26-06-2017
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Archivio della categoria: Ambiente

VINCOLI PAESAGGISTICI LA SICILIA, MAI TROPPI PER PROGETTI DISTRUTTIVI DELL’AMBIENTE E DEL PAESAGGIO

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Riceviamo dai circoli Legambiente di Ragusa e Siracusa e pubblichiamo: “Il turismo legato a cultura e natura insieme all’agroalimentare di qualità oggi è il solo settore che tira in Sicilia e che ha un futuro a patto di conservare integro il paesaggio, mentre l’industria pesante legata agli idrocarburi a voler essere buoni ha lasciato disastri in termini di effetti sulla salute, effetti ambientali e a livello economico ha prodotto uno sviluppo effimero. Il piano paesaggistico di Ragusa, ritenuto la causa dei mancati investimenti industriali nella ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, è il minimo livello di tutela del territorio possibile che si può accettare in un paese civile che ha a cuore il futuro dei suoi abitanti e della sua economia sostenibile, ma che sfigura nei confronti di quelle delle altre regioni, vedi la Toscana o il Trentino che con norme molto più rigide hanno livelli di disoccupazione molto minori a dimostrazione che la tutela del paesaggio produce sviluppo. Eppure Confindustria si lamenta dei troppo vincoli che frenerebbero lo sviluppo e gli investimenti. Ma a Ragusa il petrolio è finito e quel po’ che c’è non vale la pena di raccoglierlo, se è vero che il nuovo pozzo Irminio 6 appena scavato nel territorio di Ragusa è risultato non economicamente sfruttabile, che negli ultimi tre anni le estrazioni in provincia si sono più che dimezzate con un’ulteriore diminuzione nei primi 4 mesi del 2017. Se poi allarghiamo la visione ad un quadro più generale  ci dovrebbero interessare di più la siccità , la mancanza d’acqua e i processi di predesertificazione in atto e gli enormi danni che sta provocando al settore agricolo, che interventi ad alta intensità di capitale e bassissima intensità di lavoro come l’industria estrattiva. La risposta ai problemi energetici sta nelle rinnovabili , nel risparmio e nell’efficienza energetica che sono già in parte il presente e che lo saranno ancor di più nel futuro, anche prossimo. Stessa cosa può dirsi su Siracusa dove  il  Piano paesaggistico sta tutelando  la costa siracusana e l’immenso patrimonio archeologico e culturale, che è il vero petrolio della Sicilia, dall’assalto sulla costa di villaggi turistici quali i resort dell’Arenella, di Terrauzza, della Pillirina e di Ognina con campo da golf , da centri commerciali accanto le Mura Dionigiane e il Castello Eurialo, da porti turistici  con proposte indecenti quali isole artificiali in mezzo al porto grande di Siracusa. Inoltre i piani paesaggistici stanno impedendo che l’isola diventi il luogo dove realizzare nuove discariche al servizio di un’industria nazionale incapace di abbracciare l’economia circolare. Siamo  davanti ad una visione dello sviluppo da secolo scorso che ignora l’Abc dello sviluppo sostenibile che , solo a parole, Confindustria declama e una forma indebita di ingerenza in una fase molto delicata di approvazione del piano paesaggistico di Siracusa”. Firmato Circolo “Il carrubo “ Ragusa e Circolo “Chico Mendes “ Siracusa

Profughi ambientali e l’Europa sta a guardare

 

1289-2776Nella discussione pubblica sui migranti di questi mesi si sono voluti rincorrere tanti mostri e tanti mostri hanno parlato, vaneggiando di taxi e di difesa dell’Europa. In occasione della giornata mondiale del rifugiato è importante mettere l’accento su chi sono i migranti che arrivano in Italia e da che cosa fuggono. Una riflessione particolare viene fatta da Legambiente. “Se guardiamo al quadro mondiale nel 2016 ci sono stati 31,1 milioni di nuovi sfollati interni di cui 6,9 milioni a causa di conflitti e violenze, e 24,2 milioni per disastri ambientali improvvisi e distruttivi (uragani, alluvioni, ecc.). Il fenomeno colpisce soprattutto i paesi a basso reddito dove si realizza il 61% delle migrazioni interne. Solo dopo iniziano i “viaggi della speranza”, prima di tutto verso i paesi limitrofi. Nel 2015, secondo l’UNHCR, il 90% dei rifugiati erano ospitati in paesi confinanti a basso o medio reddito: più della metà dei rifugiati nel mondo è ospitata in 10 paesi (Giordania, Turchia, Libano, Pakistan, Iran, Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad), che rappresentano solo il 2,5% del PIL mondiale. Solo alla fine c’è l’Europa dove arriva un pallido riflesso del dramma mondiale delle migrazioni. E fin qui abbiamo parlato solo degli sfollati e dei profughi forzati. Se a questo aggiungiamo i fenomeni di lenta e progressiva trasformazione e di perdita dell’abitabilità di un territorio (desertificazione, innalzamento del livello del mare, regime delle piogge, ecc.), provocati dai cambiamenti climatici, che non vengono registrati come catastrofi improvvise e violente e che non provocano sfollati forzati, si capisce come ci troviamo di fronte ad un fenomeno dalle misure gigantesche. Di cui i migranti ambientali rappresentano la fetta più consistente. L’Italia è al centro di queste dinamiche. I migranti sbarcati in Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno, negli ultimi 18 mesi provengono soprattutto da Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Marocco, Mali, Eritrea, Sudan, Ghana, e Bangladesh e Pakistan. Tutti paesi toccati, con intensità diverse, sia da guerre che da disastri ambientali. Con netta prevalenza dell’Africa Subsahariana dove si assiste ad un’impennata del rischio climatico, che sta rapidamente peggiorando, in paesi come Sudan, Nigeria, Guinea, Costa d’avorio, Senegal, Mali, Burkina Faso, Cameron, Ghana, Sierra Leone, Togo, mentre Pakistan e Bangladesh sono già da qualche anno in cima alla classifica del rischio a livello mondiale. Eppure se andiamo a chiedere ai migranti arrivati da noi da cosa sono fuggiti, la risposta non centra quasi mai il rischio climatico. La ragione è semplice. I migranti ambientali non hanno diritto alla protezione internazionale, che è ancora governata dalla Convenzione di Ginevra, del 1951, e suoi successivi protocolli. Anche se l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha già proposto una definizione dei migranti ambientali, ovvero “persone o gruppi di persone che, a causa di cambiamenti improvvisi o progressivi dell’ambiente che influiscono negativamente sulle loro vite o sulle loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le loro abituali abitazioni, o scelgono di farlo, sia in maniera temporanea che permanente, e che devono spostarsi all’interno del loro paese o all’estero”, ad oggi non c’è nessun riconoscimento formale del migrante ambientale, cosa che determina a sua volta grande incertezza nella individuazione degli interventi. L’Africa è particolarmente vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico, soprattutto a causa della sua scarsa capacità di adattamento, stretta tra l’arretratezza economica e l’esposizione agli effetti del riscaldamento globale. Tanto più che è ormai ampiamente accettato che il cambiamento climatico – attraverso l’aumento delle temperature, i cambiamenti nei modelli di precipitazione, l’ampliamento delle aree colpite dalla siccità – mette in crisi la produzione agricola e l’accesso all’acqua potabile, mentre è ancora in atto una forte crescita demografica. Oggi va riconosciuto che i cambiamenti climatici ed i disastri ambientali non solo provocano sfollati ed inurbamento di masse sempre maggiori, ma cominciano ad essere una delle principali cause delle migrazioni internazionali. Eppure il fenomeno dei migranti ambientali è sottostimato, ed è sottostimato perché non è formalmente riconosciuto, e non è riconosciuto perché in questo campo l’Europa e gli altri paesi industrializzati dovrebbero riconoscere la loro responsabilità storica e farsi carico del “debito ecologico”, come lo chiama papa Francesco, contratto con le popolazioni di queste aree del pianeta”.  Si stima che entro il 2020 60 milioni di persone potrebbero spostarsi dalle aree desertificate dell’Africa Sub-Sahariana verso il Nord Africa e l’Europa, mentre la stima più citata, quella di Myers, prevede 200 milioni di potenziali migranti ambientali entro il 2050.

La difesa del litorale ibleo, tra diritto, geologia, ingegneria e architettura

litoraleArchitetti paesaggisti, avvocati, geologi, geometri, periti industriali e ingegneri scendono in campo per la difesa del litorale. Sabato 24 giugno alle ore 10,00 nella Sala Ideal, in Piazza Libertà si terrà un importante seminario scientifico dal titolo “Per la difesa del litorale ibleo”. Il simposio affronterà i complessi problemi relativi alla salvaguardia e valorizzazione della fascia costiera con un approccio multidisciplinare, che chiamerà in causa il diritto, la geologia, l’ingegneria e l’architettura. L’incontro, che vedrà la presenza di alcuni tra i maggiori specialisti italiani in materia, è organizzato da Betontest laboratori tecnologici e di ricerca, con il patrocinio degli Assessorati regionali dei Beni culturali e dell’identità siciliana e delle Infrastrutture e della Mobilità. «Negli ultimi decenni», spiega di Ignazio Mariano Pagano, ingegnere capo del Genio civile di Ragusa, «la costruzione dei porti di Pozzallo, Scoglitti e Marina di Ragusa ha modificato profondamente il litorale ibleo, creando zone di erosione e insabbiamenti. Da qualche anno, grazie ai finanziamenti del Ministero dell’Ambiente abbiamo realizzato interventi efficaci per arrestare questi fenomeni, anche se si pongono una serie di problemi legali (si pensi allo slittamento dei confini demaniali), ingegneristici, ambientali. Il seminario, pertanto, vuol mettere gli esperti a confronto e farli dialogare su questi temi». Il seminario sarà preceduto dai saluti dei rappresentanti degli ordini professionali interessati: Giuseppe Cucuzzella per gli Architetti, Giorgio Assenza per gli Avvocati, Giuseppe Collura per i Geologi, Salvatore Mugnieco per i Geometri, Carmelo Massari per i Periti Industriali, Vincenzo Giuseppe Dimartino per gli Ingegneri.
Introdurrà e concluderà i lavori Calogero Rizzuto, Soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Ragusa.

Denuncia degli ambientalisti: IL CLORO HA UCCISO LA FAUNA ITTICA DEL FIUME IRMINIO

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Riceviamo e pubblichiamo: “Alta presenza di cloro nelle acque: un comune disinfettante che nelle quantità riscontrate è un killer mortale, essendo tossico per la fauna ittica. Giungono le prime conferme alle ipotesi fatte da pescatori ed ambientalisti a seguito della gravissima moria ittica verificatasi nel Fiume Irminio a valle della Diga di S. Rosalia alla fine del 2015. Infatti, dopo un lungo iter, F.I.P.S.A.S. e Legambiente hanno avuto copia delle analisi effettuate da ARPA nelle acque del fiume. E l’ipotesi di un inquinamento chimico, fatta a suo tempo sulla base dalla modalità di morte dei pesci, è divenuta realtà. Resta da capire come una tale quantità di cloro possa essere finita in un tratto di fiume che non era stata mai soggetta a simile inquinamento, a memoria d’uomo. Ed anche su questo le analisi paiono indicare una via piuttosto chiara: il potabilizzatore delle acque della diga, che è infatti collocato proprio in prossimità dell’area inquinata. Le analisi infatti hanno mostrato anche la presenza di altre sostanze, quali cloroformio e bromodiclorometano, che sono riscontrabili negli impianti di potabilizzazione delle acque. Va evidentemente individuato chi e perchè abbia compiuto un tale scempio. E’ palese che, al di là delle responsabilità personali, vi è una responsabilità gravissima di chi ha deciso di collocare un simile impianto proprio lì in prossimità del corso d’acqua: in pratica una vera e propria bomba ad orologeria per il fiume e la sua fauna. Purtroppo vediamo come negli anni questi fenomeni gravissimi vadano aumentando di frequenza, testimoniando un’incuria assoluta per il nostro principale fiume, ed una totale insensibilità per l’ambiente e quindi per la salute che ad esso è collegata, come dimostrato dalla grave crisi idrica verificatasi a Ragusa anni fa a seguito dell’inquinamento della Cava Misericordia. Le associazioni intendono costituirsi parte civile se si arriverà, come auspicano, al più presto ad un procedimento, ma intanto chiedono che venga nuovamente presa in considerazione la possibilità di eliminare tale ‘spada di Damocle’ per il nostro fiume costituita dal potabilizzatore delle acque dell’Invaso di S. Rosalia”. Firmato F.I.P.S.A.S RAGUSA – LEGAMBIENTE IL CARRUBO RAGUSA

Chiusura della discarica sub – comprensoriale di Ragusa

ragusa-la-discarica-di-cava-dei-modicani-sta-per-chiudere-400Il 22 luglio 2017, chiuderà definitivamente la discarica sub – comprensoriale di Ragusa, cava dei Modicani, perchè scadrà l’ultima ordinanza contingibile ed urgente firmata dal Commissario straordinario dell’ex Provincia Regionale di Ragusa. Scrive la Cgil: “Si tratta della seconda ed ultima ordinanza emessa negli ultimi anni e che non sarà più possibile rinnovarla. Pertanto, dal 22 luglio, cioè in piena estate, a causa del mancato conferimento dei rifiuti presso il sito di contrada cava dei Modicani, si otterrà di sicuro un emergenza rifiuti in tutti i territori comunali dei comuni montani, si avrà di certo un aumento sostanziale dei costi a carico di tutta la collettività montana (perchè si dovrà conferire nel comune di Lentini, presso la discarica di Sicula Ambiente) e per concludere, si avrà la perdita di quasi tutti i livelli occupazionali esistenti (totale n. 10 addetti). Un rimedio ci sarebbe per scongiurare tutto questo. I Sindaci dovrebbero richiedere una conferenza di servizio presso il Dipartimento Ambiente di Palermo, al fine di farsi rilasciare l’ AIA riguardante il progetto di ampliamento presentato di recente dall’ attuale Commissario straordinario della SRR di Ragusa, Ing. Nicola Russo. Servirebbe ad aumentare la vita della discarica di Ragusa di almeno altri 2 – 3 anni”.

Comincia a funzionare la legge sugli ecoreati voluta da Legambiente, ma occorre rafforzare i nuclei di polizia ambientale

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“Ancora una volta, grazie al prezioso lavoro del Nucleo Ambientale della Polizia Provinciale di Ragusa, è stato possibile scoprire e denunciare un nutrito numero di agricoltori della zona dei  Macconi  per aver smaltito abusivamente rifiuti speciali in modo indiscriminato nei terreni, in mezzo alle dune e perfino sulle spiagge a pochi metri dalla battigia inquinando suolo aria e acqua – commenta Claudio Conti, presidente di Legambiente Ragusa  – Sono soprattutto plastiche, teloni seminiere tubi di irrigazione e contenitori per fitofarmaci che, dopo qualche anno, diventano microplastiche che finendo in mare compromettono lo sviluppo dei pesci, avvelenandoli e  aumentandone  la mortalità, con effetti sulla catena alimentare. Ma non è che la punta di un iceberg. Tutta la costa che va da Marina di Acate a Scoglitti è da almeno 30 anni una linea ininterrotta di dune di plastica e di rifiuti agricoli anche pericolosi che va bonificata a spese degli inquinatori. Ora grazie alla nuova legge che introduce i delitti ambientali nel codice penale, approvata nel maggio del 2015, si può punire chi inquina e rendere più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto dell’illegalità ambientale. Ed è quello che ci aspettiamo. Ma per una corretta e migliore applicazione di questa legge, è importante oltre che mettere in campo un’azione di formazione che coinvolga tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali procedere alla costituzione di una grande polizia ambientale regionale sempre più strutturata e diffusa sul territorio che faccia tesoro delle migliori esperienze maturate in provincia di Ragusa dalla Polizia Provinciale alla quale va tutto il nostro sostegno e plauso. Solo così si potrà stroncare il fenomeno della criminalità ambientale attiva in tutto la provincia”, conclude Conti .

RAGUSA, LEGAMBIENTE E MIGRANTI RIPULISCONO LA DISCESA SAN LEONARDO

 

P1030861 (Large)Domenica un gruppo di volontari del circolo Legambiente “ Il Carrubo “ di Ragusa coadiuvati da un gruppo di migranti richiedenti asilo provenienti dal Bangladesh, Ghana, Guinea, Gambia e Mali, ospitati dalla Coop. Filotea hanno ripulito dai rifiuti e soprattutto dalla vegetazione la discesa San Leonardo. Si tratta  del  cosiddetto “sentiero dei mulini”,  un percorso naturalistico di rara bellezza, recuperato con fondi europei , che partendo da piazza della Repubblica a Ragusa Ibla scende fino al torrente San Leonardo, passando per l’antica “filanda Donnafugata”, raro esempio di archeologia industriale di metà ‘800.  Sia il sentiero principale, che le scale ed i piccoli sentieri di accesso, invasi da piante che ne rendevano in molte parti difficoltoso l’attraversamento sono stati decespugliati e ripuliti, sempre nell’assoluto rispetto della naturalità del percorso. Si è così ottenuto  il duplice obiettivo di incoraggiare  i turisti a percorrere questo affascinante sentiero e di ripristinare l’antico rapporto che i cittadini ragusani hanno con il torrente San Leonardo. L’intervento è stato possibile solo grazie alla grande mole di lavoro volontario profuso dai migranti e alla disponibilità del Comune di Ragusa di ritirare i 40 sacchi di erba e rifiuti raccolti. “E’ doveroso sottolineare – afferma Claudio Conti presidente del circolo Legambiente di Ragusa – come tutti i migranti pur trovandosi nel periodo del Ramadan che prevede la completa astensione da cibo e bevande, compresa l’acqua, dall’alba al tramonto, non si siano risparmiati a lavorare sotto il sole e i 30 gradi di temperatura a mezzogiorno; il loro sforzo è stato notevole, regalando al loro intervento  un sapore, se non eroico, quanto meno  intrepido e sfatando, almeno in questa occasione, il luogo comune che li vuole solamente ospiti e assistiti. Per un giorno si sono comportati da cittadini di questa comunità donando un po’ del loro tempo gratuitamente alla città”. Legambiente proseguirà con ulteriori attività di manutenzione urbana, coinvolgendo i migranti richiedenti asilo ospiti a Ragusa nell’ottica dell’integrazione.

 

AMIANTO: LA STRAGE SILENZIOSA

 

liberidallamiantoE’ questa forse l’immagine che meglio fotografa l’impatto ambientale sulla salute prodotta dalla presenza in tutti i nostri luoghi dell’amianto e del suo manufatto più famoso, l’Eternit. 6786 morti al giorno in Europa per mesotelioma pleurico, il più aggressivo dei tumori, di cui 1.200 in Italia . 15.000  casi di mesotelioma maligno diagnosticati in Italia tra il 1993 e il 2008, 32 milioni di tonnellate di prodotti in amianto ancora presenti in Italia, 75.000 ettari di territorio da bonificare, 230.000 siti censiti con delle coperture in eternit di quasi 12 milioni di mq. Eppure a 25 anni dalla legge che ha proibito produzione e vendita dell’eternit in Italia la situazione rimane molto preoccupante. Il 25% delle regioni non ha ancora approvato il piano regionale amianto, poco meno della metà ha ancora in corso il censimento dei siti contaminati , solo 11 regioni dispongono di impianti di trattamento e smaltimento e,  rappresentano rare eccezioni le campagne di informazione e formazione dei cittadini attraverso sportelli dedicati.   Di tutto ciò , del piano regionale e comunale amianto, dello sportello informativo di Legambiente sull’Eternit e della situazione in provincia di Ragusa si discuterà venerdì 9 giugno alle ore 17.30 al Centro Polifunzionale per Immigrati di via Colaianni a Ragusa in un incontro pubblico su “ Liberi dall’amianto “ : la prevenzione dei rischi e la gestione della sicurezza organizzato dal circolo Legambiente  Il Carrubo  di Ragusa. Parteciperanno Tommaso Castronovo di Legambiete Sicilia, Marcello Dimartino dirigente Protezione Civile del Comune di Ragusa , Lucia Antoci Direttrice ARPA Ragusa, Paolo Ravalli dello S.Pre.S.A.L. di Ragusa, Pippo Gurrieri dell’Associazione Esposti Amianto e Antonio Patella della Protezione Civile Regione Siciliana e coordinatore dell’ ufficio Amianto.

TRIVELLAZIONI PETROLIFERE MARINE: LEGAMBIENTE RAGUSA SCOPRE L’INGANNO E CHIEDE IL RITIRO DEL DECRETO

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E’ stata depositata una richiesta di chiarimenti al Ministro dell’ambiente inerente il Disciplinare pubblicato con il decreto 7 dicembre 2016, che prevede la possibilità per le compagnie petrolifere di modificare il programma lavori originariamente approvato al momento del rilascio di una concessione per trivellazioni. La richiesta, depositata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Marialucia Lorefice, nasce da una serie di sollecitazioni dal basso che ha coinvolto diverse realtà  sociali, quali tra le altre i circoli Legambiente della provincia di Ragusa  ed alcuni portavoce nazionali del Movimento 5 Stelle che da tempo collaborano sul territorio ragusano per proporre un percorso programmatico alternativo dal punto di vista energetico ed ambientale. Secondo Legambiente “Il decreto pubblicato in dicembre, infatti, con la possibilità per una compagnia petrolifera di poter modificare il programma dei lavori originariamente approvato, dà di fatto la possibilità di realizzare nuove trivellazioni, nuovi pozzi e nuove piattaforme anche nelle aree vietate ricadenti entro le 12 miglia marine, eludendo in tal modo il divieto di legge. La normativa attuale prevede infatti che entro le 12 miglia marine sia possibile solo continuare ad estrarre con i pozzi esistenti e portare a termine il programma lavori, anche svolgendo attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico. Ma di certo non prevede alcuna modifica al programma dei lavori, in quanto entrerebbe in conflitto con le precedenti e ancora vigenti normative in tema di rilascio di proroghe. Ed è qui che Legambiente ha trovato l’inganno, in quanto il decreto appena emanato sarebbe in contrasto con le leggi in vigore in quanto concederebbe la possibilità di «apportare modifiche al programma dei lavori originariamente approvato con decreto». Ma le norme in vigore non prevedono tali modifiche, pertanto il decreto sembra presentare dei profili di illegittimità in quanto in contrasto con leggi dello Stato Italiano. Alla luce delle contraddizioni sopra riportate e dei profili di perlomeno dubbia legittimità ci si augura che il Decreto incriminato venga ritirato con carattere di urgenza, in vista della possibili conseguenze che tale atto sconsiderato può avere sui mari italiani”.

Parco urbano della Vallata Santa Domenica e Cava Gonfalone

 

vallata-santa-domenica-830x480Sono stati aggiudicati in via definitiva i lavori relativi al progetto “parco urbano delle vallate Santa Domenica e Cava Gonfalone: primi interventi per la valorizzazione e la fruizione – impianto di fitodepurazione”.  Ad eseguire l’intervento sarà l’impresa Project  di Brolo (ME) per l’importo di 126,742,58 euro. ’intervento è tra quelli previsti  nel progetto generale di valorizzazione e fruizione del parco urbano. L’impianto che sarà realizzato servirà a trattare  le acque convogliate dal torrente Cava Santa Domenica che sfocia su una struttura quasi interamente canalizzata in prossimità di via Natalelli.  L’impianto comporta diversi vantaggi, tra cui consumi energetici ridotti come anche  manutenzione e  impatto ambientale, esigui costi di ammortamento, assenza di produzione di fango. I lavori  per la realizzazione del sistema di fitodepurazione, annuncia il Comune di Ragusa,  dovranno essere eseguiti entro 45 giorni dalla stipula del contratto.

 

 

Sesta Edizione Ragusa Foto Festival

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Dal 30 giugno al 30 luglio 2017 a Ibla, si svolgerà la VI edizione di Ragusa Foto Festival, prodotto dall’associazione culturale “Antiruggine”, dedicato al linguaggio della fotografia. Durante le giornate inaugurali, da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, si svolgeranno seminari, proiezioni, educational, premio portfolio, talk, animati da protagonisti della fotografia di primo piano che solleciteranno un confronto fra le differenti espressioni di creatività, promuovendo una riflessione attorno al tema di quest’anno, le metamorfosi del territorio. Per l’edizione 2017, Ragusa Foto Festival volge lo sguardo oltre il Mediterraneo per dedicarsi ai cambiamenti del territorio provocate da comportamenti che mettono quotidianamente in pericolo il pianeta e l’umanità. Solo negli ultimi anni sta maturando una certa sensibilità rispetto alla necessità di una vera alleanza tra l’uomo e l’ambiente. In questo scenario la fotografia assume un ruolo centrale per denunciare i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici e degli stili di vita contemporanei nel mondo, non solo nella dimensione del consumo delle risorse ma anche dei diritti umani e del poter fare. I progetti esposti in occasione della sesta edizione, mostrano quello che si sta già verificando, ponendo l’accento sull’urgenza di intervenire prima possibile.

Ordinanza del Comune di Scicli – Fuochi in agricoltura, gli obblighi, e le sanzioni

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E’ in vigore fino al 15 giugno l’ordinanza del Comune di Scicli relativa all’accensione di fuochi in agricoltura. E’ obbligo dei cittadini che detengono a qualsiasi titolo terreni pubblici e privati in tutto il territorio comunale, di procedere e mantenere in perfetto stato di pulizia i boschi di qualsiasi tipo ed essenze, comprese le macchie mediterranee, i terreni, anche quando recintati, e limitrofi alle aree boschive ed agli insediamenti abitativi, i giardini privati di case e ville che interessano tutto il territorio comunale, i terreni confinanti con strade comunali, provinciali e statali con la costante pulizia e l’eliminazione della vegetazione secca, effettuando apposite fasce tagliafuoco. Durante il periodo compreso dal 15 giugno al 15 ottobre dell’anno 2017, è fatto divieto di dare fuoco alle stoppie ed alle erbacce, lanciare mozziconi di sigarette da veicoli in circolazione, al fine di scongiurare possibili incendi, usare apparecchi a fiamma o elettrici per tagliare metalli in boschi o in terreni cespugliati, compiere ogni altra operazione che possa creare un pericolo immediato di incendio, bruciare residui provenienti dal ciclo di lavorazione agricola quali materiali plastici, polistirolo, scarti vegetali e quant’altro, classificati rifiuti speciali ai sensi del D.L.vo n° 152/06. Nel periodo compreso dal 15 giugno al 15 ottobre, in deroga al divieto imposto, i soggetti interessati, previa comunicazione formale al Comando della Polizia Municipale di Scicli e dopo aver ricevuto la relativa autorizzazione, potranno bruciare, dalle ore 05.00 alle ore 08.00 e secondo i tempi e le modalità previste nella predetta autorizzazione stoppie e materiale erbaceo, cespugli, sterpaglie, incolti e tutta le vegetazione secca presente nei propri fondi. I trasgressori andranno incontro a sanzioni pecuniarie.

Più di 100 volontari ripuliscono la spiaggia di Randello nel comune di Ragusa

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Grande successo dell’edizione 2017 di Spiagge e Fondali Puliti di Legambiente. Più di cento volontari, fra i quali più di 50 alunni delle classi 4° dell’Istituto Comprensivo Psaumide di Santa Croce Camerina accompagnati dalle insegnanti e dai genitori, un gruppo Scout Agesci di Ragusa, l’Associazione Liberamente di Santa Croce Camerina, l’associazione Cerianto Sub dei Petali del Cuore e volontari Legambiente hanno ripulito domenica 28 maggio la spiaggia di Randello nel comune di Ragusa e i suoi fondali con l’impiego di due sub di Legambiente. Anche quest’anno essenziale il contributo di alcune decine di migranti ospitati dalla Coop. Filotea e dalla Fondazione San Giovanni Battista. Oltre 50 i sacchi di rifiuti raccolti rappresentati quasi del tutto da plastica portata dal mare e proveniente dalle coltivazioni serricole. Diverse le persone, fra cui turisti provenienti dal Veneto , che si sono unite spontaneamente ai volontari, segno che una parte dei cittadini è molto sensibile al problema. La grande partecipazione dei cittadini, ma soprattutto bambini,  a questa iniziativa testimonia che il mare e le spiagge sono percepite come bene comune che occorre difendere dall’incuria delle amministrazioni comunali,  da ogni tentativo di privatizzazione e di edificazione abusiva – rischi ben presenti a Randello – ma anche da interventi assurdi come la costruzione di frangiflutti lungo le coste .

GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI A RAGUSA

I consiglieri comunali del Pd Mario D'Asta e Mario Chiavola“Ora la fase di controllo. Se questo aspetto non sarà gestito nella maniera migliore, con il dovuto polso, si rischia di sprecare davvero una grossa occasione. E la nostra città, che ha bisogno di diventare tra le migliori in Sicilia in tema di raccolta differenziata, non può permetterselo. E’ necessario che il bando per l’affidamento del servizio di direttore per l’esecuzione del contratto (Dec) per la gestione integrata della raccolta dei rifiuti solidi urbani sia ritirata”. Parola dei consiglieri comunali del Pd, Mario D’Asta e Mario Chiavola, che chiedono conto e ragione all’Amministrazione comunale circa la pubblicazione di un bando che contempla il criterio del massimo ribasso e senza la richiesta di requisiti minimi di esperienza, ammettendo alla gara soggetti che non hanno mai fatto il mestiere di Dec. “Abbiamo controllato le carte, verificato che, in effetti, questo bando non ha senso alcuno – dicono ancora i due consiglieri dem – si è ancora in tempo per rimediare all’errore”. I consiglieri democratici rilevano che la fase iniziale del nuovo appalto per la gestione ambientale risulta essere quella più delicata, quella in cui il Dec, da subito, dovrà fare valere le proprie caratteristiche, validando gli acquisti di mezzi e attrezzature fatte dall’Ato e controllare che la campagna di comunicazione che precede l’avvio del servizio. “Una situazione strana – concludono i due rappresentanti del Pd in Consiglio comunale – che merita di essere approfondita e variata fino a quando c’è la possibilità di intervenire in questa direzione. Ecco perché solleveremo la questione in Aula e chiederemo all’Amministrazione comunale di compiere un passo indietro, quindi ritirare il bando e ripresentarlo in maniera più adeguata”.

 

Ragusa, Legambiente chiede all’amministrazione Piccitto di ritirare la gara per direttore del servizio raccolta rifiuti

raccolta-rifiuti“Non si sono ancora spenti gli eco della scandalosa gara per il piano d’ambito rifiuti provinciale, bandita con il criterio del massimo ribasso (e aggiudicato con il ribasso stratosferico dell’85%!), e che ha portato alla necessità di far rifare il piano più volte, senza che si sia avuto qualcosa di utile per l’obiettivo per cui era stato pensato, che per la più grande gara mai fatta in provincia di Ragusa, quella dei rifiuti nel capoluogo, si decide di  correre l’alto rischio di scegliere soggetti inadeguati a controllare che il nuovo gestore svolga il servizio come da contratto”. Lo scrive Legambiente che spiega: “Dopo che per quasi dieci anni non c’è praticamente stato un controllo reale sulla gestione dei rifiuti a Ragusa, con i risultati che tutti i cittadini possono vedere ancora oggi (servizio scadente e tariffe elevate), ora, alla vigilia della nuova gestione (importo: 81 milioni di euro per sette anni), si sta correndo lo stesso rischio: avere un controllore della ditta aggiudicataria della gara – il Direttore Esecuzione del Contratto (DEC) – o non all’altezza del difficile compito o molto debole. Il comune di Ragusa, dopo aver preteso, chissà perché,  requisiti tecnici esageratamente elevati nella gara per l’individuazione del DEC , tanto da mandarla deserta, qualche giorno fa ha bandito di nuovo la gara  ma stavolta per un solo anno e  con una grande sorpresa. Si passa da un estremo all’altro: l’aggiudicazione non sarà più con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa , con la quale viene valutata la qualità della prestazione e non solo il prezzo, ma con il criterio del massimo ribasso, e addirittura senza richiedere minimi requisiti di esperienza e ammettendo alla gara soggetti che non hanno mai fatto il mestiere di DEC.   Tutto ciò è particolarmente grave in quanto ci sono avvisaglie sul fatto che il lavoro di controllo sarà duro e  che il DEC sarà la persona fondamentale perché funzioni finalmente la gestione dei rifiuti a Ragusa. Basta fare infatti due conti per capire il perchè. L’Associazione Temporanea d’Imprese (ATI) aggiudicataria del”appalto, avendo fatto un ribasso del 7,26%, ha ridotto il suo utile ad un misero 2%, cioè 232.000 €/anno da dividere fra i 3 componenti l’ATI. Basta mancare del 10% gli obiettivi di Raccolta Differenziata (RD) , ad esempio arrivare al 60% al posto del 70% previsto a regime , che l’utile scompare. Anche senza considerare ulteriori sanzioni per violazioni del contratto, a cui purtroppo siamo abituati a Ragusa, è evidente che le imprese rischiano di andare subito in perdita. Potrebbe nascere  la tentazione, o la  necessità,  di tentare di risparmiare su qualche servizio forzando o non rispettando il capitolato d’appalto, realtà diffusa in Italia e soprattutto al Sud. Da tutto ciò è evidente a chiunque che avere un DEC senza esperienza e debole, in quanto con un elevato ribasso d’asta avrebbe una retribuzione bassa , sarebbe un regalo per il gestore e una tragedia per la città. C’è da notare che la fase iniziale dell’appalto è quella più delicata perché il DEC deve validare gli acquisti di mezzi e attrezzature fatte dall’ATI e controllare che la campagna di comunicazione che precede l’avvio del servizio, fondamentale per la riuscita del servizio, risponda a quanto offerto. Una situazione che, se non affrontata subito, porterà a  problemi di contenzioso enormi e costi aggiuntivi per il comune ed i cittadini con conseguente aumento della TARI “. Per tutto ciò Legambiente chiede al comune di Ragusa di ritirare subito la gara al massimo ribasso e bandire di nuovo una gara simile a quella andata deserta, riservandola solo a chi ha esperienza di DEC. Legambiente infine ricorda che se c’è proprio la necessità dell’urgenza si può sempre andare all’affidamento diretto con importo non superiore a 40.000 €, pratica già adottata dall’A.C. di Ragusa, previo invito e presentazione del curriculum, e per un tempo di 6 mesi e nel frattempo preparare la gara per gli anni successivi.

IN TREKKING CON ESPLORAMBIENTE

IMG_20170515_155710_743Si rinnovano, anche per la stagione primaverile in corso, i consueti appuntamenti escursionistici organizzati da EsplorAmbiente. Si comincia giorno 21 Maggio con Ragusa Ibla e la Cava del S. Leonardo, che insieme a quella del S. Domenica racchiude l’antico centro barocco. La migrazione dei Cosentini nel capoluogo ibleo nel 1091 avviò un primo incremento demografico e sviluppo economico, che il grande terremoto del 1693 accelerò portando alla fioritura dell’odierna Ibla, isola appunto tra due vallate. Insieme a Salvatore Tribastone, si visiteranno i quartieri intermedi fra l’antica e la moderna Ragusa, da S. Paolo a S. Rocco scoprendo la grande e piccola architettura civile ed ecclesiastica della città, così da cogliere in maniera diretta le modalità con cui tale crescita è avvenuta. Poi la discesa  nella Cava S. Leonardo, fonte di vita e ricchezza in un passato non lontano dai giorni nostri, tra tracce di vita contadina ancora chiaramente leggibili nei sistemi irrigui, nelle strutture per le attività quotidiane e nei tanti mulini. Lunghezza percorso 6 km circa. Quota di partecipazione: 6€ – Bambini gratis (inferiori a 11 anni).. Ore 9.00 Largo S. Paolo – Ragusa Ibla. Rientro previsto ore 18 circa. Ai fini organizzativi è gradita la prenotazione, mediante mail ([email protected]) o contatto telefonico (3383610389), comunicando il numero dei partecipanti.

 

RAGUSA, NUOVO SERVIZIO RACCOLTA RIFIUTI: CERCASI DIRETTORE

raccolta-rifiutiScade il prossimo 29 maggio, alle ore 12, il termine per partecipare alla manifestazione d’interesse per l’affidamento, della durata di un anno, del servizio di direttore per l’esecuzione del contratto per il servizio integrato di raccolta dei rifiuti urbani.  Sostanzialmente  le attività  professionali che dovranno essere svolte, limitatamente ai primi 12 mesi dell’affidamento del servizio integrato di raccolta  dei rifiuti urbani,  consistono nel coordinamento  e controllo tecnico contabile dell’esecuzione del contratto per la gestione del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nell’intero territorio comunale e servizi connessi, nella verifica della regolare esecuzione del contratto (accertando che le attività e le prestazioni contrattuali siano conformi ai documenti contrattuali), nella verifica del rispetto delle norme sulla sicurezza e  salute dei lavoratori,  nell’emissione dell’attestazione di regolare esecuzione ai fini della liquidazione del canone mensile, nell’autorizzare eventuali varianti e modifiche in corso d’esecuzione. Le buste verranno aperte il 30 maggio, alle ore 11, presso il settore VI  (via Mario Spadola, 56). L’avviso, contenente i requisiti e le modalità di partecipazione, il capitolato, l’istanza ed i moduli dell’offerta sono consultabili e scaricabili sul sito internet dell’ente www.comune.ragusa.gov.it  (sezione “Atti Ufficiali” dell’homepage alla voce  “Manifestazioni  d’Interesse” .

 

IL NUOVO PIANO REGOLATORE DI RAGUSA CHE GUARDA AL PASSATO

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Riceviamo da Legambiente Ragusa e pubblichiamo. “Previsti  migliaia di nuovi alloggi e nuove strutture turistiche residenziali sulla costa come si faceva nel secolo scorso. Il consumo di suolo zero dimenticato strada facendo. Prevalgono gli interessi di sempre. Con almeno due anni di ritardo arrivano al consiglio comunale di Ragusa le direttive generali sul nuovo PRG che  dovrebbero prevedere una crescita del consumo di suolo pari a zero in virtù di alcuni dati inoppugnabili: 1) La popolazione residente nel 2025 diminuirà di circa 1000 unità (report Istat) contraddicendo i dati contenuti nelle direttive generali per la revisione generale del PRG che indicano invece un aumento al 2026 di più di 3000 unità e di 3000 alloggi; un errore che bisognerebbe riconoscere e correggere; 2) Il consumo di suolo nel comune di Ragusa, nonostante i proclami ma solo sulla carta di bloccarlo, continua ad aumentare . Solo nell’ultimo anno nelle aree PEEP si sono consumati più di 110.000 mq di terreno agricolo. Al 31/12/2015 ( dati ISPRA )  oltre il 10% del suolo comunale risultava ormai irrimediabilmente cementificato, con una percentuale che aumenta fino al 40% nella fascia costiera entro un km dalla costa, ben al disopra della media italiana e di quella regionale. Ma purtroppo non sembra essere così per il futuro, come lo non lo è stato in questi ultimi 3 anni. La modifica dell’art. 48 delle NTA che avrebbe dovuto bloccare le costruzioni residenziali in campagna si è persa per strada, non è stato recepito il Piano Paesaggistico che avrebbe risolto il problema e così spuntano nuove case in campagna. La variante urbanistica che avrebbe dovuto bloccare le nuove costruzioni nelle aree PEEP si è rivelata un nuovo via libera alla cementificazione di altri 360.000 mq, con la costruzione di altre 1757 abitazioni e lo spostamento in periferia di altri 4.400 abitanti. Sarebbe stato necessario e previdente, invece,  un blocco totale dell’espansione edilizia con il ritorno ad aree agricole di tutte le aree PEEP non costruite, comprese quelle che la variante proposta dalla A.C., ma ancora non approvata, mantiene ancora come aree edificabili. Con il decremento demografico e 18.000 abitazioni vuote non c’è più la necessità di nuove edificazioni. Il resto è sola speculazione. L’idea, inoltre, di spostare le aree peep all’interno del parco agricolo urbano evidenzia la totale mancanza di coerenza con l’idea di protezione del suolo, destinando a superficie  edificabile  proprio “il cuore verde” della periferia della città che dovrebbe invece avere come destinazione reale un parco urbano. Il tentativo  da parte dell’amministrazione  di dare in colpo al cerchio e uno alla botte dimostra la totale incapacità  dell’amministrazione  di fare scelte coerenti con i valori che tanto professa, cercando così di tenersi buoni quei poteri che hanno già  devastato abbondantemente la città . Occorrono invece soltanto interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione energetica, specie in alcune aree caratterizzate da costruzioni fortemente energivore, di scarsa qualità urbanistica/edilizia e da problemi di sicurezza statica , con interventi di demolizione e ricostruzione compresi anche l’aumento dell’altezza massima a parità di volume al fine di recuperare nuovi spazi da destinare a piazze o a spazi aperti. I cambiamenti climatici in atto e il moltiplicarsi di isole di calore, poi,  impongono per il futuro l’aumento di nuovo verde. Invece non è previsto niente di nuovo che non sia stato già previsto nell’attuale PRG o sia esistente. Servirebbero nuovi parchi/giardini soprattutto al servizio delle periferie per almeno 500.000 mq. Colpisce anche la presunta riqualificazione della fascia costiera che non solo non contempla la demolizione del villaggio turistico abbandonato a Passo Marinaro ma prevede eventuali nuove edificazioni e dà l’impressione che si voglia intervenire solo per dare servizi ad agglomerati che non possono rientrare nei Piani Particolareggiati di Recupero Urbanistico perché nella fascia di inedificabilità dei 150 metri dalla costa. Anzi buona parte degli edifici sulla costa oggetto di attenzione da parte delle Direttive dovranno essere abbattuti e non sembra se ne tenga debito conto. Sarebbe indispensabile invece  una operazione  di riqualificazione  naturalistico della fascia costiera recuperando anche le aree abbandonate dalle serre abbattendo le abitazioni abusive e puntando al turismo naturalistico. Anche le poche affermazioni sulla mobilità, in attesa del nuovo piano, e al di là della scontata metropolitana di superficie, non riesce ad affrontare i grandi problemi della città: manca l’ipotesi di un collegamento diretto di Pianetti con il centro con il tram, un sistema di ascensori/scale mobili che colleghi la stazione di Ibla ai giardini iblei, e si ripropongono soluzioni vecchie come il parcheggio sotto i giardini a Ibla. Così come manca il coraggio per creare una grande isola pedonale lungo l’asse da corso Italia a viale Tenente Lena, compresa Piazza Libertà, ed aree libere dal traffico nelle zone periferiche. Un piano regolatore con poco coraggio, poche idee innovative, che ignora i cambiamenti in atto nel paese e nel mondo, ma soprattutto sensibile ai poteri forti cittadini”. Firmato Legambiente Ragusa

Lunedì iniziani i lavori di rimozione delle canne spiaggiate sul litorale di Scicli

download (1)Dall’8 maggio ai primi di giugno gli operai della nettezza urbana rimuoveranno le canne spiaggiate in seguito all’alluvione del 22 gennaio, intervenendo dalla foce del torrente Modica-Scicli, in contrada Spinasanta, in direzione ovest, fino a Playa Grande. Le canne saranno triturate e stoccate successivamente presso la discarica di Cava dei Modicani a Ragusa, grazie all’autorizzazione concessa dalla Srr ex Ato Ambiente. Il rispristino delle spiagge di Donnalucata e Playa Grande sarà compiuto sotto la sorveglianza della Sovrintendenza, della Srr, della Capitaneria di Porto di Pozzallo. La spesa è di 125 mila euro oltre Iva.

 

A Scicli Salvalarte 2017

download (1)Venerdì 5 maggio alle 19.30 presso il lungomare di Sampieri avrà inizio a Scicli Salvalarte 2017.  Salvalarte è la manifestazione con la quale a partire dal 1999 Legambiente pone l’accento sullo stato dei monumenti e delle opere d’arte italiani, quest’anno avrà luogo dal 4 al 14 maggio. Spesso, si tratta di siti ritenuti minori o che, fuori dagli itinerari turistici tradizionali, sono nei fatti, trascurati se non abbandonati. Si tratta di un patrimonio inestimabile che soffre di incuria proprio perché non conosciuto abbastanza e, pertanto, uno degli obiettivi fondamentali della campagna, oltre l’informazione e la sensibilizzazione, è quello di individuare e segnalare le opere a rischio, nel contempo e ovunque possibile avviando, o riavviando, i complessi meccanismi per il loro recupero. Kiafura Legambiente Scicli, circolo di nuova formazione, intende porre l’attenzione su due edifici di altissimo pregio e che nonostante studi qualificati e interventi di associazioni cittadine e, in qualche caso, di istituzioni, appaiono abbandonati al loro destino. La Fornace Penna, opificio edificato partire dal 1912 in Sampieri (frazione marinara di Scicli) su progetto dell’ing. Ignazio Emmolo e distrutto da un incendio nel 1924, il cui carattere monumentale si distingue nettamente da ogni altro edificio costruito per scopi produttivi. Il convento dei Francescani Conventuali di San’Antonino, in sponda destra del torrente Modica – Scicli, nei pressi dell’attuale ospedale cittadino, è anch’esso semidiruto e abbandonato. La fondazione oscillerebbe tra 1514 e 1522 e pur nell’ottica dell’ibrido si caratterizza per un’apertura straordinaria verso il mondo rinascimentale è il convento di a Scicli. Il programma di massima prevede l’apertura di Salvalarte per venerdì 5 maggio alle ore 19.30 presso il lungomare di Sampieri, con  la passeggiata a lume della luna che dalla frazione marinara di Sampieri raggiungerà la Fornace Penna, camminando  per la lunga la spiaggia sabbiosa. Per gli appassionati delle due ruote, in bicicletta lungo la ciclabile che dalla frazione costeggia il boschetto forestale e raggiunge la Fornace con una pedalata di circa 2 chilometri. Presso il monumento e la sua alta ciminiera in mattoni rossi, autentico vessillo del paesaggio costiero, verranno letti brani tratti da libri, documenti storici, cronache del tempo, in omaggio al Maggio del Libro che si celebra in tutto lo Stivale. Sabato 13 marzo alle 18 Salvalarte si sposterà nel centro storico della cittadina iblea per un incontro sui due monumenti prescelti,  Sant’Antonino e Fornace Penna. Oltre ad illustrarne il valore storico monumentale di ciascuno ricorrendo a materiale  storico e multimediale contemporaneo, si farà il punto della situazione in merito ad azioni di recupero e salvaguardia, coinvolgendo altri attori del territorio. In ogni iniziativa in programma, Salvalarte e Salvailsuolo cammineranno insieme e sarà pertanto possibile ai partecipanti della prima sottoscrivere la petizione europea per la tutela del suolo, dramma che coinvolge il 50% della superficie isolana. Indispensabile l’illuminazione per le biciclette e anche per i camminatori.

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