17-09-2019
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22/11/2014 -

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LA PROVINCIA DEI BABBI? NO, LA PROVINCIA DEI NABABBI

provincia-528x279Se volete rivivere l’Italia che fu, quella degli sprechi, dei privilegi, dell’abbondanza basta passare da viale del fante e guardare l’immenso palazzo tutto finestrelle che pare ricordare le fessure dello slot machine, dove si infila denaro che viene inghiottito voracemente. Si chiamava provincia regionale ora è solo un Libero consorzio, talmente libero da affrancarsi dalla drammatica realtà economica che si sta vivendo e dall’esigenza ormai normata di contenere la spesa. La baracca bianca ci costa, solo di dirigenti, 800 mila euro all’anno, per sette persone che da mesi ormai producono il minimo e il nulla, una oscillazione comunque bastevole che gli consente l’applicazione tabellare massima: 40 mila euro annui di stipendio fisso, più una parte variabile storicamente fissata sempre a quota 40 mila euro, più la tredicesima, più il premio produttività. Lo scandalo c’è eccome e non per i numeri assoluti da contratto che certificano il Paese delle diseguaglianze, ma per una comparazione semplicissima. Perchè in una Provincia piccola come Ragusa i dirigenti guadagnano più che i loro colleghi di Catania, di Siracusa, – enti a noi vicini e con territori assai vasti – per non parlare delle altre province d’Italia (la ricerca su internet è facile: ogni ente ha l’obbligo di pubblicare i costi ) e persino del Ministero degli Interni? Non si tratta di qualche centinaio di euro in più: la differenza media tra quanto ci costa un dirigente della baracca bianca rispetto agli esempi citati va dai 15 mila ai 30 mila euro, a vantaggio, s’intende, dei nostri. Perchè persino in un territorio leggermente mafiosetto come Agrigento la politica e le istituzioni hanno avuto il buon gusto di non arrivare ai livelli massimi di spesa, e qui da noi a Ragusa nessuno vuol mancare di rispetto ai dirigenti Paperoni? Cosa impedisce alla politica di abbassare i costi della burocrazia? Niente, non esiste più un presidente, una giunta, un consiglio: tutti mandati a casa e commissariati. Dobbiamo dedurre che la  casta della burocrazia è quindi più forte della politica. E’ così. Il dominio dei dirigenti della ex Provincia è assoluto, un Grande Fratello governa quel palazzo. La permanenza in vita si basa su un procedere cauto, silenzioso, ognuno al proprio posto senza infastidire il vicino. Cinquecento impiegati entrano la mattina e con compostezza si preparano ad affrontare 6 ore di noia cosmica: caffè, spuntino, ricetta su internet, 4 chiacchiere sulla squadra del cuore, il solitario, tre orette su internet, le telefonatine a casa per vedere se là fuori scorre tutto con la stessa tranquillità, qualcuno che osa un crocicchio nei corridoi vuoti. I dirigenti non si vedono più, non hanno l’obbligo della presenza ma sono il polmone d’acciaio che regola la resistenza ad oltranza. La baracca bianca finge di essere viva e questa illusione consente ai sette dirigenti d’oro di continuare a percepire sempre lo stipendio massimo. Baglieri  (segretario generale)  110 mila euro, Buonmestieri 98, Corallo 103, Falconieri 106, Maucieri 96, Lo Castro 99, Sinatra 115, Mezzasalma 162. Per quest’ultimo, che è l’avvocato dell’ente ed ha preso nell’anno 2013 ben 62.815 euro per compensi vari,  si spera che fra questi denari non ci sia il patrocinio di enti esterni poichè la Corte costituzionale ha sentenziato che gli avvocati degli uffici legali degli enti pubblici possono patrocinare cause solo per l’ente di appartenenza. Una cosa è certa: dentro la baracca bianca gli echi dal mondo arrivano ovattati, lontani, e se giunge qualche parola che ponga un freno ai costi, ci si ostina a non capire. E’ accaduto in questi giorni. L’assessorato regionale agli enti locali aveva impartito regole chiare: si procede solo con le proroghe ai dirigenti e nulla più. E invece. Il segretario Ignazio Baglieri invia a Palermo una richiesta generica di proroga includendo anche il capo di gabinetto Gianni Molè e il vicesegretario Falconieri. La Regione si infuria ed interviene prima con un confronto ufficioso e poi con una determina assessoriale che ha stoppato il generoso andazzo vigente. E ce ne vuole per far gridare allo scandalo i burocrati palermitani! Chi fermerà il meccanismo di protezione a catena dove i dirigenti per tutelarsi e allontanare il più possibile lo spettro della riduzione dei costi, tentano di inglobare in questa bolla privilegiata il maggior numero di persone? Quale riforma, quale governo? Perchè in tanti mesi di commissariamento non è mai arrivata una ispezione per rendersi conto che gran parte del personale non ha più niente da fare e che quindi lo si dovrebbe trasferire altrove? La risposta è semplice, di solito sono gli scontenti a richiedere i controlli,  ma alla ex Provincia regionale di Ragusa, dall’usciere alle figure apicali, si sta da dio.

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