25-09-2022
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Archivio della categoria: Cronaca

MARINA DI RAGUSA, LA PROTESTA DEI LOCALI PUBBLICI

“Vendesi attività in ex zona turistica. Causa incompatibilità sonora”. Il cartello campeggia in buona parte dei locali di Marina. Una “provocazione” o meglio una protesta contro i controlli serrati da parte di Carabinieri, Polizia, Polizia municipale. “Ci arriva un controllo ogni sera. Sembriamo dei delinquenti”, lo sfogo del titolare di un esercizio pubblico della frazione balneare. I titolari sono stanchi, ma c’è anche qualche timore a parlare, perché si sta creando un muro contro muro con le Forze dell’Ordine. Ed i gestori dei locali si sentono presi di mira. Per questo preferiscono l’anonimato. “Chi sbaglia paga – spiega un esercente – e questo lo abbiamo sempre sostenuto. Ma noi siamo letteralmente tartassati. Arrivano ogni sera carabinieri e polizia. A mezzanotte, quando il locale è pieno, e chiedono i documenti. Ci intimano di spegnere la musica perché disturbiamo”. Alla base del “pressing”, che tanti esercenti giurano di non ricordare gli altri anni, ci sarebbero delle denunce, da parte di alcuni residenti, alla Procura. “C’era stato un buon clima nel corso dell’incontro in Comune per discutere dell’ordinanza antirumore – spiega un esercente che interpreta le ansie di molti suoi colleghi -. Sembrava ci fosse comunque un accordo pure con i residenti – continua l’esercente -, ed invece in dieci giorni abbiamo avuto dieci controlli”. Nei giorni scorsi c’erano stati gli agenti di Polizia, che avrebbero anche effettuato controlli con i misuratori di decibel. Giovedì sera, invece, un gruppetto di militari dell’Arma, così come raccontano i titolari dei locali, si sono presentati nel cuore della “movida” di Marina, ossia via Tindari e dintorni, ma pare che verbali non ne siano stati fatti. Come se non bastasse, è vietata anche la musica dal vivo all’esterno. “Siamo in un periodo di crisi e questo lo sanno tutti – dice sconsolato l’esercente -. Noi abbiamo cali che vanno dal trenta al quaranta per cento. C’è chi ha anche registrato diminuzioni di incassi del cinquanta per cento. Ma dove dobbiamo andare a finire? E nessuno, comprese le associazioni di categoria, ci danno una mano”. Sul “tappeto” ci sono due esigenze: quella del riposo dei residenti e villeggianti e quella di offrire un’offerta turistica e ricreativa. Perché una località marittima senza locali e senza musica finisce per diventare un “rifugio” per pochi intimi, con buona pace del turismo e dello sviluppo economico. C’è chi sta provando a trovare un equilibrio tra le due esigenze: è l’assessore Francesco Barone, che ha promosso gli incontri con residenti ed esercenti, arrivando poi a stilare l’ordinanza antirumore che entrerà in vigore da venerdì. Qualcuno, però, ha preferito insistere sulla linea oltranzista, presentando gli esposti che poi hanno, nei fatti, inasprito i controlli. “Che ben vengano i controlli per il rispetto delle emissioni sonore – spiega Barone -. Ma tutto avvenga in modo da non creare un muro contro muro con gli esercenti”. Un appello al senso della misura, quindi, che da tante parti si auspica possa essere ascoltato.

OMICIDIO NIGITO, CONVALIDATO IL FERMO DI INTERLICI

E’ stato convalidato oggi il fermo di Massimo Interlici, ritenuto responsabile dell’omicidio, avvenuto mercoledì scorso, di Francesco Nigito e del tentato omicidio dei fratelli della vittima, Giuseppe e Gianluca, avvenuto a Vittoria. Interlici si era costituito in Questura a Ragusa. Subito interrogato dal pm, Interlici aveva esposto la sua versione dei fatti agli investigatori che hanno confrontato il suo racconto con i risultati delle indagini. Il delitto da subito era apparso riconducibile a questioni connesse all’attività lavorativa di Interlici, socio di fatto di un’azienda che si occupa del noleggio di apparati video-poker e distributori di caffé, stesso settore dei fratelli Nigito. Sull’esatto movente della vicenda, però, sono tuttora in corso indagini. Secondo le ricostruzioni, il degenerare di una discussione ha portato Interlici ad aprire il fuoco contro i tre fratelli, utilizzando in rapida successione due diverse pistole di piccolo calibro: con i numerosi colpi di arma da fuoco sparati dall’indagato, sono stati feriti i fratelli Gianluca e Giuseppe ed è stato ucciso Francesco Nigito, colpito all’addome.

Operazione “Torre Cabrera” Inasprimento della misura cautelare nei confronti di una delle persone arrestate

Nella mattinata del 21 luglio, i Carabinieri della Compagnia di Modica hanno dato esecuzione a un’Ordinanza in materia di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Modica nei confronti di Salonia Lorenza, 24enne pregiudicata pozzallese. I Carabinieri hanno sorpreso la giovane pozzallese mentre avrebbe violato le prescrizioni imposte dal regime degli arresti domiciliari cui era stata sottoposta nel corso dell’operazione “Torre Cabrera”. Alla luce di tali risultanze investigative, il GIP ha deciso di inasprire l’attuale regime detentivo disponendone l’accompagnamento in carcere. Dopo l’arresto, i Carabinieri hanno condotto la pozzallese presso la Casa Circondariale di Catania in Piazza Lanza.

MARINA DI MODICA, INCIDENTE STRADALE

Un grave incidente stradale ha impegnato venerdì il Nucleo di Pronto Intervento della Polizia Locale di Modica. Il sinistro è avvenuto sulla strada provinciale 66, a Marina di Modica, all’intersezione con via Giovanni da Verrazzano. E’ rimasto ferito nel sinistro G.N., 50 anni, che viaggiava in sella ad un motociclo, quando si è scontrato, per cause ancora da accertare, con un’autovettura Lancia condotta da un modicano di 28 anni, G.S., rimasto illeso. Scattati i soccorsi, il cinquantenne è stato trasferito in ambulanza al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Modica, dove i medici gli hanno riscontrato diverse fratture, traumi e contusioni e lo hanno ricoverato con una prognosi di trenta giorni. La polizia locale di Modica sta cercando di stabilire l’esatta dinamica dell’incidente e le eventuali responsabilità.

RAGUSA, ACQUA INQUINATA IN DUE SORGENTI

Una situazione “molto preoccupante”. E la causa dell’inquinamento, a distanza di quasi due anni, non è ancora stata identificata. Il dirigente dell’Arpa Ragusa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, Lucia Antoci, ha seguito costantemente, insieme agli altri enti, come Asp, Genio Civile e Comune, la questione dell’inquinamento delle acque delle sorgenti Misericordia e Oro Scribano, acque che da due anni (eccezion fatta per qualche mese ma solo relativamente alle acque della Misericordia) non vengono immesse nella rete idrica perchè presentano, tra l’altro, anche tracce di salmonella. Oltre alla perdita del prezioso liquido (la Misericordia, nei periodi di secca, dà almeno 35 litri d’acqua al secondo) c’è un altro rischio. Lo stesso esperto Paolo Roccuzzo lo aveva evidenziato nella sua relazione del dodici gennaio scorso dove sottolineava “l’altissimo rischio che le due sorgenti, causa l’inquinamento, vengano perse in maniera definitiva, con grave danno per l’approvvigionamento idrico nella città”. Pericolo avvertito sin da subito dall’Arpa. E il passo seguente: “Non va sottovalutato il rischio che le acque della Misericordia e Oro che sono deviate al fiume possano compromettere anche i nove pozzi insistenti sul fiume medesimo inquinandole”. Un’ipotesi assolutamente possibile, come spiegano i tecnici. Le acque di quelle due sorgenti vengono deviate nel torrente Ciaramite, che poi si getta nel fiume. “Nel Ciaramite – spiega la Antoci – ci sono evidenze delle tracce di inquinamento riscontrate nelle due sorgenti”. Pur non essendo automatico, il rischio di inquinamento che paventa Roccuzzo c’è tutto. Da qualche tempo i dati, sia chimici che batteriologici, della sorgente Misericordia, che è la più importante, sono buoni. E tuttavia c’è una dipendenza tra le due fonti, tali da non consentire l’immissione del prezioso liquido della Misericordia nella rete idrica per l’uso potabile. Di recente, la dirigente dell’Arpa ha incontrato i consiglieri della commissione che si occupa di questi temi, spiegando in modo dettagliato la situazione. A breve consegnerà al Comune una relazione “dettagliata che fotografa la situazione”. Una cosa è certa la situazione complessiva “non è migliorata” – spiega la dottoressa Antoci. Sulla vicenda la Procura della Repubblica aveva aperto anche un’inchiesta. I Nas hanno effettuato una serie di controlli, con sequestri e denunce in aziende agricole con concimaie non a norma. E tuttavia il problema è tornato a ripresentarsi. Per questo si sta tentando, con dei traccianti, di capire la fonte dell’inquinamento.

Arrestati per rapina a Santa Croce

Tre vittoriesi ed un marocchino, Emanuele Di Martino, 39 anni, Fabiola Busacca, 26 anni, Salvatore Giacchi, 28 anni, e Soufiane Et Taoufiq, 24 anni sono accusati di avere messo a segno una rapina ai danni di una gioielleria. I tre uomini sono pregiudicati, la ragazza, invece, non ha precedenti. Il nove febbraio, tre individui col volto coperto da passamontagna ed armati di taglierini ed una pistola erano entrati nella gioielleria e, sotto la minaccia delle armi, si erano fatti consegnare monili in oro per la somma complessiva di circa ventimila euro, per poi dileguarsi a bordo di un Fiat Fiorino rubato poche ore prima. Ai quattro si è arrivati a seguito di un’attività d’indagine con intercettazioni.

Comiso, scontro auto-moto: ferito un diciassettenne

Incidente stradale, giovedì sera, in via Canicarao, a Comiso. Per cause che dovranno accertare gli agenti della Polstrada giunti sul posto, si sono scontrati un motorino Piaggio Liberty condotto da un 17enne ed una Nissan Almera. Lo scontro sarebbe stato frontale. Nell’impatto la peggio è toccata al centauro che ha riportato una prognosi di trenta giorni. Il sinistro è avvenuto alle 21,30.

Vittoria, mini serra di cannabis nella terrazza di casa: arrestato

Tre persone sono state arrestate dai carabinieri di Vittoria per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In un primo controllo è finito in manette Salvatore Conti Mammamica, 43 anni. Durante un controllo in un’abitazione di via della Resistenza, l’uomo è stato trovato in possesso di quattro piante di “Cannabis indica” dell’altezza di 1,60 metri. Erano coltivate in una piccola serra artigianale in terrazza. Poco dopo, in via Roma e in via Ricasoli altri due arresti: i tunisini Mohsen Essoufi di 30 anni e Anis Alì di 31 che avevano 5 dosi di eroina per complessivi 10 gr. e 600 euro, probabile provento dello spaccio.

BUFERA SULLA DITTA CHE RACCOGLIE I RIFIUTI A POZZALLO, DENUNCIATE VENTI PERSONE, TRA QUESTI NOVE FUNZIONARI PUBBLICI

Venti persone, tra le quali nove funzionari pubblici, sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Modica dalla Guardia di Finanza a conclusione di un’indagine durata due anni sulla società Geo Ambiente di Belpasso (Catania), che gestisce la raccolta dei rifiuti a Pozzallo. Secondo quanto emerso, l’azienda non adempiva correttamente alle previsioni del capitolato d’appalto. Frode in pubbliche forniture, truffa, abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, rivelazione di segreti d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale i reati contestati a vario titolo. L’attività d’indagine della Fiamme Gialle ha avuto inizio nel giugno del 2010. In particolare le anomalie riscontrate nel corso degli iniziali accertamenti, come spiegano i finanzieri, erano costituite da: trasferimenti improvvisi da parte di funzionari del Comune di Pozzallo che si occupavano della vigilanza e controllo sull’applicazione del capitolato speciale; cambio repentino di vari dirigenti del servizio ecologia; preventiva conoscenza, da parte dei responsabili della società aggiudicataria dell’appalto, delle ispezioni da effettuare per verificare il regolare svolgimento del servizio previsto dal capitolato speciale; pressioni e insistenti richieste, da parte di soggetti ricoprenti cariche istituzionali all’interno dell’amministrazione nei confronti di dipendenti del servizio ecologia per modificare a piacimento i calcoli riferiti alla raccolta differenziata, applicando formule diverse da quella nazionale; modificando le contestazioni e le sanzioni elevate nei confronti della società appaltante per i disservizi nell’esecuzione dell’appalto. La società Geo Ambiente era gestita formalmente dall’amministratore C.C.M., ma di fatto veniva gestita dal marito Giuseppe Guglielmino, il quale, risulta più volte controllato dalle forze di polizia in compagnia di soggetti pregiudicati e sorvegliati speciali per reati di mafia (in particolare con tale T.A., di Fiumefreddo di Sicilia, pluripregiudicato e sorvegliato speciale). Da una visura alla banca dati relativa all’anno 2007, è emerso che la moglie di T.A. aveva ceduto delle quote sociali della precedente Ital Service srl, poi divenuta la Geo Ambiente srl, all’attuale amministratore C.C.M.. Nel mese di ottobre 2010 il Procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Giuseppe Puleio, delegava la Guardia di Finanza di Pozzallo allo svolgimento di indagini tecniche, eseguite sulle utenze in uso ad alcuni dirigenti del Comune di Pozzallo e ai responsabili della società appaltante e conclusesi nel gennaio dell’anno 2011, indagini volte ad accertare l’eventuale commissione di reati nell’ambito della gestione della raccolta dei rifiuti. Sarebbe emerso che i soggetti intercettati, con la loro condotta, agevolavano la società Geo Ambiente, i cui responsabili non adempivano correttamente alle previsioni del capitolato speciale d’appalto, realizzando una serie di reati (dalla truffa aggravata alla frode nelle pubbliche forniture, mediante l’utilizzo di documentazione falsa). Oltre all’attività di indagine tecnica sono stati sentiti anche vari dipendenti del Comune addetti al servizio ecologia, nonché alla raccolta dei rifiuti, permettendo così di riscontrare gli elementi accusatori acquisiti. Al termine delle indagini, nel settembre dello scorso anno, era stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Modica una informativa di notizia di reato nei confronti di venti soggetti (nove dei quali appartenenti alla Pubblica amministrazione) per reati inerenti frode nelle pubbliche forniture, truffa, abuso d’ufficio continuato, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, rilevazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale continuata in concorso, abusiva attività finanziaria – ed indebita compensazione continuata in concorso relativamente all’anno 2008 per 392.000 euro, per l’anno 2009 1.870.000 euro, per l’anno 2010 1.206.000 euro e per l’anno 2011 2.300.000 euro. Il giudice per le indagini preliminari, Elio Manenti, ha confermato l’impianto accusatorio, disponendo nei confronti di Guglielmino e del coordinatore Corrado Corsico la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Pozzallo.

AGGREDITO CON L’ASCIA DA UN RAPINATORE

Un giovane ispicese, D.S., è stato trovato riverso in una pozza di sangue dai suoi genitori. Il ragazzo è in stato di coma da giovedì sera ed è vittima di una aggressione finalizzata alla rapina. La profonda ferita che ha riportato alla testa è stata inferta da un’ascia e l’aggressore avrebbe agito a scopo di rapina. I Carabinieri del Ris venerdì hanno eseguito i rilievi nel luogo in cui è stato rinvenuto il giovane esanime, nella cantina di una villa di campagna, in contrada Pozzo Fico ad Ispica (non lontano dal passaggio a livello, lungo la strada Ispica – Pozzallo). Il ragazzo è ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è stato trasferito giovedì sera, dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Modica.

Ragusa, incendio in un garage

Una squadra operativa dei Vigili del Fuoco è intervenuta, nel tardo pomeriggio di giovedì, in via Garofalo per un incendio che ha interessato il garage di un edificio. I pompieri sono riusciti a circoscrivere le fiamme all’interno del garage colmo di suppellettili di ogni genere, evitando che le fiamme danneggiassero i piani superiori abitati. L’intervento è durato un paio d’ore.

OMICIDIO A VITTORIA SI E’ COSTITUITO IL PRESUNTO KILLER

Si è costituito in Questura a Ragusa, accompagnato dal proprio legale, il presunto assassino di Francesco Nigito ucciso con colpi di pistola in strada a Vittoria mentre sono rimasti feriti i due fratelli Giuseppe e Giancarlo. Polizia e carabinieri hanno arrestato altre tre persone – oltre alle altre tre fermate la notte scorsa – accusate di favoreggiamento personale per aver dato indicazioni contraddittorie sulla sparatoria agli inquirenti. L’uomo che si è costituito per l’omicidio di Francesco Nigito, morto mercoledì sera dopo alcune ore di agonia, è Massimo Interlici, 36 anni, che si era presentato negli uffici della questura per essere ascoltato dagli inquirenti. Il movente della sparatoria culminata con la morte di Francesco Nigito sarebbe un dissidio sulla gestione dei videogiochi: sia i Nigito sia Interlici, infatti, hanno interessi nella distribuzione dei videogiochi nei vari locali. Polizia e Carabinieri avevano già arrestato altre sei persone. I due fratelli Nigito, Gianluca e Giuseppe, entrambi feriti lievemente. In manette anche Giambattista Ventura, 54 anni, Rosario Greco, 30 anni, imprenditore, incensurato, Enzo e Francesco Giliberto, 54 anni e 30 anni, operatori ecologici, entrambi con precedenti penali. L’accusa, per loro, è quella di favoreggiamento. Secondo gli inquirenti tutti erano presenti all’atto della sparatoria: sono ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento personale per avere a vario titolo eluso le indagini fornendo versioni distorte, incomplete e in palese contrasto con quanto effettivamente ricostruito dalle Forze dell’ordine.

Ispica, sorprende i ladri in casa e viene colpito con un’ascia

E’ ricoverato in gravissime condizioni in ospedale, a Catania, un giovane di 23 anni di Ispica, a seguito di un’aggressione subita nella sua abitazione di campagna. Il ragazzo avrebbe sorpreso alcuni sconosciuti nell’immobile sito sulla strada Ispica-Pozzallo. Sembra che il 23enne sarebbe stato ferito gravemente con un colpo d’ascia alla testa.

Fermati due scippatori gelesi Avevano rubato una collana in oro ad un’anziana a Marina di Ragusa

Andrea Simone Romano, 20 anni, nato a Vittoria ma residente a Gela ed il 16enne gelese M.S., entrambi in trasferta nella località balneare del capoluogo il 18 luglio proprio per compiere degli scippi a bordo di un motorino, sono stati fermati dal personale della sezione Volanti della Questura di Ragusa, per il reato di furto con strappo. I due, dopo aver derubato la donna, mentre fuggivano ad alta velocità a bordo del motoveicolo, si sono scontrati con un veicolo che transitava in via Tomaselli. I giovani gelesi sono stati presto individuati come gli scippatori, proprio a causa della collisione che li ha bloccati in strada. Il giudice ha disposto la scarcerazione dei due giovani.

Traffico immigrazione Altri due arresti ad Andria

Gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa hanno eseguito in collaborazione con i Carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Bari due arresti, in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. I fermati sono Michele Di Bisceglie, 53 anni e il 20enne Antonio Di Bisceglie, entrambi di Bari, ritenuti responsabili di sequestro di persona a scopo di estorsione e di violazione delle disposizioni di legge in materia di immigrazione. I soggetti arrestati avrebbero agito in concorso con i 5 cittadini egiziani, arrestati lo scorso 7 giugno nell’ambito di questa inchiesta, organizzando, dietro il corrispettivo di 4 mila euro a persona, il viaggio a bordo di natanti di fortuna salpati dal porto di Rachid, in Egitto, di 51 cittadini extracomunitari di nazionalità egiziana e somala, favorendone l’ingresso clandestino nel territorio italiano. Successivamente approfittando dello stato di necessità in cui versavano i clandestini, li avrebbero condotti in un casolare di campagna per tenerli in stato di segregazione fino a quando, contattati i parenti e richiesto il pagamento di ulteriori somme di denaro per la loro liberazione con la minaccia che altrimenti sarebbero stati uccisi, non fosse stato versato il prezzo del riscatto. Fra i sequestrati anche un minorenne egiziano.

LA SPARATORIA DI VITTORIA – E’ MORTO FRANCESCO NIGITO

E’ morto poco prima delle 22 nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Guzzardi il maggiore dei tre fratelli Nigito vittime dell’agguato con sparatoria avvenuto nel pomeriggio di mercoledì, in via Adua. Francesco Nigito, 47 anni, ha ricevuto diverse trasfusioni di sangue ed è stato sottoposto a un lungo intervento e gli è stato asportato parte dell’intestino. Gli altri due fratelli invece sono stati dimessi poche ore dopo il ricovero, nel pomeriggio del 18 luglio, essendo stati feriti solo di striscio dai proiettili sparati dai sicari. La sparatoria di via Adua ha gettato nel terrore la città di Vittoria. Coloro che hanno crivellato di colpi Francesco Nigito e ferito lievemente Giuseppe, di 43 anni, e Gianluca di 41 anni, sono senza dubbio killer professionisti, che hanno agito in pieno giorno, incuranti dei passanti, della centralità della strada in cui è avvenuta l’imboscata, e soprattutto spinti da un forte movente, sul quale indaga la Polizia. Gli inquirenti sarebbero già sulle tracce degli autori dell’agguato, ma ancora nulla di ufficiale. I malviventi hanno sparato da un’auto e poi sono fuggiti ad alta velocità, lasciando in una pozza di sangue i tre uomini feriti. Poco prima della sparatoria i tre fratelli erano nel bel mezzo di una lite familiare. Negli anni ’90 la famiglia Nigito è stata fra i protagonisti della guerra di mafia con il gruppo malavitoso dei D’Agosta, il clan “Mamma santissima”. Fra l’altro i fratelli Nigito sono figli d’arte, se si pensa che la loro mamma Concetta Di Pasquale è tuttora in carcere con l’accusa di traffico di droga e ha un nomignolo di tutto rispetto: “mamma eroina”. Tutta la famiglia fu arrestata il 21 settembre del 1991 nell’ambito di una maxi operazione antimafia.

Modica, la Procura chiede rinvio a giudizio per imprenditrice

Nel 2002 aveva ottenuto 240.998 euro da parte del Fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive. Tuttavia non avrebbe impiegato i fondi in altre attività imprenditoriali come prevede la legge. Per questo motivo la Procura della città della Contea ha chiesto il rinvio a giudizio di un’imprenditrice residente a Modica. L’accusa ipotizzata è di malversazione ai danni dello Stato.

Acate, litiga col vicino e dà fuoco al vigneto

Un bracciante agricolo di 87 anni è stato denunciato per aver appiccato le fiamme al vigneto del proprio vicino, causando danni per circa tremila euro. E’ stata la vittima, un acatese di 63 anni, a denunciare l’accaduto ai carabinieri. L’anziano è stato trovato nella zona del rogo in possesso di un accendino. Il gesto sarebbe stato dettato da cattivi rapporti di vicinato.

POZZALLO: ARRESTATO EXTRACOMUNITARIO CON 700 GRAMMI DI DROGA

Arrestato dalla Finanza al porto di Pozzallo un cittadino della Costa d’Avorio K. K. M. in partenza con il catamarano per l’isola di Malta. L’extracomunitario, con uno zaino nero sulle spalle è stato notato per i segni di nervosismo che dimostrava mentre aspettava il turno per imbarcarsi. Sottoposto ad ispezione, dentro una borsa di plastica che teneva in mano sono stati rinvenuti 26 ovuli di Marijuana, appositamente confezionata in pacchetti da 27 grammi per un totale di poco più di 700 grammi. Il Dottore Scollo, sostituto procuratore della Repubblica di Modica, ha disposto l’arresto del cittadino costavoriano, ma residente a Roma. La sostanza stupefacente sequestrata è stata inviata all’Azienda Sanitaria provinciale di Ragusa per stabiilire il principio attivo della sostanza.

Contrasto alla criminalità rurale La Polizia arresta due persone

Nel proseguo della attività di indagine che aveva portato al fermo di Vlad Nicusor, 24 anni, il rumeno indiziato di rapina in concorso, la Polizia di Vittoria ha individuato ed arrestato altri due complici: Bruno Guarnuccio, di 46 anni, e Carmelo Bottaro, di 57 anni. La rapina era avvenuta in contrada Macconi, dove il terzetto aveva rubato da una azienda – dopo avere minacciato un custode – un trattore, e dopo aveva razziato la casa dei proprietari l’azienda rubando beni per un valore di circa ventimila euro. I due, che annoverano diversi precedenti penali e pregiudizi di polizia, si trovano in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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