24-01-2019
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Archivio della categoria: Ambiente

RAGUSA SENZ’ACQUA E SENZA AUTOBOTTI

A 43 giorni dell’inizio dell’emergenza idrica, la situazione va tutt’altro che a migliorare. Cittadini ormai esasperati e costretti a far fronte di tasca propria per acquistare l’acqua con le autobotti. Se nei primi giorni dopo la chiusura dei pozzi B e B1, si era approntato un sistema di distribuzione idrica con autobotti che vedeva in campo nove automezzi, ad oggi le risorse a disposizione sono calate in modo esponenziale. Da nove a tre autobotti a disposizione, tant’è che la Protezione Civile, nella giornata di ieri, ha utilizzato i mezzi a disposizione solo per strutture particolari come le case di cura. I nove mezzi a disposizione erano stati “racimolati” in questo modo: due dei Vigili del Fuoco, due della Forestale, due di privati (con la somma urgenza precettati e pagati dal Comune), e tre del Comune. Quelle di proprietà dell’Ente, però, si sono deteriorate a tal punto da doverle fermare per interventi di manutenzione. Da qualche giorno anche una delle due messe a disposizione della Forestale si è fermata, perchè pare che il Corpo Forestale non abbia le risorse necessarie per garantire i turni del personale che deve guidare il mezzo. Le due dei privati non vengono più impiegate perchè, a quanto pare, sono terminati i soldi stanziati nella fase iniziale. Risultato? Ci sono soltanto tre autobotti in circolazione: due dei vigili del fuoco e una della Forestale. La situazione, già drammatica con l’utilizzo di nove mezzi, non può che peggiorare. Le tre autobotti del Comune saranno aggiustate, c’è stato anche uno stanziamento di 7.619,49 euro, ma non si sa quando saranno nuovamente fruibili. E in ogni caso, aggiunte alle tre a disposizione ad oggi, il numero risulterà sempre enormemente inferiore alle richieste di prezioso liquido. L’acqua che arriva dall’Asi è quasi ininfluente, e la possibilità che la soluzione arrivi – ossia che i pozzi vengano riaperti – è sempre più lontana. Si parla di un nuovo incontro tra Comune e Asp, alla fine della prossima settimana. Le telefonate con richiesta d’aiuto continuano ad arrivare alla Protezione civile, che tuttavia non può dare risposta alcuna non avendo i mezzi e, come detto, dovendosi limitare a inviare quelli a disposizione nelle strutture che ospitano categoria protette. “Se nell’arco di una decina di giorni la situazione non sarà rientrata alla normalità e se non ci diranno, soprattuto, qual è la reale situazione, consegneremo i nostri certificati elettorali al Comune”. Monta la protesta tra le migliaia di cittadini senz’acqua da un mese e mezzo. Giovanni Tumino abita in via Cesare Terranova, una delle zone più colpite dall’emergenza idrica. “Fino alla settimana scorsa – spiega – qualche autobotte del Comune arrivava. Poca cosa, 6-7 mila litri d’acqua per 14 famiglie. Da una settimana non arriva nemmeno quella. Siamo quindi costretti ad acquistare l’acqua due volte a settimana, per un costo di 160 euro. Ne abbiamo già comprate sette. Chi ci rimborsa queste spese? Non solo dobbiamo subire questo gravissimo disagio, e per giunta nessuno ci dice quanto ancora dobbiamo aspettare, come si risolverà questa situazione. Noi aspetteremo fino al 10 – 12 marzo, poi faremo questa azione di protesta”. Martedì, alle 17,30, alla sala Avis, ci sarà un incontro sul tema, dal titolo “Acqua di casa mia. Quello che dobbiamo sapere (e che possiamo fare)”. L’iniziativa è promossa dal Movimento “Città”. Interverranno esperti in idrogeologia e chimica, oltre ai rappresentanti del Movimento.

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UNA NUOVA COLATA DI CEMENTO NELLA CAMPAGNA RAGUSANA?

legambienteLegambiente interviene su uno dei tanti problemi lasciatici in eredità dall’amministrazione Dipasquale, il cosiddetto Lodo Torrieri (una interpretazione data dal dirigente all’urbanistica dell’ex sindaco riguardo la possibilità di costruire in terreni agricoli). Scrive Legambiente: “Apprendiamo dalla stampa che il responsabile del settore edilizia privata del comune di Ragusa, per superare il blocco delle concessioni relative a fabbricati residenziali in zona agricola dovuto ai pareri dell’avvocatura comunale e alle inchieste della magistratura, si appresta a chiedere al consiglio comunale una interpretazione autentica delle norme tecniche di attuazione del Prg. Il consiglio comunale che dovrà esprimere un parere – scrive Legambiente – dovrà tenere però conto che non potrà dare interpretazioni originali ma dovrà attenersi alle norme e alla giurisprudenza esistenti. In primo luogo alle norme del piano paesaggistico non derogabili, prevalenti, aplicabili in attesa di adeguamenti urbanistici e vincolanti. Quindi bisogna rispettare – ricorda Legambiente – quanto affermato dall’art. 42 del Piano Paesaggistico per il quale le costruzioni in zona agricola devono essere esclusivamente finalizzate alla conduzione agricola del fondo con preventiva asseverazione da parte dell’Ispettorato Agrario o altro ente preposto. In secondo luogo – ricorda Legambiente – bisogna riferirsi alla corrente giurisprudenza sia del Consiglio di Stato, che del Tar e da ultima della Corte di Cassazione che ribadiscono che in zona agricola è vietato la realizzazione di costruzioni a scopo abitativo residenziale ai non agricoltori. Ancora più stringente la sentenza del Consiglio di Stato del 9/3/2012 secondo la quale tutti gli interventi e le attività che si ritengono realizzabili in zona agricola restano comunque funzionali ad un’attività tipicamente agricola o alle altre attività alla stessa intimamente connesse con esclusione, quindi, di tutto ciò che è riferibile ad altre zone individuate in sede di pianificazione del territorio comunale. Addirittura, – spiega Legambiente – la Corte di Cassazione con sentenza n. 1013/2012 dice che non basta il mero dato formale, l’essere imprenditore agricolo, per potere edificare in zona agricola, ma deve esserci una oggettiva correlazione tra immobile realizzato e conduzione del fondo. Devono cioè essere valutate le caratteristiche costruttive dell’immobile, il collegamento con le attività agricole e le coltivazioni in atto prima di rilasciare le concessioni edilizie. Ne consegue – scrive Legambiente – che l’unica presa d’atto che il consiglio comunale di Ragusa potrà fare è quella di prendere atto del parere dell’avvocatura comunale che coincide con quanto da tempo afferma Legambiente, e cioè che in zona agricola può costruire fabbricati residenziali solo l’agricoltore che dimostri oggettivamente di praticare l’attività agricola. Tra l’altro il consiglio comunale non essendo un organo tecnico, ma solo un organo politico, non può entrare nel merito dell’interpretazione giuridica, – sostiene Legambiente – per le quali il comune deve avvalersi dei propri uffici, visto che possiede al suo interno competenze specifiche. Ogni altra forzatura della procedura da parte del consiglio comunale con l’espressione di una interpretazione che permetta a tutti di costruire in zona agricola, che riteniamo illegittima, vedrà la ferma opposizione di Legambiente, – annuncia la associazione ambientalista – per evitare una ulteriore scandalosa colata di cemento sulle nostre campagne a pochi mesi dall’elezione del nuovo consiglio comunale e con un iter di revisione del PRG già iniziato. Colata di cemento che, ribadiamo, influisce negativamente anche sul sistema di circolazione idrica del nostro territorio. Sarebbe saggio ed anche opportuno – conclude Legambiente – aspettare la conclusione delle inchieste della magistratura proprio sulle costruzioni in zona agricola. Non si vede infatti il motivo di tutta questa fretta da parte del dirigente del settore edilizia privata”.

ECOCONSIGLI PER UN CORRETTO UTILIZZO DELL’ACQUA

acqua 3Ragusa, città che “naviga” sull’acqua, paradossalmente sta vivendo una pesante crisi idrica, a causa dell’incuria nella gestione del territorio e delle falde acquifere. Questo disastro ambientale può e deve essere un occasione per cambiare radicalmente il nostro rapporto con questo bene prezioso. Lo sottolinea Legambiente in una nota, con la quale invita ogni cittadino a dare il proprio contributo per un corretto utilizzo dell’acqua attraverso dei semplici ma efficaci gesti, e non dimenticando di impiegare le stesse accortezze che si usano in casa anche nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro. Ecco l’elenco dei consigli: “Controllare di tanto in tanto il contatore a rubinetti chiusi. Una differenza anche minima significa che c’è una perdita nella rete interna. Assicurarsi che i rubinetti non abbiano perdite e chiudere bene quelli che gocciolano: un rubinetto che gocciola può produrre uno spreco annuo che va da 4.000 a 5.000 litri d’acqua. Verificare il corretto funzionamento dello sciacquone del bagno poiché è responsabile del 30% dei consumi domestici dell’acqua. E’ opportuno scegliere gli scarichi diretti a leva regolabili (consumano 3 volte meno rispetto a quelli a pulsante facendo risparmiare oltre 20.000 litri d’acqua all’anno). Non fare scorrere inutilmente l’acqua – scrive Legambiente – quando ci si lava ed evitare i getti d’acqua troppo forti. Se si lavano i piatti a mano, evitare di lasciare il rubinetto dell’acqua aperto mentre s’insaponano le stoviglie e riservare l’uso dell’acqua corrente al momento del risciacquo. Munire di frangigetto i rubinetti del bagno: il getto risulta arricchito d’aria, consentendo di risparmiare il 40% dell’acqua erogata. Utilizzare lavatrici e lavastoviglie – consiglia Legambiente – sempre a pieno carico, si potranno risparmiare 10.000 litri d’acqua all’anno, ed evitare le ore di punta per l’utilizzo di elettrodomestici. Per la igiene personale è consigliabile fare la doccia piuttosto che il bagno: i 150 litri della vasca diventano solo 30 per la doccia. Usare l’acqua con cui si lava verdura e frutta aggiunge Legambiente – per innaffiare le piante, fornendo così anche un apporto di sali minerali. L’acqua di cottura della pasta è ottima per lavare i piatti. Lavare l’auto usando l’acqua contenuta in un secchio e non quella corrente: si possono risparmiare fino a 130 litri d’acqua. Sensibilizzare l’amministrazione condominiale al controllo del consumo dell’acqua e delle perdite occulte. Limitare, l’irrigazione dei giardini innaffiandoli preferibilmente al mattino e dopo il tramonto, in modo da evitare l’evaporazione d’acqua – conclude Legambiente – che avverrebbe nelle ore più calde. Ridurre il consumo di carne e preferire una dieta a basso impatto idrico come quella mediterranea”.

La carcassa di un delfino al lido Arizza

delfino mortoLa carcassa di un delfino è stata rinvenuta giovedì mattina, intorno alle 9, presso la spiaggia di Arizza, tra Donnalucata e Cava d’Aliga. Per la rimozione si sono attivati la Asp di Ragusa, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, l’Istituto Zooprofilattico di Ragusa, la Protezione Civile di Scicli coordinata dal disaster manager Ignazio Fiorilla.

ESCURSIONE CAI NELLE CAVE IBLEE

caiIl Club alpino italiano sezione di Ragusa organizza per domenica 17 febbraio un’escursione sulle trazzere dell’altopiano ragusano, nel corso della quale saranno attraversate le cave Mastratto e Paradiso. La visita è di media difficoltà per la lunghezza del percorso e l’aspetto fangoso delle trazzere. La pausa pranzo è prevista in un’azienda agricola di c. da Serra del Vento. Info: 0932.228224.

Pesca novellame Legambiente e pescatori insieme per la difesa del mare

peschereccio-mareSi è concluso positivamente l’incontro al Comune di Scicli sulle problematiche della pesca e dela salvaguardia del mare e delle risorse ittiche, richiesto dalla cooperativa Santa Lucia di Donnalucata e da Legambiente “Il Carrubo” di Ragusa a seguito del recente decreto che riapre la pesca al novellame in Sicilia. I rappresentanti dei pescatori hanno espresso parere fortemente negativo sulla riapertura della pesca al novellame, che pone a grave rischio le risorse ittiche del mare ibleo, non portando alcun vantaggio all’economia locale, le cui risorse biologiche vengono razziate da pescatori di altre marinerie. Proprio a Donnalucata esiste da decenni un presidio culturale di Legambiente (il Centro di Educazione ambientale) che in questi anni ha lavorato per promuovere la cultura della difesa e tutela delle risorse ittiche del mare. Il presidente di Legambiente, il biologo Antonino Duchi ha proposto, nel corso della riunione, “l’avvio di un coordinamento dei sindaci delle città peschereccie della provincia di Ragusa per fare fronte comune contro questo scellerato decreto”.

LA FRUIZIONE DELLA VALLATA SANTA DOMENICA ANCHE “ISOLE IBLEE” PARTECIPA AL PROGETTO “INSIEME-IN-CITTA’”

Vallata Santa DomenicaAnche il parco commerciale “Isole Iblee”, insieme con gli altri due centri commerciali naturali presenti in città, “I tre ponti” e “Antica Ibla”, partecipano all’iniziativa che punta al recupero dello straordinario patrimonio ambientale rappresentato dalla vallata Santa Domenica, nel cuore di Ragusa. Aderiscono, infatti, al laboratorio “Insieme-in-Città”, nell’ambito della federazione “Una R.o.s.a. per Ragusa”, vale a dire la “Rete delle organizzazioni sociali ed associazioni”, di cui fanno parte anche Legambiente, Kalura e SpeleoClub. “Il parco commerciale Isole Iblee – dice il presidente Giovanni Corallo – ha voluto fare parte integrante del progetto che già in passato aveva cercato di riportare alla luce questa zona suggestiva e naturale che collega i due centri storici di Ragusa”. Si comincia domenica 17 febbraio con l’iniziativa denominata “La Cava Santa Domenica: un parco urbano possibile”. La partenza è fissata per le 10 di domenica prossima a piazza San Giovanni, angolo via Mariannina Coffa. Nella prima parte del percorso, fino a piazza Carmine, l’architetto del Comune Marcello Dimartino illustrerà il progetto di fattibilità del recupero della Cava Santa Domenica. Successivamente, si scenderà al Largo San Paolo percorrendo le scale di Cava Velardo, via Velardo e via Giusti. E’ prevista una sosta per il pranzo al ristorante Antica Macina. Subito dopo il dott. Giovanni Distefano illustrerà gli insediamenti preistorici insistenti sul Largo San Paolo e guiderà i partecipanti lungo il perimetro delle mura bizantine della Ragusa pre-terremoto, fino ai ruderi dietro la chiesa del Santissimo Trovato.

CORSO DI FORMAZIONE IN DIRITTO AMBIENTALE

legambienteSi terrà a Ragusa venerdì 8 marzo presso l’istituto tecnico per Geometri di v.le dei Platani 180 il Corso di Formazione in Diritto Ambientale dal titolo “Accertamenti, tecniche di indagine e reati nella tutela dell’ambiente”, organizzato da Legambiente Sicilia. Per informazioni ed iscrizioni contattare: Maria Zammito 329.5930963; regionalelegambientesicilia.com

RAGUSA, L’EMERGENZA IDRICA CONTINUA

I pozzi rimangono chiusi, l’emergenza continua. Brutte notizie al termine del vertice tenutosi giovedì mattina in Prefettura. Si dovrà attendere, probabilmente, fino a un’altra settimana per una decisione da parte dell’Asp che, insieme al Comune, ha deciso di attivare un tavolo tecnico. Al di là della disponibilità a collaborare, tuttavia, c’è la ferma volontà da parte dell’azienda sanitaria di escludere ogni remota possibilità di tracce di inquinamento. Per quanto riguarda l’aspetto chimico, la situazione è ormai rientrata nella norma, ma per quanto riguarda l’aspetto microbiologico si vuole escludere in modo categorico la presenza del protozoo Cryptosporidium. Dal canto suo il Comune non intende immettere l’acqua dandola, per buona parte della città, come non potabile. Soluzione, questa, suggerita dall’Asp. E allora si continua ad attendere. All’incontro, oltre al prefetto, Annunziato Vardè, c’erano i vertici della Forze dell’Ordina, il Procuratore della Repubblica, Carmelo Petralia, il commissario del Comune, Margherita Rizza, il dirigente dell’Arpa, Lucia Antoci. Si continua con le nove autobotti (quelle di Comune, Forestale e Vigili del Fuoco) a cercare di tamponare la situazione, ma le richieste sono centinaia. E per molte non c’è una risposta immediata. Intanto da ieri pomeriggio, sono stati ultimati i lavori per allacciare l’acquedotto comunale con quello dell’Asi. Da ieri, quindi, poco meno di venti litri d’acqua al secondo vengono immessi nella rete. Ma di acqua, per sopperire alla mancanza del prezioso liquido di quei due pozzi, ce ne vorrebbero 80 litri al secondo. Numeri che danno la dimensione dell’emergenza. Per quanto riguarda l’aspetto giudiziario, il procuratore capo spiega che saranno assunte delle decisioni, di concerto con la Polizia, i Carabinieri del Nas e la Polizia provinciale, in merito agli interventi di sequestro preventivo esecutivo già condotti nei confronti di tre aziende agricole. Petralia ha chiesto all’Arpa ed ai carabinieri del Nas di indicargli un protocollo di interventi tecnici in tema di bonifica dei siti da imporre agli allevatori. “L’obiettivo – ha detto il procuratore – è di rimettere in condizioni di legalità le aziende e non nuocere le aziende stesse. Tra gli interventi richiesti, per esempio, le operazioni di svuotamento dei serbatoi dai liquami accumulati. Tale protocollo sarà imposto agli allevatori e solo dopo esser adottato in ogni sua componente, si procederà al dissequestro delle aziende stesse”.

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ATTIVITA’ ESCURSIONISTICA DEL CAI

Il Club Alpino Italiano ancora una volta è in azione, infatti, domenica 10 febbraio realizzerà un’altra escursione lungo un percorso litoraneo, che tocca la fascia da Kamarina a Punta Braccetto. Si tratta di una camminata di media difficoltà, lunga 8 chilometri con un tempo di percorrenza di circa 6 ore, che ha inizio domenica mattino proprio dal parcheggio del Museo Archeologico. Il gruppo prosegue subito dopo verso la spiaggia sottostante la zona archeologica e va verso il rinomato villaggio turistico, fino ad attraversare, subito dopo, il ruscello Rifriscolaro proprio in riva al mare. L’escursione prosegue fra zone incontaminate e aree degradate, dovute alla speculazione edilizia confusa e disordinata degli anni passati, che lascia a distanza di anni, parecchie costruzioni in stato di abbandono e pericolanti lungo il nostro meraviglioso litorale, con conseguente deturpamento dell’ambiente. Ciò è evidente a Passo Marinaro, dove la costruzione di un fantomatico villaggio non è mai finita. Non mancano tratti di costa in ottimo stato e ancora poco contaminate dalla sporcizia e dalle discariche abusive, in via di espansione negli ultimi tempi. La camminata vedrà una pausa nell’area attrezzata della Riserva di Randello, un’oasi di natura ancora protetta, ma la cui spiaggia è in abbandono e in alcuni parti altamente sporca, con la presenza anche di plastica dismessa dalle serre della stessa contrada. Nel pomeriggio la comitiva di escursionisti concluderà la giornata di trekking sulla scogliera di Punta Braccetto, in attesa del tramonto se il tardo pomeriggio si dovesse presentare con cielo limpido e con clima mite. Per questa escursione occorrono gli scarponi da trekking, l’abbigliamento consono alla stagione in corso, uno zaino piccolo contenete l’indispensabile, e la mantella per l’eventuale pioggia.

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INQUINAMENTO POZZI E SORGENTI A RAGUSA: DISASTRO AMBIENTALE

Il grave inquinamento che da due anni colpisce le sorgenti Oro e Misericordia, e da qualche tempo anche alcuni pozzi che riforniscono di acqua potabile il Comune di Ragusa, è frutto di una malagestione non solo del sistema di approvvigionamento idrico, ma anche del territorio in cui le risorse idriche si producono. Lo sottolinea in una nota Legambiente, che sollecita la convocazione di una seduta aperta del Consiglio comunale. “Spiace notare che, a seguito del pesantissimo disastro ambientale, stiamo assistendo al solito balletto di Enti, che evidentemente non sono stati in grado di prevenirlo, enti che si incontrano in modo carbonaro, cercando di “mettere una pezza” ad una situazione che negli anni è venuta incancrenendosi. Così non si va da nessuna parte. Questo disastro ambientale (perchè di ambiente si tratta) porti almeno ad una cambio di marcia nella gestione del territorio, delle risorse idriche e dei Beni Comuni in generale. Già nel 1992, alla Conferenza Mondiale di Rio su Economia ed Ambiente, si è evidenziato che le problematiche ambientali possono essere adeguatamente risolte solo attraverso il coinvolgimento attivo – scrive Legambiente – delle comunità locali. Evidentemente a Ragusa siamo ancora 20 anni indietro: il tempo deve essersi fermato. In molte altre realtà si è andati avanti: si sono attivati dei processi di informazione alla popolazione (ad esempio attivazione del sistema Infea), di confronto, di partecipazione attiva. Si sono promossi Agende 21 locali, Contratti di fiume e quant’altro. A Ragusa (a parte il timidissimo vagito del progetto Water In Core, subito abortito) niente di tutto questo, nonostante la voglia di partecipazione e l’interesse dei cittadini – sottolinea Legambiente – si siano manifestati con la straordinaria vittoria al recente Referendum sull’acqua pubblica. Un risultato che la politica ha cercato immediatamente di mettere sotto il tappeto. Riteniamo che a Ragusa sia necessaria una svolta in questo senso”. Legambiente chiede al Commissario Rizza di indire un Consiglio Comunale Aperto “in modo di dare la parola a chi, cittadini, associazioni e quanti hanno titolo per dire la propria sulla questione”.partecipiamo

Ragusa, crisi idrica e possibili soluzioni

“Basterebbe un impegno di spesa di circa 2000 euro per collegare l’acqua che in questo momento viene prelevata dal consorzio Asi alla rete comunale. Questo permetterebbe non solo il superamento dei disagi per una zona significativa della città – quella sotto il centro commerciale Le Masserie – ma anche un alleggerimento del lavoro dei mezzi che in questo momento fanno la spola. Forse qualcuno, con il fine settimana alle porte, ha preferito non pensarci, ma è bene che a questa soluzione si pensi già da lunedì mattina”. A dichiararlo è il coordinatore cittadino del Pid-Cantiere Popolare Francesco Barone, il quale interviene nella vicenda dell’emergenza idrica, che si protrae in città da ormai due settimane, rivolgendosi direttamente al commissario straordinario, Margherita Rizza. “Sappiamo bene che il commissario non ha bisogno e non vuole consigli da nessuno – esclama – ma noi ci permettiamo di dargliene qualcuno lo stesso. Per esempio sarebbe bene che si pensasse a rivedere le fatture dell’acqua prevedendo i rimborsi per tutte quelle famiglie che in questi giorni si sono dovuti caricare sulle spalle un’ulteriore tassa da pagare, che non era certamente prevista, come quella che sta servendo per i continui rifornimenti delle autobotti private”. Barone si complimenta con l’associazione “Partecipiamo” per l’iniziativa che ha messo in campo con la raccolta delle firme sulla questione dell’acqua.

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Convegno Energie Naturali

parco eolicoIl 7 febbraio alle 11.30, a Ragusa nei locali della Cuccagna in via Rumor 8 si terrà il convegno di presentazione del progetto “Energie Naturali”, promosso da Prosea.

ESCURSIONE A GRAMMICHELE

cai logoAncora un’iniziativa a cura del Club Alpino Italiano di Ragusa. Dopo la ciaspolata sull’Etna, dove si sono incontrate le varie sezioni del Cai Sicilia, domenica 3 febbraio è in programma un’escursione a Grammichele per conoscere l’area archeologica di Occhiolà. La partenza in pullman è prevista alle 8 da via Zama a Ragusa. Alle 9,30, raggiunta Grammichele, gli escursionisti potranno, grazie alle guide, visitare il sito dell’antica Eketla. Nel primo pomeriggio dal sito archeologico, gli escursionisti raggiungeranno a piedi il centro storico di Grammichele per visitare il museo e le principali testimonianze architettoniche, compresa la Meridiana orizzontale.

COLPITA DAL PUNTERUOLO LA PALMA DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI RAGUSA

stazione treni ragusa.htmAnche la palma situata all’interno del giardino (assai rinsecchito) della stazione ferroviaria di Ragusa è stata infettata dal punteruolo rosso. Martedì mattina infatti degli operai l’hanno in parte tagliata e ingabbiata. Sembra comunque che l’albero abbia ben poche speranze di sopravvivere all’invasiva presenza del coleottero che sta distruggendo praticamente l’intero patrimonio di palme del capoluogo. In piazza Stazione l’infestazione del punteruolo è endemica, come d’altronde anche nel resto della città. Sono stati già colpiti gli alberi di piazza Ospedale, di piazza del Popolo e adesso anche del sito ferroviario. Le prime a morire sono state le palme all’interno del cantiere del parcheggio interrato: dato che non erano raggiungibili nessuno si è mai preso la briga di curarle.

INQUINAMENTO POZZI, Legambiente scrive al Commissario Straordinario del Comune di Ragusa

Nuovo intervento di Legambiente sulla vicenda del grave inquinamento che da due anni colpisce le sorgenti Oro e Misericordia, e da qualche giorno anche alcuni pozzi che riforniscono di acqua potabile il comune di Ragusa. In una nota, inviata al Commissario Straordinario del Comune di Ragusa si evidenzia che l’inquinamento non solo ha determinato e determina, ma verosimilmente determinerà ancora una forte riduzione delle disponibilità idriche per i cittadini. La fonte dell’inquinamento è stata individuata dall’Arpa in alcune aziende zootecniche che ricadono nell’area di ricarica delle sorgenti Oro e Misericordia. “Fino a quando non si interverrà sull’origine del problema l’inquinamento rischia di continuare ed aggravarsi, in particolare ogni qualvolta ci saranno piogge di un certo rilievo, mettendo continuamente a rischio la qualità dell’ambiente, delle acque potabili – scrive Legamebiente – e la salute dei cittadini. Anche in questa vicenda, come in molti altri casi la normativa c’è, ma non viene o viene mal applicata; nè ci sono adeguati controlli”. Legambiente, ricordando la normativa vigente relativa all’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue provenienti dalle aziende zootecniche (D.A. 17 gennaio 2007) evidenzia che le condizioni che permettevano l’utilizzo fin qui avutosi degli effluenti degli allevamenti non ci sono più, alla luce del grave inquinamento, e quindi chiede al commissario di intervenire al fine di imporre specifiche prescrizioni, compresa la sospensione a tempo determinato ovvero il divieto di esercizio delle attività di utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici nell’area in questione, visto che per assicurare la protezione del patrimonio idrico nelle zone di protezione delle aree di ricarica delle falde le autorità possono adottare limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti zootecnici”.
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RAGUSA ASSETATA E IL COMUNE BUTTA VIA L’ACQUA

PERDITA ACQUA Per oltre 24 ore, dal serbatoio comunale di Via Madonna delle Grazie, c’è stata una copiosa perdita d’acqua che si è riversata a cascate in Via Addolorata. La prima ripresa di Tele Nova che testimonia la cascata d’acqua che si riversa per strada è delle ore 16,00 di sabato 26 gennaio. Ma anche nella seconda ripresa, effettuata alle ore 17,00 di domenica 27 Gennaio la cascata d’acqua ha continuato a scorrere. Il liquido, diventato ancora più prezioso in questi giorni di emergenza causata dall’inquinamento di alcune falde acquifere, è stato così colpevolmente disperso in un momento di emergenza e di disagi per la carenza idrica in città. I cittadini, anche su Facebook, hanno commentato la notizia:
“Il Commissario del Comune di Ragusa che fa? Perchè non prende i dovuti provvedimenti?”. “Intanto i cittadini della zona alta di Ragusa sono senz’acqua!!!

 

RAGUSA ASSETATA – IL COMUNE BUTTA VIA L’ACQUA

Da ore, dal serbatoio comunale di Via Madonna delle Grazie, persiste una copiosa perdita d’acqua che si riversa a cascate in Via Addolorata. Il liquido, diventato ancora più prezioso in questi giorni di emergenza causata dall’inquinamento di alcune falde acquifere, viene così colpevolmente disperso in un momento di emergenza e di disagi per la carenza idrica in città. acqua_web_24022011-400x300

ELETTRODOTTO SICILIA-MALTA LEGAMBIENTE: “PER PIACERE SIAMO SERI”

legambienteSecondo Legambiente Ragusa il dibattito tra le forze politiche cittadine sul possibile impatto dell’elettrodotto Sicilia-Malta si caratterizza per i giudizi superficiali e per posizioni che spesso manifestano interessi particolari. Il Circolo “Il Carrubbo” di Legambiente in una nota illustra tecnicamente il progetto con l’obiettivo di “confutare le parole lanciate al vento da qualcuno”. “L’elettrodotto, lungo 19,1 km, solo per 300 metri attraversa la campagna, per il resto corre sempre sotto il manto stradale di diverse strade provinciali – scrive Legambiente – dalla stazione elettrica di Ragusa, accanto al Cineplex, fino al piazzale delle giostre a Marina di Ragusa. In questo tragitto l’elettrodotto creerà una servitù (ai sensi della legge 36/2001 art. 4 comma 1 lett. H e del DM 295 maggio 2008) di circa 6 metri per lato, sarebbero stati 18 con l’elettrodotto aereo, con la conseguenza che sarà vietata la costruzione di edifici ad uso residenziale, scolastico, sanitario – continua Legambiente – ovvero ad un uso che comporti una permanenza non inferiore a quattro ore. Questo vincolo comporta che i Comuni all’atto del rilascio delle singole concessioni edilizie, debbano tenere conto delle fasce di rispetto degli elettrodotti. Ne rimangono esclusi quasi tutti i fabbricati al servizio dell’agricoltura, la quale non subirà alcun danno. Non sono quindi veritiere le distanze della servitù di 30 o 60 metri circolate in questi giorni, così come i presunti danni al sistema agricolo. L’elettrodotto non attraverserà Marina di Ragusa in quanto giungerà sul piazzale delle giostre da est percorrendo la strada provinciale che proviene da Donnalucata. I cittadini, alla luce della legislazione vigente – afferma il Circolo “Il Carrubo” – e se non intervengono fatti nuovi, potranno continuare a fare il bagno in quanto il divieto di balneazione riguarda la qualità delle acque e non la presenza dello elettrodotto, il quale interrato sul piazzale correrà sotto la spiaggia ad una profondità di 2,5 metri per riemergere a 250 metri dalla costa – continua Legambiente – con una profondità del mare di circa 3 metri. Addirittura la Regione vorrebbe una profondità ancora maggiore, di 8 metri. Anche i divieti fissati dalla Capitaneria di porto per la presenza del cavo sottomarino non contemplano il divieto di balneazione, ma solo il divieto di ancoraggio, di recuperi marittimi e l’esercizio della pesca a strascico. I possibili rischi per la posidonia oceanica e la cymodocea nodosa invece sono reali, ma le prescrizioni rigidissime riducono di molto il rischio. Infatti – sostiene Legambeinte – il cavo che interesserà 102 mq di posidonia e 1063 mq di cymodocea non sarà interrato, ma poggiato. Per ogni metro quadrato di posidonieto danneggiato la ditta dovrà ripiantare un mq di nuove talee di posidonia. Per quanto riguarda la riserva dell’Irminio, che non verrà toccata dall’elettrodotto, le prescrizioni poste – scrive Legambiente – sono anch’esse molto rigide (i lavori si devono bloccare durante il periodo di riproduzione e nidificazione della fauna protetta). Sono le stesse prescrizioni, all’interno della procedura di Valutazione di Incidenza, che Legambiente chiese al Comune di Ragusa per la costruzione della lottizzazione vicino alla riserva e che il Comune di Ragusa, guidato dallo stesso soggetto che oggi chiede garanzie e strilla al disastro ambientale, si guardò bene di concedere. In questa vicenda poi risuona una famigerata parola più volte sentita nel corso del dibattito sul piano paesaggistico: ingessare il territorio. Temiamo – afferma Legambiente – che la protesta per la servitù troppo ampia (nella realtà non lo è), sia dovuta al fatto che alcuni progetti costruttivi ne verrebbero minati. Ed ora la notizia – conclude Legambiente – che demolisce le argomentazioni di chi solo ora si traveste, per finta, da difensore dell’ambiente. Il Comune di Ragusa era a conoscenza del progetto in quanto la ditta aveva depositato tutta la documentazione il 14 ottobre 2011. Come mai il Comune di Ragusa per 8 mesi non se ne è accorto?”.

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