16-08-2017
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Archivio della categoria: Ambiente

ESCURSIONE A GRAMMICHELE

cai logoAncora un’iniziativa a cura del Club Alpino Italiano di Ragusa. Dopo la ciaspolata sull’Etna, dove si sono incontrate le varie sezioni del Cai Sicilia, domenica 3 febbraio è in programma un’escursione a Grammichele per conoscere l’area archeologica di Occhiolà. La partenza in pullman è prevista alle 8 da via Zama a Ragusa. Alle 9,30, raggiunta Grammichele, gli escursionisti potranno, grazie alle guide, visitare il sito dell’antica Eketla. Nel primo pomeriggio dal sito archeologico, gli escursionisti raggiungeranno a piedi il centro storico di Grammichele per visitare il museo e le principali testimonianze architettoniche, compresa la Meridiana orizzontale.

COLPITA DAL PUNTERUOLO LA PALMA DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI RAGUSA

stazione treni ragusa.htmAnche la palma situata all’interno del giardino (assai rinsecchito) della stazione ferroviaria di Ragusa è stata infettata dal punteruolo rosso. Martedì mattina infatti degli operai l’hanno in parte tagliata e ingabbiata. Sembra comunque che l’albero abbia ben poche speranze di sopravvivere all’invasiva presenza del coleottero che sta distruggendo praticamente l’intero patrimonio di palme del capoluogo. In piazza Stazione l’infestazione del punteruolo è endemica, come d’altronde anche nel resto della città. Sono stati già colpiti gli alberi di piazza Ospedale, di piazza del Popolo e adesso anche del sito ferroviario. Le prime a morire sono state le palme all’interno del cantiere del parcheggio interrato: dato che non erano raggiungibili nessuno si è mai preso la briga di curarle.

INQUINAMENTO POZZI, Legambiente scrive al Commissario Straordinario del Comune di Ragusa

Nuovo intervento di Legambiente sulla vicenda del grave inquinamento che da due anni colpisce le sorgenti Oro e Misericordia, e da qualche giorno anche alcuni pozzi che riforniscono di acqua potabile il comune di Ragusa. In una nota, inviata al Commissario Straordinario del Comune di Ragusa si evidenzia che l’inquinamento non solo ha determinato e determina, ma verosimilmente determinerà ancora una forte riduzione delle disponibilità idriche per i cittadini. La fonte dell’inquinamento è stata individuata dall’Arpa in alcune aziende zootecniche che ricadono nell’area di ricarica delle sorgenti Oro e Misericordia. “Fino a quando non si interverrà sull’origine del problema l’inquinamento rischia di continuare ed aggravarsi, in particolare ogni qualvolta ci saranno piogge di un certo rilievo, mettendo continuamente a rischio la qualità dell’ambiente, delle acque potabili – scrive Legamebiente – e la salute dei cittadini. Anche in questa vicenda, come in molti altri casi la normativa c’è, ma non viene o viene mal applicata; nè ci sono adeguati controlli”. Legambiente, ricordando la normativa vigente relativa all’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue provenienti dalle aziende zootecniche (D.A. 17 gennaio 2007) evidenzia che le condizioni che permettevano l’utilizzo fin qui avutosi degli effluenti degli allevamenti non ci sono più, alla luce del grave inquinamento, e quindi chiede al commissario di intervenire al fine di imporre specifiche prescrizioni, compresa la sospensione a tempo determinato ovvero il divieto di esercizio delle attività di utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici nell’area in questione, visto che per assicurare la protezione del patrimonio idrico nelle zone di protezione delle aree di ricarica delle falde le autorità possono adottare limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti zootecnici”.
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RAGUSA ASSETATA E IL COMUNE BUTTA VIA L’ACQUA

PERDITA ACQUA Per oltre 24 ore, dal serbatoio comunale di Via Madonna delle Grazie, c’è stata una copiosa perdita d’acqua che si è riversata a cascate in Via Addolorata. La prima ripresa di Tele Nova che testimonia la cascata d’acqua che si riversa per strada è delle ore 16,00 di sabato 26 gennaio. Ma anche nella seconda ripresa, effettuata alle ore 17,00 di domenica 27 Gennaio la cascata d’acqua ha continuato a scorrere. Il liquido, diventato ancora più prezioso in questi giorni di emergenza causata dall’inquinamento di alcune falde acquifere, è stato così colpevolmente disperso in un momento di emergenza e di disagi per la carenza idrica in città. I cittadini, anche su Facebook, hanno commentato la notizia:
“Il Commissario del Comune di Ragusa che fa? Perchè non prende i dovuti provvedimenti?”. “Intanto i cittadini della zona alta di Ragusa sono senz’acqua!!!

 

RAGUSA ASSETATA – IL COMUNE BUTTA VIA L’ACQUA

Da ore, dal serbatoio comunale di Via Madonna delle Grazie, persiste una copiosa perdita d’acqua che si riversa a cascate in Via Addolorata. Il liquido, diventato ancora più prezioso in questi giorni di emergenza causata dall’inquinamento di alcune falde acquifere, viene così colpevolmente disperso in un momento di emergenza e di disagi per la carenza idrica in città. acqua_web_24022011-400x300

ELETTRODOTTO SICILIA-MALTA LEGAMBIENTE: “PER PIACERE SIAMO SERI”

legambienteSecondo Legambiente Ragusa il dibattito tra le forze politiche cittadine sul possibile impatto dell’elettrodotto Sicilia-Malta si caratterizza per i giudizi superficiali e per posizioni che spesso manifestano interessi particolari. Il Circolo “Il Carrubbo” di Legambiente in una nota illustra tecnicamente il progetto con l’obiettivo di “confutare le parole lanciate al vento da qualcuno”. “L’elettrodotto, lungo 19,1 km, solo per 300 metri attraversa la campagna, per il resto corre sempre sotto il manto stradale di diverse strade provinciali – scrive Legambiente – dalla stazione elettrica di Ragusa, accanto al Cineplex, fino al piazzale delle giostre a Marina di Ragusa. In questo tragitto l’elettrodotto creerà una servitù (ai sensi della legge 36/2001 art. 4 comma 1 lett. H e del DM 295 maggio 2008) di circa 6 metri per lato, sarebbero stati 18 con l’elettrodotto aereo, con la conseguenza che sarà vietata la costruzione di edifici ad uso residenziale, scolastico, sanitario – continua Legambiente – ovvero ad un uso che comporti una permanenza non inferiore a quattro ore. Questo vincolo comporta che i Comuni all’atto del rilascio delle singole concessioni edilizie, debbano tenere conto delle fasce di rispetto degli elettrodotti. Ne rimangono esclusi quasi tutti i fabbricati al servizio dell’agricoltura, la quale non subirà alcun danno. Non sono quindi veritiere le distanze della servitù di 30 o 60 metri circolate in questi giorni, così come i presunti danni al sistema agricolo. L’elettrodotto non attraverserà Marina di Ragusa in quanto giungerà sul piazzale delle giostre da est percorrendo la strada provinciale che proviene da Donnalucata. I cittadini, alla luce della legislazione vigente – afferma il Circolo “Il Carrubo” – e se non intervengono fatti nuovi, potranno continuare a fare il bagno in quanto il divieto di balneazione riguarda la qualità delle acque e non la presenza dello elettrodotto, il quale interrato sul piazzale correrà sotto la spiaggia ad una profondità di 2,5 metri per riemergere a 250 metri dalla costa – continua Legambiente – con una profondità del mare di circa 3 metri. Addirittura la Regione vorrebbe una profondità ancora maggiore, di 8 metri. Anche i divieti fissati dalla Capitaneria di porto per la presenza del cavo sottomarino non contemplano il divieto di balneazione, ma solo il divieto di ancoraggio, di recuperi marittimi e l’esercizio della pesca a strascico. I possibili rischi per la posidonia oceanica e la cymodocea nodosa invece sono reali, ma le prescrizioni rigidissime riducono di molto il rischio. Infatti – sostiene Legambeinte – il cavo che interesserà 102 mq di posidonia e 1063 mq di cymodocea non sarà interrato, ma poggiato. Per ogni metro quadrato di posidonieto danneggiato la ditta dovrà ripiantare un mq di nuove talee di posidonia. Per quanto riguarda la riserva dell’Irminio, che non verrà toccata dall’elettrodotto, le prescrizioni poste – scrive Legambiente – sono anch’esse molto rigide (i lavori si devono bloccare durante il periodo di riproduzione e nidificazione della fauna protetta). Sono le stesse prescrizioni, all’interno della procedura di Valutazione di Incidenza, che Legambiente chiese al Comune di Ragusa per la costruzione della lottizzazione vicino alla riserva e che il Comune di Ragusa, guidato dallo stesso soggetto che oggi chiede garanzie e strilla al disastro ambientale, si guardò bene di concedere. In questa vicenda poi risuona una famigerata parola più volte sentita nel corso del dibattito sul piano paesaggistico: ingessare il territorio. Temiamo – afferma Legambiente – che la protesta per la servitù troppo ampia (nella realtà non lo è), sia dovuta al fatto che alcuni progetti costruttivi ne verrebbero minati. Ed ora la notizia – conclude Legambiente – che demolisce le argomentazioni di chi solo ora si traveste, per finta, da difensore dell’ambiente. Il Comune di Ragusa era a conoscenza del progetto in quanto la ditta aveva depositato tutta la documentazione il 14 ottobre 2011. Come mai il Comune di Ragusa per 8 mesi non se ne è accorto?”.

Disastro idrico e ambientale a Ragusa Legambiente: “Fallimento della politica e dell’amministrazione comunale

legambienteE’ specchio e frutto di una serie di fallimenti il gravissimo disastro ambientale, relativo all’aggravarsi, dopo circa due anni, dell’inquinamento delle due preziose sorgenti Oro e Misericordia, con i conseguenti inquinamento del torrente Ciaramite (fra i gioielli degli Iblei), moria della fauna ittica (la trota macrostigma, specie di interesse comunitario e oggetto di un pluriennale impegnativo programma di reintroduzione) e inquinamento di alcuni pozzi di approvvigionamento idrico della città di Ragusa. Lo sostiene Legambiente iblea che sottolinea che questo “disastro priva la città in un sol colpo di ben 4 punti di approvvigionamento idrico: un bel record per un territorio che praticamente “naviga” sull’acqua e che paradossalmente adesso si trova povero della stessa. Un disastro che è forse il frutto più avvelenato lasciato alla comunità iblea dalla malagestione comunale: una vera e propria “bomba ad orologeria” che è deflagrata – scrive Legambiente – quando alcuni dei principali responsabili hanno preso il volo per altri lidi. C’è il fallimento della politica ed amministrazione iblea, che è riuscita a dare il peggio di sé: incapacità (o disinteresse) per una gestione territoriale sostenibile, che prevenisse il problema; incapacità della gestione delle risorse idriche, visto che l’inquinamento si è presentato ed addirittura probabilmente l’acqua inquinata per un certo periodo è stata immessa in rete, cioè fatta bere ai cittadini ragusani; incapacità della gestione del ciclo dei rifiuti, visto che da una parte si è permesso che i liquami agricoli andassero a finire in falda – afferma l’associazione ambientalista – e dall’altra non si è messa in atto alcuna strategia per rendere il rifiuto (liquame) un bene positivo, invece che un fattore di rischio. Per esempio si poteva avviare una politica di produzione di biogas, come viene fatto in diverse aree agricole d’Italia, con beneficio per l’ambiente e per le tasche delle imprese agricole (alla faccia di chi ancora sostiene che ecologia ed economia non possano andare a braccetto). Purtroppo, se ce n’era ancora bisogno, la politica iblea – sottolinea Legambiente – si trova (in grandissima parte) malata dei mali che già conosciamo: autoreferenzialità, ricerca del potere, del denaro e del successo individuale e di casta, ignoranza, incapacità. E vediamo, come già molte altre volte, che chi ha gestito in modo così disastroso il territorio ed i beni comuni viene addirittura premiato con consulenze, incarichi dirigenziali, prestigiose poltrone. Purtroppo – aggiunge Legambiente – con la complicità di buona parte dell’opinione pubblica, abbindolata da abbaglianti specchietti per le allodole, quali megaporti, rotatorie, megaparcheggi e quant’altro. Fa male dirlo, ma c’è anche il fallimento del movimento per l’acqua pubblica ibleo: un movimento che aveva avuto il pregio di riportare all’attenzione il problema della gestione dei beni comuni come occasione per costruire una nuova economia e socialità. La straordinaria occasione della vittoria del referendum, doveva essere solo il primo passo per una gestione diversa del bene pubblico. Non ci si poteva cullare – continua Legambiente – sul fatto che l’acqua non venisse gestita dai privati, lasciandola in tal modo all’insipienza della politica locale. Il consenso e l’interesse mostrato dai cittadini per la problematica acqua doveva essere “speso” nell’avvio di un nuovo percorso di gestione realmente sostenibile e partecipata del bene comune acqua. La moria di trote macrostigma, che si sono immolate per noi, ci lancia questo messaggio: non ci può essere gestione idrica sostenibile senza gestione territoriale sostenibile, senza cura per l’ambiente”.

ELETTRODOTTO ITALIA-MALTA, CONFERENZA DI SERVIZIO

lampadina 2Si è svolta mercoledì mattina a Roma, presso la sede del Ministero dell’Economia, la conferenza di servizio convocata per il rilascio del provvedimento unico di autorizzazione relativo alla realizzazione dell’elettrodotto denominato “Collegamento in corrente alternata a 220 KV Italia-Malta”. All’importante riunione è stata invitata ed ha partecipato il Commissario Straordinario del Comune di Ragusa, dr.ssa Margherita Rizza, accompagnata dal Dirigente del Settore Assetto ed uso del territorio, Ing. Michele Scarpulla. Presenti, tra i numerosi convocati, anche l’Ambasciatore di Malta in Italia, Carmel Inguanez, i rappresentanti dell’Assessorato all’Industria ed Energia della Regione Siciliana, il Soprintendente ai Beni Culturali di Ragusa, dott. Alessandro Ferrara, il dirigente del Settore Viabilità Concessione ed Espropriazioni della Provincia Regionale di Ragusa, Ing. Carlo Sinatra. Nel corso della conferenza di servizio è stata esposta la decisione del Comune di Ragusa con l’espressione del parere favorevole, sottoposto ad una serie di condizioni, alla realizzazione dell’elettrodotto, così come indicato nella deliberazione del Consiglio Comunale n. 7 del 21 gennaio scorso. “Le prescrizioni indicate dal Comune di Ragusa sono state tutte accolte in sede di conferenza di servizio – dichiara il Commissario Straordinario del Comune di Ragusa, dr.ssa Margherita Rizza – così come accolta è stata anche la richiesta di compensazione pari a 600.000 euro per un intervento di riqualificazione di un’area in prossimità dell’ex depuratore di Marina di Ragusa”.

Ragusa, sempre grave la situazione dell’acquedotto

acqua_rubinettoDue notizie. Una buona e l’altra cattiva. Tutte e due riguardano l’emergenza idrica che dallo scorso fine settimana riguarda centinaia di famiglie in tutta la città. Quella buona. Sia martedì che mercoledì sono state eseguite le analisi nei due pozzi lungo l’alveo dell’Irminio, B e B1, risultati, nello scorso fine settimana, inquinati con la conseguente chiusura. I dati riguardanti l’ammoniaca, che era doppia rispetto ai valori consentiti, è scesa sotto la percentuale massima. Giovedì verranno nuovamente ripetuti i controlli e poi si deciderà se nuovamente reimmettere l’acqua nelle condutture. La notizia non buona è quella che riguarda la situazione di centinaia di abitazioni rimaste senz’acqua. Mancano circa seimila metri cubi di prezioso liquido proveniente dai due pozzi. E così le telefonate al Comune sono centinaia. Le autobotti però non riescono a soddisfare le tante chiamate. Pur abbassandosi i livelli di ammoniaca, la questione centrale rimane gravissima. Occorre trovare una soluzione per eliminare la fonte di inquinamento, dovuta quasi certamente ai liquami delle aziende zootecniche. La delicata situazione sarà al centro della seduta della commissione comunale Ambiente in programma lunedì.

Vittoria, rimossa la causa dell’inquinamento idrico

vittoria-piazza-del-popolo1-470x352E’ stata individuata e rimossa la causa dell’inquinamento che si è registrato nelle scorse ore nella condotta idrica della zone Chiusa Inferno e Talafuni. I tecnici dell’Ufficio Acquedotto di Vittoria hanno accertato che a provocare l’inquinamento è stato uno sversamento di gasolio proveniente dalla cisterna di un istituto scolastico cittadino e si sono immediatamente attivati per bonificare sia la condotta idrica, che le cisterne delle abitazioni e degli edifici pubblici della zona interessata, cioè il quadrilatero compreso tra le vie Cacciatori delle Alpi, Cristoforo Colombo, Neghelli e Virgilio Lavore. “Siamo stati impegnati fino oltre la mezzanotte di ieri – spiega l’assessore alle Manutenzioni, Filippo Cavallo – insieme a tecnici e maestranze, per eliminare la causa dello sversamento, ma, trattandosi di olio combustibile, non è facile ripulire subito le condotte ed i serbatoi; per questo, attraverso un porta a porta attuato tramite personale di questo ufficio – ha detto ancora l’assessore Cavallo -, della polizia municipale e della protezione civile, stiamo chiedendo ai cittadini interessati di riaprire le saracinesche che portano l’acqua ai serbatoi e di consumare e riconsumare l’acqua della condotta, al fine di consentire la pulizia della condotta principale e dei contenitori. Interverrà anche una ditta specializzata nella pulitura dei serbatoi. Per utilizzare nuovamente l’acqua per usi potabili sarà, comunque, necessario attendere qualche altro giorno. Voglio, inoltre, ringraziare pubblicamente – ha detto ancora l’assessore Cavallo – il comando provinciale dei vigili del fuoco per avere messo a disposizione due autobotti, che stiamo utilizzando per il trasporto di acqua potabile, dopo averle opportunamente adeguate a tal fine, secondo i parametri previsti dalla legge”.

Ragusa, emergenza idrica

Lo stop ai due pozzi, B e B1, che si trovano nell’alveo del fiume Irminio, hanno mandato in tilt il sistema di distribuzione idrica in città. Una minor disponibilità di prezioso liquido da immettere nelle condutture idriche pari a circa il 25% del totale dell’acqua a disposizione. Eccezion fatta per le zone Cappuccini, Palazzello e Ibla, praticamente un po’ tutta la città soffre per la penuria d’acqua. Nel giro di un paio di giorni sono già state un centinaio le richieste di interventi con autobotte. La decisione di chiudere i due pozzi è stata presa alla fine della scorsa settimana, perchè risultati inquinati. Una presenza di ammoniaca eccessiva, il doppio rispetto a quella prevista dalla legge, che ha fatto scattare l’intervento di blocco dei pozzi. Ieri mattina un vertice in Comune per trovare soluzioni nell’immediato, anche se il problema è a monte, e riguarda l’inquinamento dell’intera zona di cava della Misericordia e conseguentemente del fiume Irminio. Monitoraggio costante e continuo dei sei pozzi che garantiscono l’approvvigionamento idrico della rete cittadina ed in particolare dei due pozzi B e B1 che sono risultati inquinati e chiusi, reperimento di fondi sia per il completamento della trivellazione di un nuovo pozzo in Contrada Bruscè che per l’attivazione di una somma urgenza per avviare un servizio di autobotti utile a fronteggiare l’emergenza idrica. Sono queste le prime misure decise nel corso della conferenza di servizio promossa dal Commissario Straordinario Margherita Rizza. Erano presenti anche Paolo Roccuzzo, che da esperto a titolo gratuito dell’ex sindaco aveva già lanciato l’allarme su una situazione ormai insostenibile, il dirigente del settore Ambiente ed energia, Giulio Lettica, ed altri tecnici comunali. Nell’incontro, riferisce una nota di Palazzo dell’Aquila, si è parlato anche “delle possibili misure che potrebbero essere adottate per risalire alle cause di inquinamento dei pozzi”. Per quanto riguarda l’emergenza, si sta cercando di sopperire con le autobotti che senza sosta prelevano l’acqua dall’impianto di Petrulli e la fanno arrivare nelle case. Ma i disagi segnalati dai cittadini sono già assai gravi. E la situazione, a meno che non si abbassino i livelli di ammoniaca, non potrà che peggiorare. In ogni caso il nodo centrale rimane, al di là dell’emergenza, quello di individuare forme di smaltimento dei liquami delle aziende zootecniche, diversamente il problema rischia di riproporsi in modo sempre più grave.

autobotte

COMUNE DI RAGUSA, PARERE FAVOREVOLE ALL’ELETTRODOTTO ITALIA MALTA

lampadinaCon 18 voti a favore ed un astenuto (il presidente Di Noia), il Consiglio Comunale, riunitosi nel pomeriggio di lunedì ha espresso parere favorevole alla proposta di deliberazione del Commissario Straordinario relativa alla realizzazione dell’elettrodotto denominato “Collegamento in corrente alternata a 220 KV Italia Malta”. Usciti dall’aula al momento della votazione finale dell’atto gli esponenti delle liste Dipasquale Sindaco, Ragusa Grande di Nuovo e Gruppo Misto. Il consesso ha inoltre approvato (18 si ed 1 astenuto) un atto di indirizzo presentato dal consigliere comunale Antonino Barrera che prevede l’attivazione della Consulta comunale per l’ambiente, organo collegiale ed espressione anche delle diverse associazioni ambientaliste, a cui verrà consentito, nel rispetto delle norme, il monitoraggio dell’osservanza delle condizioni di salvaguardia e l’accesso ai dati connessi agli impianti dei lavori di realizzazione dell’elettrodotto. E’ stato anche votato ed approvato con 19 voti a favore e 9 contrari un emendamento in cui, tra l’altro, si specifica di sostituire la lettera d del punto 3 della deliberazione proposta, come segue: “Per la determinazione delle misure in compensazione, si dovrà fare riferimento ai criteri economici di indennizzo stabiliti, per esempio, con il metodo già individuato dalla Regione Siciliana per casi similari e comunque con un indennizzo non inferiore alla cifra di 600.000 euro.

Ragusa, acqua inquinata

Cronaca di un’emergenza annunciata. Alcuni quartieri della città senz’acqua perchè da qualche giorno due pozzi dell’alveo dell’Irminio, il B e il B1 sono chiusi. Le analisi di domenica mostrano una presenza di ammoniaca più o meno doppia rispetto al consentito: quasi un milligrammo per litro. Il limite massimo è di 0,5. Pozzi bloccati e rubinetti a secco nella parte altai. E ieri mattina il procuratore capo della Repubblica, Carmelo Petralia, ha ricevuto una denuncia per l’inquinamento delle sorgenti e del torrente in cui l’acqua viene versata, ossia il Ciaramite. Domenica mattina, infatti, è stata accertata una moria di trote lungo il torrente nella cava della Misericordia. Petralia ha incontrato i responsabili dell’Arpa, dei Nas e dell’Asp per fare il punto della situazione. Entro questa mattina avrà una relazione dettagliata. Le autobotti del Comune, intanto, hanno iniziato la spola tra le abitazioni di quei cittadini rimasti senza il prezioso liquido. Dal canto suo, il commissario Margherita Rizza ha convocato, per questa mattina, un incontro con i tecnici comunali. C’è l’intenzione di procedere con la “somma urgenza” per trovare soluzioni al problema. Ma la situazione è gravissima, e da due anni l’Arpa ed altri enti lo ripetono. Il problema non riguarda più soltanto le due sorgenti Oro Scribano e Misercordia, la cui acqua si “perde”, perchè non immessa in rete, dal 2010. L’inquinamento si è però “allargato”, fino al fiume Irminio, tanto da intaccare i pozzi. Ovviamente la concentrazione di ammoniaca è maggiore, si registrano dati fino al 30 milligrammi al litro, nella Oro Scribano. E’ inferiore (domenica era 7 grammi al litro) alla Misericordia. Ma i dati sono enormemente al di fuori della norma, e le tracce del “passaggio” di questa scia di inquinamento non lasciano ben sperare. E’ stata fatta, oltre un anno fa, una campagna di controlli nelle aziende sullo smaltimento dei liquami organici, che poi rilasciano l’ammoniaca nel terreno. Diverse le aziende risultate non in regola. La questione centrale, però, sta proprio nella produzione enorme di liquami animali che, in altre regioni, producono anche ricchezza, con la trasformazione in biogas. Qui, invece, non si riesce a trovare una soluzione, per la mancanza di una pianificazione territoriale. E alla fine, la natura, presenta “il conto”.

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Potabilizzatore per rifornire Marina di Ragusa

marina-di-ragusaFinalmente il potabilizzatore sarà realizzato. E’ quanto afferma il segretario cittadino del Pd di Ragusa, Giuseppe Calabrese, a seguito dell’incontro con il commissario Rizza ed i tecnici del settore durante il quale sono stati illustrati i particolari del progetto che sarà attuato in contrada Camemi, lungo la strada Ragusa mare, e che servirà a fornire acqua alle contrade della frazione rivierasca. All’incontro ha partecipato una folta delegazione di residenti delle contrade, rappresentanti del comitato intercontrade oltre a dirigenti e consiglieri del Pd di Ragusa. Il Consiglio comunale ha votato l’esproprio del lotto di terra dove sarà collocata l’opera ed entro 120 giorni, tra approvazione a Palermo della variante al Prg e la pubblicazione all’albo pretorio, gli uffici saranno in condizioni di poter procedere alla stesura del bando.

ACQUA INQUINATA, CHIUSI DUE POZZI NELL’ALVEO DELL’IRMINIO

troteUn terzo dei pozzi del capoluogo ibleo è stato chiuso perché inquinato. E adesso si rischia una situazione di emergenza idrica. La notizie è stata comunicata domenica ufficialmente, ma la chiusura risale a venerdì mattina. I dati dei controlli che vengono effettuati di routine non hanno dato altra scelta. Sono due pozzi, sui sei che riforniscono il comune capoluogo, pozzi che si trovano nell’alveo del fiume Irminio. La decisione è stata presa dai responsabili del servizio idrico comunale a seguito dei prelevamenti dell’Asp. Sono stati chiusi i pozzi B e B1, che consentono di portare il prezioso liquido nelle zone della parte alta della città. Le analisi sugli altri quattro pozzi, invece, non hanno fatto riscontrare dati superiori alla norma. Il problema, tuttavia, appare assai grave. L’inquinamento, infatti, sarebbe dovuto ad una presenza eccessiva di ammoniaca. Per lo stesso motivo, da oltre due anni, non vengono utilizzate due sorgenti, la Oro Scribano e la più importante Misericordia. I dati fino a qualche giorno fa comunicati dall’Arpa parlano di una presenza di ammoniaca sessanta volte superiore alla norma. Sorgenti inquinate, e inquinato è pure il Ciaramite, affluente dell’Irminio, dove viene sversata l’acqua della Oro Scribano e della Misericordia. Domenica mattina è stato il proprietario di una dozzina di vecchi mulini che si trovano a fianco dell’affluente a chiamare Arpa, carabinieri dei Nas e tecnici comunali dopo avere scoperto che, nel torrente, c’erano diverse trote morte. Immediato l’arrivo dei tecnici, che hanno eseguito i prelievi per effettuare ulteriori analisi. Ma l’enorme presenza di ammoniaca è la causa più probabile della morte delle trote. “Non ho mai visto una cosa del genere – spiegava il proprietario dell’area “incastonata” nella zona della forestale -. Sono tutti morti”. I Nas faranno la segnalazione in Procura, dove c’è già un fascicolo aperto sull’inquinamento delle due sorgenti. Il terreno di tutta l’area della Cava della Misericordia, secondo l’ipotesi più probabile, è ormai saturo di sostanze organiche, quasi certamente provenienti dalle concimaie dellatrote 1 zona. La pioggia di qualche giorno fa ha dilavato il terreno, facendo sì che le sostanze inquinanti finissero nelle sorgenti e, quindi, nel Ciaramite. Dal Comune c’è l’invito a moderare “quanto più possibile il consumo di acqua potabile”. Lunedì il commissario Rizza affronterà la questione “con la massima urgenza”. 

ELETTRODOTTO SICILIA MALTA – LA STRANA OPPOSIZIONE DEL MOVIMENTO TERRITORIO – Legambiente Chiede un comitato di controllo sull’opera

Riceviamo e pubblichiamo:  “Come probabilmente molti altri, anche Legambiente Ragusa è rimasta colpita dalle vive proteste del Movimento Territorio dell’attuale deputato regionale Di Pasquale, contro l’elettrodotto Sicilia Malta. La sorpresa è evidentemente naturale: nella sua lunga vita politica il Di Pasquale non ha certo brillato per attenzione alle problematiche ambientali: anzi. Come non ricordare l’avversione viscerale al Piano Paesaggistico, cioè ad uno strumento fondamentale per difendere il paesaggio e la campagna iblea dalla speculazione edilizia? Oppure l’avversione all’inclusione della vallata dell’Irminio nel parco degli Iblei, compresa la foce che oggi si vorrebbe proteggere dall’elettrodotto? O la cementificazione di contrada Maulli che ha chiuso la Riserva dell’Irminio con un muro di cemento? Senza tralasciare la vicenda dei PEEP che ha cementificato 2 milioni di metri quadrati di territorio agricolo, i deludenti risultati della raccolta differenziata, l’inesistente salvaguardia delle risorse idriche (vedasi inquinamento delle sorgenti di Cava Misericordia). Increduli e preoccupati (un così tanto clamore da persone così provatamente insensibili faceva pensare a chissà quale disastro per il nostro territorio) abbiamo immediatamente consultato il progetto, e la relativa V.I.A. Le linee guida del Ministero dell’Ambiente sugli elettrodotti individuano nel paesaggio, nell’inquinamento elettromagnetico e nei danni agli ecosistemi conseguenti alla fase di cantiere l’eventuale impatto ambientale dell’infrastruttura. Qui la sorpresa è aumentata: l’elettrodotto Sicilia-Malta, dai dati del progetto, dalla Valutazione di Impatto Ambientale e dalle prescrizioni impartite dalla commissione V.I.A. del Ministero dell’Ambiente sembra avere un impatto modesto a terra. Infatti il tratto a terra dell’elettrodotto, dalla stazione elettrica di Ragusa al piazzale accanto al depuratore di Marina di Ragusa risulta interrato (!) utilizzando le strade provinciali (noti ecosistemi di pregio….) senza intaccare la campagna. Quindi l’impatto sul paesaggio è nullo (!). Con l’interramento dei cavi che risultano coibentati ad una profondità di 1,60 metri anche l’inquinamento elettromagnetico è da ritenersi modesto, sicuramente inferiore all’elettrodotto aereo. Questo per quanto riguarda le opere a terra. Ma passiamo al mare: per quanto riguarda i danni agli ecosistemi dovuti alla fase di cantiere solo l’ecosistema marino sembra infatti soggetto a rischio, ma le stringenti prescrizioni, se rispettate, dettate dalla Commissione V.I.A. del Ministero dell’Ambiente fanno ritenere limitati e reversibili gli eventuali danni alle praterie di Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa: il tratto interessato è estremamente limitato (circa 100 m quadrati per la Posidonia e circa 1063 metri quadri per la Cymodocea) ed il cavo, nell’area in cui c’è vegetazione verrà poggiato sul fondo e non interrato. Ovviamente tutto ciò è valido sempre che la direzione lavori e i soggetti istituzionalmente deputati al controllo facciano scrupolosamente il loro lavoro. Probabilmente è questo che desta il maggiore timore al movimento di cui sopra (ed anche nostro): essendo (stati) amministratori e ben conoscendo l’inefficienza dell’Ente pubblico probabilmente già sanno che i controlli sulle opere non saranno adeguati. Chiediamo quindi che si crei un ‘comitato di controllo’ sulle attività, che comprenda anche rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dei pescatori, delle associazioni di pescasportivi e subacquee che affianchino ‘strutturalmente’ gli enti nelle attività ispettive. Quindi anche per quanto riguarda il mare ci chiediamo: alla vegetazione acquatica fa più danno un cavo poggiato sul fondo o un mega porto turistico quale quello di Marina (ed infatti, ci informano i sub, con il porto e l’insabbiamento conseguente, la metà del posidonieto nell’area è scomparso)? Come mai il Di Pasquale ai tempi del porto non ha protestato contro sé stesso? E non ci rammentiamo neanche alcun suo intervento serio contro la pesca a strascico sottocosta, che ara i fondali distruggendo la prateria di Posidonia (gli unici ad intervenire su questo grave problema sono stati gli ambientalisti e la piccola pesca). Alla luce di ciò, se i rischi a mare in qualche modo ci sono, e ribadiamo che i controlli siano il più stringenti possibili, sembra eccessivo l’allarme sul grande impatto ambientale dell’opera lanciato da alcune forze politiche che in passato mai si sono distinte per un atteggiamento a difesa dell’ambiente. Certo si può sempre essere folgorati sulla via di Damasco come San Paolo, ma le conversioni improvvise destano sempre molti sospetti, soprattutto quando a convertirsi all’ambientalismo è l’ex sindaco di Ragusa”.  Legambiente Ragusalegambiente

ELETTRODOTTO ITALIA-MALTA

Trentaquattro prescrizioni per assicurare al progetto una perfetta compatibilità ambientale. Sono quelle trasmesse dalla commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (Via e Vas) nell’ambito del procedimento autorizzativo per l’elettrodotto che dovrà unire l’Italia e Malta, passando dalle coste iblee. Il provvedimento della commissione, di cui fa parte anche l’architetto Vera Greco, già soprintendente di Ragusa, in qualità di rappresentante della Regione siciliana, è del novembre scorso. Dopo una scrupolosa analisi (il documento è di una quarantina di pagine) sul territorio interessato dal progetto, ci sono alcune pagine che contengono le 34 prescrizioni. I primi punti riguardano rigorosissime procedure che occorrerà adottare nella fase di realizzazione dell’impianto, compresa la stesura di un progetto di monitoraggio ambientale. Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, in particolare della Posidonia, sarà obbligo di chi realizza il progetto di reimpiantarne almeno una per ogni Posidonia che dovesse andare distrutta per i lavori. Per proteggere l’habitat delle riserve, dovranno essere installate barriere nei cantieri per evitare la propagazione di polveri, durante i lavori, e di rumori. Tutta una serie di precauzioni che, unite a quelle inserite nel progetto iniziale, fanno ritenere l’opera abbastanza sicura. Il Comune darà un parere negativo, tra l’altro non vincolante, nel corso della conferenza di servizi a Roma del 23 gennaio. In subordine, come nella proposta di delibera che la Rizza presenterà al consiglio comunale lunedì, sarà dato un parere positivo sottoposto ad una serie di condizioni. Due gli aspetti importanti: un ruolo di vigilanza affidato anche al Comune di Ragusa ed una più congrua misura di compensazione, compresa la riqualificazione ambientale dell’aera di sbarco dell’elettrodotto, nella area dell’ex depuratore. Il consiglio comunale ne discuterà lunedì alle 18, al centro direzionale della zona artigianale.
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NO MUOS, SABATO PROTESTA CONTRO MINISTRO CANCELLIERI

Nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 gennaio a Niscemi si è consumato un fatto gravissimo. Lo ricorda il comitato No Muos provinciale che in una nota sottolinea come il Governo nazionale abbia preso posizione a difesa del Muos “facendo occupare militarmente il territorio per far passare, aggredendo i manifestanti, le gru dirette alla base della marina militare Usa per montare le parabole. Le violenze contro gli attivisti No Muos rappresentano la chiara intenzione da parte del governo di obbedire alle Forze Armate americane che, a casa nostra, stanno installando un pericolosissimo sistema di telecomunicazioni satellitari utile solo a rendere più sofisticate e micidiali le guerre. La ministra Cancellieri (e ora anche il ministro della difesa Di Paola) definiscono il Muos scrive il comitato provinciale No Muos – di interesse strategico per l’Italia, e ai manifestanti è stato lanciato un segnale chiaro: Non saranno tollerate forme di opposizione. Si vuole cancellare così la crescente protesta popolare contro il Muos, a difesa della pace, della salute, della sicurezza – concludono gli attivisti iblei – e dell’ambiente”. In segno di protesta contro le direttive della Cancellieri il 19 gennaio si terranno iniziative in tutta Italia. A Ragusa i comitati della provincia daranno vita ad un sit-in di protesta davanti la Prefettura.
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MUOS, NICOSIA CONTRO IL MINISTRO DELLA DIFESA

Leggo esterrefatto – dichiara il primo cittadino di Vittoria – le semplicistiche affermazioni del ministro, che riesce a contraddirsi in una sola frase, sostenendo che si deve andare avanti rispettando la salute della popolazione. Se, come ritengono i sostenitori del Muos, non esistono analisi e studi certi sui danni provocati dai campi elettromagnetici e dalle radiofrequenze, come si può dire che bisogna andare avanti rispettando la salute? A fronte di una corposa relazione del Politecnico di Torino sulle ricadute nocive presunte e probabili dell’impianto – mentre certi e acclarati sono i danni provocati dalle quarantuno antenne già esistenti – e in presenza di documenti che certificano il superamento della soglia stabilita delle radiazioni, a che titolo un esponente del Governo nazionale può dire andiamo avanti? E come può, un ministro che antepone l’incontro con il segretario di Stato americano ai pronunciamenti del Parlamento italiano, rappresentare i cittadini del suo Stato?”. E Giuseppe Nicosia aggiunge: “Di Paola non ha dato risposte conducenti alla commissione Difesa della Camera e a diverse interrogazioni parlamentari sul Muos, e non ha neanche risposto all’invito alla moratoria pronunciato all’unanimità dalla commissione del Senato che si occupa di uranio impoverito. Con un semplice colloquio con il rappresentante del Governo statunitense, il ministro ha superato tutte le precedenti espressioni parlamentari, due mozioni del Parlamento siciliano e persino il principio di precauzione previsto dalla Commissione europea. Provo disagio nel vedere i cittadini rappresentati da Di Paola, e provo invece orgoglio per la posizione assunta sul Muos dal presidente della Regione, Rosario Crocetta”.

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