usati anche come trogoli. A volte si trovano insieme le vasche del palmento e la base della pressa. Palmenti e torchi erano, dunque, a servizio di vigneti e oliveti. Della conservazione del pesce nel mondo antico ha, invece, parlato Annunziata Ollà, funzionario archeologo della Soprintendenza di Messina mettendo a confronto gli impianti della Sicilia per la produzione e la lavorazione del pescato con quelli esistenti nella zona africana e spagnola. Delle antiche latomie costiere del siracusano ha parlato Alessandro Rustico, specializzato in Archeologica classica all’Università di Bari, ricordando le antiche tecniche di estrazione: la “pointillé” (tramite fori paralleli e pressione manuale); l’uso di cunei metallici o lignei; la tecnica mista con il piccone. In evidenza anche il trasporto dei blocchi che avveniva, tramite imbarcazioni, dal luogo di estrazione fino al cantiere in cui si impiegavano. “Questo spiega – sottolinea Rustico l’ubicazione delle latomie prossima al mare”.

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