Un certificato di credito di 40 lire, nascosto in una vecchia cassa. A distanza di oltre cento anni viene ritrovato e la titolare, che l’ha ereditato dal padre, adesso chiede alla Banca d’Italia e al Ministero delle Finanze, circa 400.000 euro. Protagonista della vicenda un’anziana ragusana, Concetta L., che ora vive a Roma. La donna, prossima ai cento anni, era tornata in visita alla casa natale, a Ragusa. Tra vecchie foto e ricordi di famiglia ha ritrovato il titolo di credito: un libretto, con decorrenza, primo gennaio 1905, risalente quindi al periodo della Monarchia. A garanzia di quei crediti, subentrarono proprio la Banca d’Italia e il Ministero. Ed ora la signora Concetta, assistita dagli avvocati Lorenzo Amore e Giacinto Canzona del Foro di Tivoli, che si occupano di questo genere di questioni, attraverso una class action, vuole avere i suoi soldi. La somma è comprensiva degli interessi, della rivalutazione monetaria e soprattutto della capitalizzazione, essendo in giacenza nelle casse pubbliche per oltre cento anni. Il 21 dicembre doveva tenersi la prima udienza davanti al Tribunale di Roma. Il giudice Civile, però, l’ha fatta slittare al 21 febbraio in modo da consentire, ad altri risparmiatori, di aderire all’azione avviata dalla centenaria signora ragusana. Come detto, il certificato era stato lasciato in un vecchio baule. Il padre di Concetta, Francesco, orafo di professione, si arruolò come volontario nella Grande guerra, dove purtroppo morì.
Telenova Ragusa