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17/05/2017 -

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SALVATORE CORALLO E LA SCIMMIA NUDA   

imageUno dei primi atti del sindaco Federico Piccitto, altamente simbolico perché di rottura con il passato, fu un memorabile colloquio con l’ingegnere Franco Poidomani avvenuto durante una fase del concorso per l’individuazione del nuovo dirigente del settore urbanistica. Il giovane primo cittadino tutto preso dalle fiamme della nuova civiltà che da lì a poco avrebbe soppiantato la vecchia Ragusa interrogò Poidomani e poi con ferocia rivoluzionaria gli comunicò che nonostante lo straordinario curriculum del candidato serviva un tecnico fresco per realizzare il cambiamento già segnato dall’ascesa grillina a Palazzo. Fu scelto il giovane architetto Marcello Di Martino, e l’ardore e la sfida di quel tesissimo confronto si acquietarono esaurendosi dapprima nelle intenzioni e poi nelle difficoltà a concretizzare quella svolta sintetizzabile nello scarno e definitivo slogan “consumo di suolo zero” – che tanto era piaciuto soprattutto alla fascia di elettorato più colto e progressista della nostra città.  Da quel momento scatta la tattica evitante, nessuno mette mano seriamente al settore  – che è il nodo centrale per la rinascita di Ragusa – nessuno ne parla e viene partorita una variante al piano regolatore assai misera dove ci si accontenta di tagliuzzare e ridurre la speculazione folle già programmata. Questa variante è stata avviata in un binario morto, il sindaco non si è più occupato del tema – non sappiamo se per rassegnazione, incapacità, colpevole abbandono del sogno oppure per tutte e tre le cose –  e la patata bollente è stata consegnata all’assessore Salvatore Corallo che prima l’ha raffreddata per benino facendo dimenticare ai ragusani l’esistenza di questa delega fondamentale impegnandosi in piccole distrazioni di massa ( il segmento della pista ciclabile, il segmento di viale Colajanni, lo sterminio degli alberi ritenuti sempre invadenti e pericolosi, il trionfo tricolore del ciclamino)  e poi ha impiattato la cena di mezzanotte per i costruttori mai sazi nonostante le grandi abbuffate precedenti.  Sono continue le concessioni che la giunta sforna da mesi – Legambiente ci ha fatto conoscere l’orrido menù: 360.000 mq di cemento, 1750 abitazioni, oltre 4000 abitanti destinati a lasciare il centro per la periferia –  che certificano il fallimento dell’esperienza grillina e la dissolutezza del pensiero cinquestelle. Sulla mediocrità del movimento non c’è dubbio alcuno, ma nessuno di noi poteva immaginare che i difetti palesi di questa compagnia al governo – assenza di confronto, arroganza, propensione alla sudditanza, sottocultura, insomma un’accozzaglia di umori popolari che sembravano comunque animati da qualche principio elementare e primitivo di discontinuità con i tempi che furono –  potessero sfociare in questa palude valoriale, dove la politica cede il posto all’automatismo e gli atti amministrativi diventano solo riproducibilità tecnica ineluttabile come nelle concessioni a cascata di cui da giorni si parla. Questo vuoto di intelligenza ostinatamente inseguito si accoppia ad una sfacciata volgarità che lascia sbalorditi.  Nulla è stato fatto per la variante e nulla è stato fatto in 4 anni per la revisione al piano regolatore. Corallo è stato il massimo interprete dell’urbanistica impalpabile e volutamente insignificante, ed ormai non può più tacersi il fatto che questi sia la persona meno adatta a gestire la delega non solo per l’assenza di preparazione specifica ma soprattutto per una naturale e spiccata propensione e ammirazione per l’imprenditoria “fattiva e dinamica”; un mondo a volte rispettabilissimo da tenere, però, nel nostro contesto sociale, a bada, e che certo non può essere il faro di uno sviluppo territoriale alternativo predicato dai cinquestelle contro lo scempio edilizio. C’è un’altra ragione per cui Corallo non doveva accettare l’assessorato ed è la sua amicizia e assidua frequentazione con il responsabile dei cantieri del costruttore Gianni Chiaramonte, l’imprenditore che più degli altri, nell’ultimo decennio, per il legame con l’ex sindaco e forse anche per la casuale fortuna che lo ha accompagnato è stato tra i maggiori protagonisti della crudele e forsennata cementificazione delle periferie. Si dirà che un’amicizia non costituisce colpa, tuttavia il rigore cinquestelle, la delicatezza della questione, la necessità di una apparenza da moglie di Cesare – pura e incontaminabile – doveva imporre un passo indietro volontario da parte di Salvatore Corallo. No, non è avvenuto. Il pasticciere ha affondato le mani in tutte le deleghe ed ha giocato con sapienza con gli ingredienti a sua disposizione. Le concessioni vanno giù come le ciliegie, di questo periodo, e l’ultima manciata golosissima è fatta di 9 alloggi sociali in via Berlinguer angolo via Anfuso della ditta Ellepi di Chiaramonte Rosa. Per la cronaca il sindaco era assente il giorno di questa concessione votata in giunta. Quali sentimenti attraversano l’animo di Federico Piccitto in questa fase? Ha capito che era solo una balla il consumo di cemento zero? E allora perché non chiama la città, le forze politiche, le associazioni, per dare risposte, per trovare soluzioni, per liberarsi da quel che viene raccontata come impotenza al cambiamento? No, troppo impegnativo inseguire le balle dei sogni, non ne vale la pena. I cinquestelle sono persone pratiche, razionali: le favolette per le campagne elettorali e per gli allocchi, le concessioni edilizie per chi sa quanto conta il danaro. E il sindaco cosa pensa di Corallo? A volte il primo cittadino si è irritato con il suo assessore ed ha intuito una certa velocità di azione che cozzava alquanto con i sacri principi cinquestelle (vedi ad esempio la vicenda dei lavori – all’insegna del fai da te più che spinto-  a Marina di Ragusa per la installazione dell’elettrodotto per Malta) e però ha deciso di non capire, non vedere, non ascoltare. Il giudizio se lo sarà fatto, per carità, ma il ritmo amministrativo ora è  cambiato, non c’e più passione e si marcia per salvarsi il culo e arrufianarsi qualche capoccia del Movimento. E l’urbanistica? Va da sola, scivola tra un costruttore e l’altro. Corallo è stato assai furbo nel riporla in uno sgabuzzino segreto; poi, un anno prima della fine, un bel colpo di maquillage per dire che si pensa al futuro predisponendo il piano regolatore che ormai non serve a una mazza. Con suadente garbo casmeneo  ha convinto  Piccitto ad affidarsi per la stesura della revisione del Prg ad un tecnico catanese, l’ingegnere Erbicella (ha redatto il Prg di Comiso, vanta un inappuntabile albero genealogico nerofascio nella storia del  Msi siciliano, è un gran conoscitore degli uffici regionali), una figura comunque assai distante da quella speranza culturale e da quella lungimirante contemporaneità che ha come punto fermo la lotta alla cementificazione per ritrovare il senso di comunità e di dignità cittadina. Insomma partimmo con Cervellati, urbanista di rilievo internazionale, e finimmo con Erbicella. Urbanistica dimenticata, non orientata, e poi scivolata nell’impasto della betoniera, e quando una città affonda in questi meccanismi la volgarità dilaga. L’altro giorno in consiglio comunale doveva essere avviata la discussione del nuovo Prg. C’era solo quel simpatico ragazzo di Marcello Di Martino, gli altri se l’erano squagliata. Mai nella storia di Ragusa, pur tra mille difetti, molteplici inganni, un mare di incurie delle vecchie amministrazioni, un assessore all’urbanistica aveva avuto la maleducazione di non presentarsi in aula per un appuntamento così importante. E non era colpito da qualche malanno.  Salvatore Corallo stava a Roma a passeggiare e tutti lo sapevano tramite  facebook che è ritenuto mezzo di comunicazione e propaganda e conoscenza e commento più che valido dai grillini. Il sindaco è rimasto chiuso nella sua stanzetta, l’architetto Di Martino ha raccolto le carte ed è andato via, Erbicella anche lui non pervenuto: blocco unico A chi l’ha visto della Sciarelli. L’urbanistica non conta niente, o meglio conta per chi ha interessi privati;  gli interessi collettivi agli idioti, ai creduloni, ai poveri elettori illusi. Ma con l’onestà come la mettiamo? Quanto vale il patto con gli elettori, la promessa consumo di suolo zero? E se il vostro amministrare è solo ossequio agli adempimenti di legge e paura di eventuali ricorsi avanzabili dai costruttori – potrebbe essere questa la versione giustificativa – allora serve eccome una revisione seria dei vostri annunci, e serve anche una riflessione dei mezzi e delle azioni per arrivare a realizzare i sogni della politica. Abbiamo assistito alla speculazione edilizia che trionfava e ai sindaci che festeggiavano in barca con i costruttori la presa della campagna ragusana. Era una giungla di predatori. Abbiamo creduto in una nuova era, e ritroviamo gli stessi comportamenti. E’ la scimmia nuda. “Per quanto cerchi di ignorare l’eredità del passato, l’uomo rimane essenzialmente un primate, una scimmia in crisi, che segue i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati scimmioni cacciatori”.

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