26-06-2017
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Archivio della categoria: Ambiente

Ragusa, emergenza idrica

Lo stop ai due pozzi, B e B1, che si trovano nell’alveo del fiume Irminio, hanno mandato in tilt il sistema di distribuzione idrica in città. Una minor disponibilità di prezioso liquido da immettere nelle condutture idriche pari a circa il 25% del totale dell’acqua a disposizione. Eccezion fatta per le zone Cappuccini, Palazzello e Ibla, praticamente un po’ tutta la città soffre per la penuria d’acqua. Nel giro di un paio di giorni sono già state un centinaio le richieste di interventi con autobotte. La decisione di chiudere i due pozzi è stata presa alla fine della scorsa settimana, perchè risultati inquinati. Una presenza di ammoniaca eccessiva, il doppio rispetto a quella prevista dalla legge, che ha fatto scattare l’intervento di blocco dei pozzi. Ieri mattina un vertice in Comune per trovare soluzioni nell’immediato, anche se il problema è a monte, e riguarda l’inquinamento dell’intera zona di cava della Misericordia e conseguentemente del fiume Irminio. Monitoraggio costante e continuo dei sei pozzi che garantiscono l’approvvigionamento idrico della rete cittadina ed in particolare dei due pozzi B e B1 che sono risultati inquinati e chiusi, reperimento di fondi sia per il completamento della trivellazione di un nuovo pozzo in Contrada Bruscè che per l’attivazione di una somma urgenza per avviare un servizio di autobotti utile a fronteggiare l’emergenza idrica. Sono queste le prime misure decise nel corso della conferenza di servizio promossa dal Commissario Straordinario Margherita Rizza. Erano presenti anche Paolo Roccuzzo, che da esperto a titolo gratuito dell’ex sindaco aveva già lanciato l’allarme su una situazione ormai insostenibile, il dirigente del settore Ambiente ed energia, Giulio Lettica, ed altri tecnici comunali. Nell’incontro, riferisce una nota di Palazzo dell’Aquila, si è parlato anche “delle possibili misure che potrebbero essere adottate per risalire alle cause di inquinamento dei pozzi”. Per quanto riguarda l’emergenza, si sta cercando di sopperire con le autobotti che senza sosta prelevano l’acqua dall’impianto di Petrulli e la fanno arrivare nelle case. Ma i disagi segnalati dai cittadini sono già assai gravi. E la situazione, a meno che non si abbassino i livelli di ammoniaca, non potrà che peggiorare. In ogni caso il nodo centrale rimane, al di là dell’emergenza, quello di individuare forme di smaltimento dei liquami delle aziende zootecniche, diversamente il problema rischia di riproporsi in modo sempre più grave.

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COMUNE DI RAGUSA, PARERE FAVOREVOLE ALL’ELETTRODOTTO ITALIA MALTA

lampadinaCon 18 voti a favore ed un astenuto (il presidente Di Noia), il Consiglio Comunale, riunitosi nel pomeriggio di lunedì ha espresso parere favorevole alla proposta di deliberazione del Commissario Straordinario relativa alla realizzazione dell’elettrodotto denominato “Collegamento in corrente alternata a 220 KV Italia Malta”. Usciti dall’aula al momento della votazione finale dell’atto gli esponenti delle liste Dipasquale Sindaco, Ragusa Grande di Nuovo e Gruppo Misto. Il consesso ha inoltre approvato (18 si ed 1 astenuto) un atto di indirizzo presentato dal consigliere comunale Antonino Barrera che prevede l’attivazione della Consulta comunale per l’ambiente, organo collegiale ed espressione anche delle diverse associazioni ambientaliste, a cui verrà consentito, nel rispetto delle norme, il monitoraggio dell’osservanza delle condizioni di salvaguardia e l’accesso ai dati connessi agli impianti dei lavori di realizzazione dell’elettrodotto. E’ stato anche votato ed approvato con 19 voti a favore e 9 contrari un emendamento in cui, tra l’altro, si specifica di sostituire la lettera d del punto 3 della deliberazione proposta, come segue: “Per la determinazione delle misure in compensazione, si dovrà fare riferimento ai criteri economici di indennizzo stabiliti, per esempio, con il metodo già individuato dalla Regione Siciliana per casi similari e comunque con un indennizzo non inferiore alla cifra di 600.000 euro.

Ragusa, acqua inquinata

Cronaca di un’emergenza annunciata. Alcuni quartieri della città senz’acqua perchè da qualche giorno due pozzi dell’alveo dell’Irminio, il B e il B1 sono chiusi. Le analisi di domenica mostrano una presenza di ammoniaca più o meno doppia rispetto al consentito: quasi un milligrammo per litro. Il limite massimo è di 0,5. Pozzi bloccati e rubinetti a secco nella parte altai. E ieri mattina il procuratore capo della Repubblica, Carmelo Petralia, ha ricevuto una denuncia per l’inquinamento delle sorgenti e del torrente in cui l’acqua viene versata, ossia il Ciaramite. Domenica mattina, infatti, è stata accertata una moria di trote lungo il torrente nella cava della Misericordia. Petralia ha incontrato i responsabili dell’Arpa, dei Nas e dell’Asp per fare il punto della situazione. Entro questa mattina avrà una relazione dettagliata. Le autobotti del Comune, intanto, hanno iniziato la spola tra le abitazioni di quei cittadini rimasti senza il prezioso liquido. Dal canto suo, il commissario Margherita Rizza ha convocato, per questa mattina, un incontro con i tecnici comunali. C’è l’intenzione di procedere con la “somma urgenza” per trovare soluzioni al problema. Ma la situazione è gravissima, e da due anni l’Arpa ed altri enti lo ripetono. Il problema non riguarda più soltanto le due sorgenti Oro Scribano e Misercordia, la cui acqua si “perde”, perchè non immessa in rete, dal 2010. L’inquinamento si è però “allargato”, fino al fiume Irminio, tanto da intaccare i pozzi. Ovviamente la concentrazione di ammoniaca è maggiore, si registrano dati fino al 30 milligrammi al litro, nella Oro Scribano. E’ inferiore (domenica era 7 grammi al litro) alla Misericordia. Ma i dati sono enormemente al di fuori della norma, e le tracce del “passaggio” di questa scia di inquinamento non lasciano ben sperare. E’ stata fatta, oltre un anno fa, una campagna di controlli nelle aziende sullo smaltimento dei liquami organici, che poi rilasciano l’ammoniaca nel terreno. Diverse le aziende risultate non in regola. La questione centrale, però, sta proprio nella produzione enorme di liquami animali che, in altre regioni, producono anche ricchezza, con la trasformazione in biogas. Qui, invece, non si riesce a trovare una soluzione, per la mancanza di una pianificazione territoriale. E alla fine, la natura, presenta “il conto”.

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Potabilizzatore per rifornire Marina di Ragusa

marina-di-ragusaFinalmente il potabilizzatore sarà realizzato. E’ quanto afferma il segretario cittadino del Pd di Ragusa, Giuseppe Calabrese, a seguito dell’incontro con il commissario Rizza ed i tecnici del settore durante il quale sono stati illustrati i particolari del progetto che sarà attuato in contrada Camemi, lungo la strada Ragusa mare, e che servirà a fornire acqua alle contrade della frazione rivierasca. All’incontro ha partecipato una folta delegazione di residenti delle contrade, rappresentanti del comitato intercontrade oltre a dirigenti e consiglieri del Pd di Ragusa. Il Consiglio comunale ha votato l’esproprio del lotto di terra dove sarà collocata l’opera ed entro 120 giorni, tra approvazione a Palermo della variante al Prg e la pubblicazione all’albo pretorio, gli uffici saranno in condizioni di poter procedere alla stesura del bando.

ACQUA INQUINATA, CHIUSI DUE POZZI NELL’ALVEO DELL’IRMINIO

troteUn terzo dei pozzi del capoluogo ibleo è stato chiuso perché inquinato. E adesso si rischia una situazione di emergenza idrica. La notizie è stata comunicata domenica ufficialmente, ma la chiusura risale a venerdì mattina. I dati dei controlli che vengono effettuati di routine non hanno dato altra scelta. Sono due pozzi, sui sei che riforniscono il comune capoluogo, pozzi che si trovano nell’alveo del fiume Irminio. La decisione è stata presa dai responsabili del servizio idrico comunale a seguito dei prelevamenti dell’Asp. Sono stati chiusi i pozzi B e B1, che consentono di portare il prezioso liquido nelle zone della parte alta della città. Le analisi sugli altri quattro pozzi, invece, non hanno fatto riscontrare dati superiori alla norma. Il problema, tuttavia, appare assai grave. L’inquinamento, infatti, sarebbe dovuto ad una presenza eccessiva di ammoniaca. Per lo stesso motivo, da oltre due anni, non vengono utilizzate due sorgenti, la Oro Scribano e la più importante Misericordia. I dati fino a qualche giorno fa comunicati dall’Arpa parlano di una presenza di ammoniaca sessanta volte superiore alla norma. Sorgenti inquinate, e inquinato è pure il Ciaramite, affluente dell’Irminio, dove viene sversata l’acqua della Oro Scribano e della Misericordia. Domenica mattina è stato il proprietario di una dozzina di vecchi mulini che si trovano a fianco dell’affluente a chiamare Arpa, carabinieri dei Nas e tecnici comunali dopo avere scoperto che, nel torrente, c’erano diverse trote morte. Immediato l’arrivo dei tecnici, che hanno eseguito i prelievi per effettuare ulteriori analisi. Ma l’enorme presenza di ammoniaca è la causa più probabile della morte delle trote. “Non ho mai visto una cosa del genere – spiegava il proprietario dell’area “incastonata” nella zona della forestale -. Sono tutti morti”. I Nas faranno la segnalazione in Procura, dove c’è già un fascicolo aperto sull’inquinamento delle due sorgenti. Il terreno di tutta l’area della Cava della Misericordia, secondo l’ipotesi più probabile, è ormai saturo di sostanze organiche, quasi certamente provenienti dalle concimaie dellatrote 1 zona. La pioggia di qualche giorno fa ha dilavato il terreno, facendo sì che le sostanze inquinanti finissero nelle sorgenti e, quindi, nel Ciaramite. Dal Comune c’è l’invito a moderare “quanto più possibile il consumo di acqua potabile”. Lunedì il commissario Rizza affronterà la questione “con la massima urgenza”. 

ELETTRODOTTO SICILIA MALTA – LA STRANA OPPOSIZIONE DEL MOVIMENTO TERRITORIO – Legambiente Chiede un comitato di controllo sull’opera

Riceviamo e pubblichiamo:  “Come probabilmente molti altri, anche Legambiente Ragusa è rimasta colpita dalle vive proteste del Movimento Territorio dell’attuale deputato regionale Di Pasquale, contro l’elettrodotto Sicilia Malta. La sorpresa è evidentemente naturale: nella sua lunga vita politica il Di Pasquale non ha certo brillato per attenzione alle problematiche ambientali: anzi. Come non ricordare l’avversione viscerale al Piano Paesaggistico, cioè ad uno strumento fondamentale per difendere il paesaggio e la campagna iblea dalla speculazione edilizia? Oppure l’avversione all’inclusione della vallata dell’Irminio nel parco degli Iblei, compresa la foce che oggi si vorrebbe proteggere dall’elettrodotto? O la cementificazione di contrada Maulli che ha chiuso la Riserva dell’Irminio con un muro di cemento? Senza tralasciare la vicenda dei PEEP che ha cementificato 2 milioni di metri quadrati di territorio agricolo, i deludenti risultati della raccolta differenziata, l’inesistente salvaguardia delle risorse idriche (vedasi inquinamento delle sorgenti di Cava Misericordia). Increduli e preoccupati (un così tanto clamore da persone così provatamente insensibili faceva pensare a chissà quale disastro per il nostro territorio) abbiamo immediatamente consultato il progetto, e la relativa V.I.A. Le linee guida del Ministero dell’Ambiente sugli elettrodotti individuano nel paesaggio, nell’inquinamento elettromagnetico e nei danni agli ecosistemi conseguenti alla fase di cantiere l’eventuale impatto ambientale dell’infrastruttura. Qui la sorpresa è aumentata: l’elettrodotto Sicilia-Malta, dai dati del progetto, dalla Valutazione di Impatto Ambientale e dalle prescrizioni impartite dalla commissione V.I.A. del Ministero dell’Ambiente sembra avere un impatto modesto a terra. Infatti il tratto a terra dell’elettrodotto, dalla stazione elettrica di Ragusa al piazzale accanto al depuratore di Marina di Ragusa risulta interrato (!) utilizzando le strade provinciali (noti ecosistemi di pregio….) senza intaccare la campagna. Quindi l’impatto sul paesaggio è nullo (!). Con l’interramento dei cavi che risultano coibentati ad una profondità di 1,60 metri anche l’inquinamento elettromagnetico è da ritenersi modesto, sicuramente inferiore all’elettrodotto aereo. Questo per quanto riguarda le opere a terra. Ma passiamo al mare: per quanto riguarda i danni agli ecosistemi dovuti alla fase di cantiere solo l’ecosistema marino sembra infatti soggetto a rischio, ma le stringenti prescrizioni, se rispettate, dettate dalla Commissione V.I.A. del Ministero dell’Ambiente fanno ritenere limitati e reversibili gli eventuali danni alle praterie di Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa: il tratto interessato è estremamente limitato (circa 100 m quadrati per la Posidonia e circa 1063 metri quadri per la Cymodocea) ed il cavo, nell’area in cui c’è vegetazione verrà poggiato sul fondo e non interrato. Ovviamente tutto ciò è valido sempre che la direzione lavori e i soggetti istituzionalmente deputati al controllo facciano scrupolosamente il loro lavoro. Probabilmente è questo che desta il maggiore timore al movimento di cui sopra (ed anche nostro): essendo (stati) amministratori e ben conoscendo l’inefficienza dell’Ente pubblico probabilmente già sanno che i controlli sulle opere non saranno adeguati. Chiediamo quindi che si crei un ‘comitato di controllo’ sulle attività, che comprenda anche rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dei pescatori, delle associazioni di pescasportivi e subacquee che affianchino ‘strutturalmente’ gli enti nelle attività ispettive. Quindi anche per quanto riguarda il mare ci chiediamo: alla vegetazione acquatica fa più danno un cavo poggiato sul fondo o un mega porto turistico quale quello di Marina (ed infatti, ci informano i sub, con il porto e l’insabbiamento conseguente, la metà del posidonieto nell’area è scomparso)? Come mai il Di Pasquale ai tempi del porto non ha protestato contro sé stesso? E non ci rammentiamo neanche alcun suo intervento serio contro la pesca a strascico sottocosta, che ara i fondali distruggendo la prateria di Posidonia (gli unici ad intervenire su questo grave problema sono stati gli ambientalisti e la piccola pesca). Alla luce di ciò, se i rischi a mare in qualche modo ci sono, e ribadiamo che i controlli siano il più stringenti possibili, sembra eccessivo l’allarme sul grande impatto ambientale dell’opera lanciato da alcune forze politiche che in passato mai si sono distinte per un atteggiamento a difesa dell’ambiente. Certo si può sempre essere folgorati sulla via di Damasco come San Paolo, ma le conversioni improvvise destano sempre molti sospetti, soprattutto quando a convertirsi all’ambientalismo è l’ex sindaco di Ragusa”.  Legambiente Ragusalegambiente

ELETTRODOTTO ITALIA-MALTA

Trentaquattro prescrizioni per assicurare al progetto una perfetta compatibilità ambientale. Sono quelle trasmesse dalla commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (Via e Vas) nell’ambito del procedimento autorizzativo per l’elettrodotto che dovrà unire l’Italia e Malta, passando dalle coste iblee. Il provvedimento della commissione, di cui fa parte anche l’architetto Vera Greco, già soprintendente di Ragusa, in qualità di rappresentante della Regione siciliana, è del novembre scorso. Dopo una scrupolosa analisi (il documento è di una quarantina di pagine) sul territorio interessato dal progetto, ci sono alcune pagine che contengono le 34 prescrizioni. I primi punti riguardano rigorosissime procedure che occorrerà adottare nella fase di realizzazione dell’impianto, compresa la stesura di un progetto di monitoraggio ambientale. Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, in particolare della Posidonia, sarà obbligo di chi realizza il progetto di reimpiantarne almeno una per ogni Posidonia che dovesse andare distrutta per i lavori. Per proteggere l’habitat delle riserve, dovranno essere installate barriere nei cantieri per evitare la propagazione di polveri, durante i lavori, e di rumori. Tutta una serie di precauzioni che, unite a quelle inserite nel progetto iniziale, fanno ritenere l’opera abbastanza sicura. Il Comune darà un parere negativo, tra l’altro non vincolante, nel corso della conferenza di servizi a Roma del 23 gennaio. In subordine, come nella proposta di delibera che la Rizza presenterà al consiglio comunale lunedì, sarà dato un parere positivo sottoposto ad una serie di condizioni. Due gli aspetti importanti: un ruolo di vigilanza affidato anche al Comune di Ragusa ed una più congrua misura di compensazione, compresa la riqualificazione ambientale dell’aera di sbarco dell’elettrodotto, nella area dell’ex depuratore. Il consiglio comunale ne discuterà lunedì alle 18, al centro direzionale della zona artigianale.
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NO MUOS, SABATO PROTESTA CONTRO MINISTRO CANCELLIERI

Nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 gennaio a Niscemi si è consumato un fatto gravissimo. Lo ricorda il comitato No Muos provinciale che in una nota sottolinea come il Governo nazionale abbia preso posizione a difesa del Muos “facendo occupare militarmente il territorio per far passare, aggredendo i manifestanti, le gru dirette alla base della marina militare Usa per montare le parabole. Le violenze contro gli attivisti No Muos rappresentano la chiara intenzione da parte del governo di obbedire alle Forze Armate americane che, a casa nostra, stanno installando un pericolosissimo sistema di telecomunicazioni satellitari utile solo a rendere più sofisticate e micidiali le guerre. La ministra Cancellieri (e ora anche il ministro della difesa Di Paola) definiscono il Muos scrive il comitato provinciale No Muos – di interesse strategico per l’Italia, e ai manifestanti è stato lanciato un segnale chiaro: Non saranno tollerate forme di opposizione. Si vuole cancellare così la crescente protesta popolare contro il Muos, a difesa della pace, della salute, della sicurezza – concludono gli attivisti iblei – e dell’ambiente”. In segno di protesta contro le direttive della Cancellieri il 19 gennaio si terranno iniziative in tutta Italia. A Ragusa i comitati della provincia daranno vita ad un sit-in di protesta davanti la Prefettura.
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MUOS, NICOSIA CONTRO IL MINISTRO DELLA DIFESA

Leggo esterrefatto – dichiara il primo cittadino di Vittoria – le semplicistiche affermazioni del ministro, che riesce a contraddirsi in una sola frase, sostenendo che si deve andare avanti rispettando la salute della popolazione. Se, come ritengono i sostenitori del Muos, non esistono analisi e studi certi sui danni provocati dai campi elettromagnetici e dalle radiofrequenze, come si può dire che bisogna andare avanti rispettando la salute? A fronte di una corposa relazione del Politecnico di Torino sulle ricadute nocive presunte e probabili dell’impianto – mentre certi e acclarati sono i danni provocati dalle quarantuno antenne già esistenti – e in presenza di documenti che certificano il superamento della soglia stabilita delle radiazioni, a che titolo un esponente del Governo nazionale può dire andiamo avanti? E come può, un ministro che antepone l’incontro con il segretario di Stato americano ai pronunciamenti del Parlamento italiano, rappresentare i cittadini del suo Stato?”. E Giuseppe Nicosia aggiunge: “Di Paola non ha dato risposte conducenti alla commissione Difesa della Camera e a diverse interrogazioni parlamentari sul Muos, e non ha neanche risposto all’invito alla moratoria pronunciato all’unanimità dalla commissione del Senato che si occupa di uranio impoverito. Con un semplice colloquio con il rappresentante del Governo statunitense, il ministro ha superato tutte le precedenti espressioni parlamentari, due mozioni del Parlamento siciliano e persino il principio di precauzione previsto dalla Commissione europea. Provo disagio nel vedere i cittadini rappresentati da Di Paola, e provo invece orgoglio per la posizione assunta sul Muos dal presidente della Regione, Rosario Crocetta”.

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VIOLENTA GRANDINATA SI ABBATTE SUGLI IMPIANTI SERRICOLI

grandinata 15 01 2013 3Una violenta grandinata ha semidistrutto le coperture degli impianti serricoli ubicati tra Punta Braccetto, Punta Secca e i Macconi. I chicchi di grandine hanno lacerato la plastica e “raffreddato” le colture in piena produzione. Per l’agricoltura della fascia trasformata l’ennesima scure che si abbatte su un’annata agraria già gravemente compromessa. “Per un attimo abbiamo pensato ai fuochi pirotecnici del santo protettore – dice Salvatore Giandinoto, imprenditore serricolo -, con grosse pietre che cadevano giù dal cielo. I grossi chicchi di grandine hanno bucato la plastica e danneggiato le produzioni”. Il gruppo agricoltori ha raccolto le istanze delle aziende. “Chiederemo di attivare tutte le procedure necessarie per lo stato di calamità naturale – aggiunge Guglielmo Occhipinti, portavoce del movimento degli agricoltori -. In alcune aziende la grandinata ha gravemente compromesso la raccolta; in altre gli impianti sono distrutti”. Nella zona di Punta Braccetto, i danni quantificati superano i 100 mila euro. “Nella mia azienda – spiega Giuseppe Cappello -, secondo una prima stima, i danni ammontano a circa 20mila euro. Adesso faremo le segnalazioni all’ispettorato in attesa della delimitazione delle aree colpite”. Anche nel versante ipparino si segnalano danni: serre divelte e produzioni da reimpiantare. “Una stagione agraria da dimenticate sotto molteplici aspetti – aggiunge Angelo Nastasi, presidente di Agrimercato di Campagna Amica -. Adesso la grandine ha distrutto parte delle produzioni”. “Metà degli impianti sono stati distrutti – conclude ilgrandinata 15 01 2013 presidente della Coldiretti, Gianfranco Cunsolo -. Stiamo cercando di raccogliere le segnalazioni di altre aziende”. Intanto, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore alle Risorse Agricole e Alimentari, Dario Cartabellotta hanno fatto sapere di avere inviato martedì alcuni ispettori dell’Assessorato nei territori interessati dalla grandinata per valutare la situazione e le relative iniziative da prendere. Le squadre di pronto intervento del settore viabilità della Provincia sono intervenute per ripristinare e mettere in sicurezza le arterie stradali nel territorio di Vittoria di competenza provinciale. 

RAGUSA, LA SORGENTE ORO SCRIBANO SEMPRE INQUINATA

La presenza di ammoniaca nell’acqua è sessanta volte superiore rispetto ai parametri normali. E così il prezioso liquido della sorgente “Oro Scribano”, da oltre due anni, non può essere utilizzato per usi potabili. Anzi, rischia di inquinare pure l’affluente nel quale viene gettata l’acqua, ossia il Ciaramite. Come confermano i dati dell’Arpa, in ogni litro d’acqua si riscontrano 30 mg di ammoniaca: un numero esorbitante. L’ammoniaca, ormai ci sono pochi dubbi, proviene da qualche allevamento, in particolare da qualche concimaia della zona. Si trova, infatti, in scarichi di tipo organico. Già un paio d’anni fa, la dirigente dell’Arpa, Lucia Antoci, aveva lanciato l’allarme, spiegando che se non si individua la fonte d’inquinamento e non si prendono seri provvedimenti, la sorgente rischia di non essere più utilizzabile. Ad oggi, quell’acqua non viene utilizzata, ma il Ciaramite, dove va a finire, non essendo canalizzata nella rete idrica, ne sta risentendo molto, facendo registrare tracce di inquinamento. Valori nella norma, invece, per la vicina sorgente Misericordia, che viene tenuta sempre sotto controllo. Ma il rischio che la situazione peggiori, comunque, non è escluso, anche in considerazione del fatto che non ci sono state abbondanti piogge che, per effetto del dilavamento, potrebbero portare eventuali sostanze “intrappolate” nel terreno proprio nelle falde.

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ELETTRODOTTO ITALIA-MALTA, DALL’ISOLA DEI CAVALIERI CONFERMANO: “PERMESSI ENTRO FEBBRAIO”

Nonostante il “no” del Comune di Ragusa, dall’Isola dei Cavalieri arriva una conferma sull’elettrodotto a 220 MW che collegherà Italia e Malta. A ribadirlo è il ministro delle Finanze maltese, Tonio Fenech il quale ricorda che “esiste l’impegno inderogabile del governo italiano”. E poi aggiunge: “Non siamo preoccupati. Ci è stato confermato che i permessi saranno disponibili al più tardi alla fine di febbraio”. A quanto pare anche l’ambasciata italiana a Malta, tramite il suo massimo rappresentante, Efisio Luigi Marras, alla stampa maltese avrebbe dichiarato che l’Italia considera lo “come un importante progetto strategico”. E anche lui ribadisce: “Da parte italiana c’è tutta la volontà per accelerare i tempi, come è stato fatto fino ad ora”. A dare l’ok dovrà essere il governo italiano. Il Comune, in giugno, aveva dato parere negativo, ma ovviamente la decisione verrà presa a Roma. Il 23 febbraio, al ministero dello Sviluppo Economico,ci sarà un incontro. Rassicurazioni ai rappresentanti dell’Isola dei Cavalieri erano state date dal Ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Il progetto da 200 milioni di euro, in parte finanziato dall’Unione europa, entro la fine del 2014 dovrebbe collegare Malta alla rete integrata europea. Si allarga il fronte del “no” a Ragusa. Da Sonia Migliore, dirigente dell’Udc provinciale, un appello per “stoppare l’iter del progetto inerente all’elettrodotto Italia-Malta che vedrebbe la centrale di partenza proprio dalle splendide coste di Marina di Ragusa che detiene la bandiera blu ed è considerata la nuova perla del Mediterraneo”.
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A RISCHIO LE SORGENTI NELLA VALLE DELL’IRMINIO PER LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE

A fiume irminiorischio le sorgenti e i pozzi nella Valle dell’Irminio: è questa la sintesi delle osservazioni del Settore Geologia della Provincia regionale di Ragusa alla richiesta di trivellazioni di petrolio nella valle dell’Irminio srl a poche centinaia di metri dal fiume. Per il settore geologia della provincia di Ragusa ci possono essere impatti relativi alla sfera idrogeologica ed idrologica potenzialmente assai gravi. “In particolare c’è il rischio di perdere la sorgente Mussillo, la più importante della provincia, con una portata di circa 500 l/sec che alimenta l’irrigazione di 3000 ettari di terreni irrigui nel territorio di Scicli, oltre ad altre fonti idriche quali le sorgenti Giummarra e Fontana Nuova, i pozzi Eredità, Castellana e quelli del Consorzio di Bonifica – scrive Legambiente in una nota  – di cui due servono per alimentare l’acquedotto di Marina di Ragusa. Ma il settore geologia della Provincia di Ragusa critica tutto lo studio di impatto ambientale presentato dalla soc. Irminio srl. Dalla carenza di dati, alla ristrettezza dell’area indagata, ai modelli matematici proposti che non si adattano alla situazione carsica tipica della valle dell’Irminio, dall’utilizzo di traccianti inadatti per valutare eventuali inquinamenti, alla tecnica di perforazione. Purtroppo, stranamente, la relazione del Settore Geologia della Provincia di Ragusa è giunta in Regione in ritardo e quindi non è stata valutata. Ma anche la regione, pur sapendo dell’arrivo della relazione della Provincia ha chiuso l’istruttoria con eccessiva fretta con la conseguenza di concludere positivamente la valutazione di impatto ambientale pur trovandosi davanti ad un caso molto ma molto delicato. Infatti dall’indagine eseguita dal prof. Coltro per conto dell’Acquater (perizia Casmez 30/3007) si rileva che nell’area di fondovalle del fiume Irminio c’è un acquifero superficiale estremamente vulnerabile, all’interno del quale rientrano tutte le sorgenti e buona parte dei pozzi.In questo acquifero, come si rileva dalla carta della Vulnerabilità delle falde idriche redatta dal Prof. Aureli, “ data l’alta permeabilità per fessurazione e la presenza di fenomeni carsici, un inquinante, se sufficientemente veicolato, può raggiungere la falda in poche ore lungo gli alvei e in qualche giorno dalla sommità dei rilievi; le sostanze nocive, una volta giunte in falda, si diffondono velocemente pervenendo rapidamente ai punti di sfruttamento, sorgenti o pozzi posti più a valle, facendo riscontrare un inquinamento caratterizzato da picchi marcati.” Davanti a tanta evidenza la società Irminio nega che ci sia mai stato nel bacino minerario di Ragusa alcun incidente in pozzi perforati nelle successioni carbonatiche e che nel bacino petrolifero di Ragusa sono assolutamente da escludere fenomeni di perdita di circolazione di fanghi. La ditta stessa non considera fiume Irminio, e il rischio di inquinamento della riserva Naturale “Macchia Foresta del Fiume Irminio e del SIC” Fondali Foce del fiume Irminio”. Inoltre è costretta ad ammettere che l’impatto che si potrebbe verificare sulla sorgente Mussillo è senza dubbio la più probabile, ma minimizza (ovviamente) l’evento perché trattandosi di acque irrigue ne deriverebbe un impatto modesto. Come se gli eventuali inquinanti presenti nell’acqua irrigua non risalissero la catena alimentare, senza contare il danno commerciale e di immagine all’orticoltura della provincia di Ragusa. Come ulteriore beffa per l’agricoltura le trivellazioni si vogliono effettuare all’interno di un campo di mais destinato a produrre alimenti per le diverse aziende zootecniche da latte presenti nella zona.Quindi i dubbi di Legambiente sui rischi per le falde, nonostante le rassicurazioni della ditta, risultano avere riscontri concreti, e quindi ulteriori perplessità si aggiungono a quelle destate dall’autorizzazione di massima alle ricerche petrolifere rilasciata dalla Soprintendenza, in contrasto col Piano Paesaggistico.

Ragusa, sospese le concessioni di abitazione in zona agricola – La procura indaga

La procura della Repubblica vuole vederci chiaro sulle costruzioni in zona agricola. Il procuratore capo, Carmelo Petralia, ha già individuato un esperto paesaggistica, un tecnico di grande competenza, al quale a breve affiderà un incarico per una valutazione complessiva della materia. Il nome non viene ancora reso noto, ma il procuratore assicura che si tratta di una personalità di indubbia competenza. “L’esperto – spiega Petralia – avrà il compito di valutare la compatibilità di ciò che si sta costruendo e delle autorizzazioni concesse con il territorio”. Un’iniziativa sperimentale, che ha come scopo quello di vigilare sulla tutela del territorio. In procura ci sono diversi fascicoli che riguardano presunti abusi edilizi. Tante le segnalazioni inoltrate dagli ambientalisti. Ed il compito del consulente sarà proprio quello di dare indicazioni tecniche alla procura. Una buona intuizione per rispondere ad una crescente richiesta di tutela delle zone agricole contro un rischio, come denunciato da Legambiente, di speculazione edilizia. Ed intanto l’ingegnere Michele Scarpulla, dirigente di Palazzo dell’Aquila che da qualche settimana ha avuto anche il settore dell’edilizia privata, fa sapere che sono al momento sospese tutte le richieste di concessione di abitazioni in zona agricola. “Sto predisponendo un atto da presentare al consiglio comunale – spiega Scarpulla – per un definitivo chiarimento sulle norme di attuazione del Piano regolatore che riguardano appunto le zone di verde agricolo”. Una sorta di “interpretazione autentica” che il consiglio comunale dovrà fornire. Solo dopo l’approvazione di questo atto si procederà ad analizzare la altre pratiche. Un aspetto sarà previsto in questa interpretazione, e riguarderà l’obbligo di cura del fondo. L’interpretazione del consiglio, sostituirà il cosiddetto “Lodo Torrieri”, ossia quei criteri che venivano seguiti per il rilascio delle concessioni in zona agricola. Gli uffici stanno intanto smaltendo l’enorme mole di lavoro pendente per quanto riguarda le pratiche edilizie. Su circa trecento del 2012, ne erano state esaminate solo settanta o poco meno. “Adesso – spiega Scarpulla – stiamo prendendo in esame quelle presentate tra marzo e aprile dello scorso anno. Quelle relative alle zone agricole, ripeto, sono al momento tutte bloccate in attesa del passaggio in consiglio comunale”. comune di ragusa 2

Ex Macello di largo San Paolo, Pelligra: “Il Comune non può trascurare queste strutture”

Enzo-Pelligra-470x352“Ecco quello che non vorremmo vedere in un periodo di grave crisi come quello attuale. Una struttura pubblica, costata 1,4 milioni di euro, abbandonata a se stessa”. E’ quanto dichiarato dal presidente dell’associazione politico-culturale “Pensare Ibleo”, Enzo Pelligra, con riferimento all’ex macello di largo San Paolo, a Ragusa Ibla. “Una riconversione ben studiata – afferma Pelligra – che avrebbe dovuto garantire un ulteriore spazio per la sosta (60 posti macchina) in una zona del quartiere barocco che, a dire il vero, è poco frequentata e che, però, può servire da supporto quando le altre aree per i parcheggi si intasano. Purtroppo, allo stato attuale, è il degrado a farla da padrone. L’immondizia si raccoglie a cumuli mentre un complessivo senso di sciatteria ha invaso il sito. Poi, mentre l’area sul piano della strada è perfettamente fruibile dalle auto – continua Pelligra -, la zona sottostante, anche in questo caso per la sosta delle auto, risulta essere inaccessibile, sbarrata com’è da un cancello sempre chiuso”. C’è un altro aspetto, inoltre, che Pelligra mette in evidenza. “Altra ricaduta utile per la comunità – continua Pelligra – la creazione di locali che erano stati messi a disposizione di alcune benemerite associazioni locali, l’Ail e l’Aiad, che si occupano di solidarietà. Peccato, però – continua Pelligra -, che, non essendo stato predisposto alcun impianto di riscaldamento, i locali in questione, durante il periodo invernale, siano praticamente inutilizzabili (a meno di non fare prendere una polmonite ai fruitori) e tutto ciò contribuisce ad accrescere il senso di degrado e di abbandono che pervade l’intero complesso”. L’associazione “Pensare Ibleo” sollecita il Comune di Ragusa ad individuare delle soluzioni. “Non vogliamo entrare in polemica con chicchessia – aggiunge Pelligra – ma visto che si stanno effettuando tagli ovunque, non è uno spreco impedire che questa struttura, riconvertita con soldi pubblici, possa essere utilizzata al meglio? Sarebbe troppo chiedere l’installazione di impianti di riscaldamento, anche tra i meno costosi in circolazione, per garantire il pieno utilizzo dei locali dell’ex macello dodici mesi l’anno? E poi perché chiudere il parcheggio sotterraneo? Chiediamo dichiara Pelligra – al commissario straordinario di valutare questi aspetti. A volte, la migliore vivibilità di una città dipende davvero da piccole cose”.

 

CAI RAGUSA, APERTURA DELL’ANNO SOCIALE

cai logoDomenica 13 gennaio con una camminata su un percorso che si snoda sull’altopiano di c.da Prato si aprirà ufficialmente l’anno sociale del Club Alpino di Ragusa. I partecipanti partiranno alle 8,30 dal Campo Boario e raggiungeranno la “Timpa ro Nannu”; da lì, lungo la Scala delle Rose, la comitiva percorrerà Cava Misericordia, costellata di resti di antichi mulini ad acqua, e raggiungerà il Romitorio del Cai per la pausa pranzo. Nel pomeriggio, si tornerà sulla sommità della cava dopo aver percorso un sentiero a fondovalle ed un’antica scalinata.

Ragusa, cemento in zona agricola

“In terreno agricolo, zona E del Piano regolatore generale, è vietata la realizzazioni di costruzioni a scopo abitativo residenziale”. Un concetto chiarissimo, un’indicazione che il dirigente del settore Urbanistica conosceva chiaramente. A metterlo nero su bianco, nel 2007, era stato il dirigente del settore Avvocatura del Comune, Angelo Frediani, che lo aveva “girato” al collega Ennio Torrieri. Facendo riferimento alle norme e alle sentenze dei Tribunali amministrativi, chiaramente indicava che in zona agricola non si possono realizzare abitazioni residenziali. Frediani spiegava che la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 4861 del 18 settembre 2007, “ha ribadito il principio consolidato che la destinazione agricola nell’ambito della pianificazione edilizia ha lo scopo di impedire gli insediamenti abitativi residenziali e non anche di precludere in via radicale qualsiasi intervento urbanisticamente rilevante”. E in un altro passo di quella lettera interna aggiunge: “La previsione dello strumento urbanistico di destinazione a verde agricolo non deve necessariamente rispondere a interessi dell’agricoltura, ben potendo essere imposta pr soddisfare l’esigenza di impedire in determinate zone un’ulteriore edificazione, anche a fini di tutela ambientale”. Sempre nel 2007 anche l’avvocato Sergio Boncoraglio, dello stesso ufficio, spiegava alla Commissione edilizia e al dirigente dell’Urbanistica, dall’analisi delle norme tecniche di attuazione del Prg. Che “non vi è spazio per interventi edilizi di tipo diverso e che l’interpretazione secondo cui nella zona agricola si potrebbero realizzare abitazioni con il solo limite del rispetto dell’indice di fabbricabilità fondiaria pari a mc/mq 0,03 sarebbe in contrasto con le norme tecniche di attuazione del Prg con la legge regionale n.78/1978”. Quando tuttavia Legambiente scrisse alla Regione perchè vigilasse su queste concessioni, il dirigente dell’Urbanistica spiegò, a Palermo, che le “autorizzazioni” erano ritenute regolari, fornendo una interpretazione discordante alle stesse norme analizzate dai professionisti. Neppure un dubbio sulla validità delle interpretazioni fornite sin dal 2007 dai due professionisti. La Regione si accontentò della risposta di Torrieri e chiuse la “pratica”. Ma la questione, a quanto pare, adesso potrebbe riaprirsi. Sulla vicenda dell’edificazione in zona agricola pare che la Procura voglia vederci chiaro e stia approfondendo l’intera questione. Quei due documenti, quello di Frediani e quello di Boncoraglio, non sono certo sentenze già scritte, ma rimangono senza dubbio quale prova del fatto che non tutti, a Palazzo dell’Aquila, la pensavano allo stesso modo di chi ha invece optato per il via libera alle concessioni in zona agricola. Nelle missiva inviata a Palermo in risposta alle segnalazioni di Legambiente, Torrieri spiegava che l’interpretazione della norma secondo cui sarebbe stata consentita la destinazione abitativa con l’indice di fabbricabilità fondiaria pari a mc/mq 0,03 “è stata un orientamento costante della Commissione edilizia”. Perchè il dirigente e la commissione non tennero conto delle indicazioni date dai due avvocati? Ci furono altri pareri legali che indussero dirigente e commissione a dare una lettura differente delle norme rispetto a quella fornita dagli avvocati Frediani e Boncoraglio? E perchè la tesi dei due avvocati non venne riportata nella risposta alla Regione, magari con le controdeduzioni di Torrieri? Sia la nota di risposta inviata dal dirigente a Palermo sia il documento di Frediani sono stati consegnati a Legambiente, che li chiedeva da tempo (la lettera di Torrieri alla Regione è del novembre 2010), solo un paio di mesi fa. L’associazione ambientalista, non avendo ottenuto l’accesso agli atti, aveva presentato anche una denuncia in Procura.263133-800x600-300x225

L’ITTIOLOGIA RAGUSANA INCROCIA LEGAMBIENTE E L’ISTITUTO CURCIO DI ISPICA

gambusiaSono venuti dall’areale ibleo gli unici contributi siciliani al recente Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci tenutosi a Torino presso il locale Museo di Scienze Naturali. Una presenza piuttosto articolata, frutto della stretta collaborazione tra il Biologo Antonino Duchi (nella duplice veste di ittiologo e presidente del Circolo Legambiente Il Carrubo di Ragusa), la Legambiente Scieri e Muciare di Pachino (rappresentata dal Presidente Salvatore Maino) nonché dall’I.I.S.S. G. Curcio di Ispica (rappresentato dal Prof. Giuseppe Micieli). Un primo contributo ha riportato la segnalazione di una specie ittica alloctona (Gambusia) nel Pantano Longarini, di recente inserito nella Riserva naturale Pantani della Sicilia Sud-Orientale. Un rilevamento avvenuto nell’ambito del progetto didattico Monitoraggio e studio dell’ecosistema della Provincia Iblea(PON2007 IT05PO ProgettoC4-FSE-2011-767 AzioneC4.N.1) condotto appunto da Duchi e Micieli e che ha visto la fattiva collaborazione di un nutrito gruppo di studenti del Curcio. La specie riscontrata va attentamente monitorata e seguita, in quanto può interferire negativamente con altre specie ittiche di importanza naturalistica presenti nel Pantano. Un secondo contributo, frutto della collaborazione tra Legambiente Pachino e Legambiente Ragusa, è consistito nella sintesi dei risultati di un’indagine ittiologica nel Pantano di Marzamemi. L’area umida in questione è stata infatti recentemente oggetto di un monitoraggio finalizzato a delinearne un primo quadro della presenza ittica. L’attività è stata quindi un significativo complemento alla Carta Ittica provinciale di Siracusa nonché del Piano di Gestione del S.I.C., che non avevano indagato tale ambiente da questo punto di vista. Infine, un terzo contributo ha riguardato la presenza e le problematiche dell’anguilla in Sicilia, una specie un tempo molto presente ma che recentemente ha evidenziato sintomi di regressione, in linea purtroppo con un decremento dei popolamenti in tutta Europa. Sono stati al riguardo individuati i principali problemi per la specie ed è stato delineata una proposta di programma di monitoraggio, salvaguardia e recupero della stessa. L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella direzione della creazione di una “rete” per la conoscenza, la salvaguardia ed il recupero degli ambienti acquatici siciliani.

CONFERENZA SULL’AMBIENTE

ambienteUna conferenza dal titolo “La strategia nazionale per la Biodiversità. Ambiente e Salvaguardia del territorio: cosa consegneremo alle generazioni future?”, relatori Maria Carolina Di Maio, Dirigente per il Territorio e Ambiente della Provincia Regionale di Ragusa, e Claudio Conti, ex Presidente di Legambiente Ragusa, si terrà giovedì 10 alle 16,30 presso l’auditorium del Palazzo di Provincia in viale del Fante a Ragusa.

SANTA CROCE, “NON BUTTARE VIA L’ALBERO DI NATALE”.

abeteAnche l’albero di Natale può essere riutilizzato. Se opportunamente curato, potrebbe essere reimpiantato in aree a verdi della città oppure, se si trova in pessime condizioni, utilizzato come compost domestico. Una raccolta di abeti natalizi usati è stata organizzata dall’amministrazione comunale di Santa Croce Camerina per sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e nel caso specifico degli alberi. “Non buttare via l’albero di Natale”, lo slogan scelto. I cittadini potranno conferire gli abeti, privi degli addobbi natalizi, al centro di raccolta allestito presso piazza del mercato vecchio, a Santa Croce, tutti i giorni, dalle 10 alle 12. “L’Abete non è un rifiuto qualsiasi – spiega l’assessore all’ecologia e all’ambiente, Rosario Pluchino -e dopo le feste può essere trapiantato in ambienti idonei oppure trasformato in compost e riutilizzato. Tutti gli abeti raccolti saranno selezionati. Quelli idonei saranno reimpiantati in siti comunali,gli altri saranno trasformati in compost e riutilizzati. Gli abeti artificiali dismessi possono essere consegnati al personale dell’area di stoccaggio per il loro corretto smaltimento. Chi, invece, vuole conservare l’abete in casa, si raccomandano alcune indicazioni di massima. L’albero va tenuto lontano dalle fonti di calore – aggiunge l’assessore Pluchino -, in luoghi luminosi e freschi. Le  radici devono essere sempre tenute umide. Se si vuole piantarlo all’aperto, si tenga presente che, trattandosi di piante ad alto fusto, debbono essere piantati ad almeno tre metri dai confini della proprietà altrimenti si rischia di avere un alterco con il vicino di casa”.

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